27 luglio 2021

Appunti per un dizionario storico-etimologico del calcio. L’italiano di uno sport inglese

Un treno di parole verso gli Europei di calcio 2021

 

Il 21 aprile 1908, il quotidiano La Stampa scrive: «Marcano due punti, dei quali uno dovuto a penalty» (p. 4). Più di un secolo dopo, l’8 luglio 2021 il quotidiano La Gazzetta dello Sport scrive: «Le interviste ai supporter brit al termine della semifinale vinta sulla Danimarca grazie al controverso penalty fischiato dall’arbitro Makkelie non lasciano spazio a dubbi o interpretazioni». Un osservatore distratto potrebbe dedurre da queste frasi, scritte a 103 anni di distanza, che la parola penalty si sia usata senza interruzione di continuità e nello stesso modo per un secolo di storia linguistica del calcio, ma è così solo da certi punti di vista. Noi sappiamo invece che l’articolista contemporaneo usa penalty solo come alternativa stilistica di taglio giornalistico a calcio di rigore, perché quando si parla in contesti “normali” si usa solo rigore, al massimo la denominazione intera; mentre quello de La Stampa conosceva e usava già calcio di rigore, ma per lui, con ogni probabilità, la terminologia inglese del calcio delle origini (dalla fine dell’Ottocento agli anni Venti) aveva una vitalità reale, non circoscritta all’articolo di un giornale. In altri termini, in una partita a pallone tra amici nel primo Novecento penalty si usava davvero, come si usavano anche tante altre parole di uno sport che, come non si sottolinea mai abbastanza, è nato in Inghilterra. Anche se – ma questo rientra pienamente negli aspetti epici di questo sport – nel paese che lo ha inventato, prima per un fatto di pura tracotanza (l’Inghilterra non partecipava a manifestazioni sportive internazionali prima della seconda metà del Novecento ritenendosi palesemente superiore agli avversari), poi perché il pallone ormai aveva preso altre vie (il Sud America, l’Europa centrale, l’Italia), appunto, non è mai più tornato, salvo la parentesi dubbia dei mondiali del 1966, assegnati all’Inghilterra padrona di casa con l’aiuto decisivo di un gol fantasma di Geoff Hurst (lo si può vedere qui). A oggi, anche dopo la finale persa degli Europei dell’11 luglio 2021, l’unico titolo vinto dagli inventori.

 

Tracce del lessico calcistico delle origini

 

Il calcio, quindi, è uno sport nato in Inghilterra. Da quest’affermazione, certamente banale, discende appunto il fatto che nella circolazione reale tra gli addetti ai lavori, tra i giocatori e anche nel pubblico il lessico del pallone ai suoi inizi era profondamente anglicizzato: abbiamo così, in quegli anni, e solo per fare una serie di esempi (tutta la documentazione che segue è citata da Nichil 2018), termini come team (‘squadra’, La Stampa, 6 febbraio 1922, p. 4), goal (inizialmente nel significato di ‘porta’, La Stampa, 26 marzo 1910, p. 2), goal-keeper (‘portiere’, 1905, Dizionario moderno di Alfredo Panzini), back (‘difensore’, La Stampa, 13 aprile 1909, p. 4), half (‘mediano’, La Stampa, 12 febbraio 1923, p. 2), forward (‘attaccante’, ancora 1905, Panzini), trainer (‘allenatore’, La Domenica Sportiva, 4 agosto 1918, p. 4), referee (‘arbitro’, ancora 1905, Panzini), supporter (‘tifoso’, La Stampa, 13 dicembre 1920, p. 4), dribbling (La Stampa, 13 aprile 1909, p. 4), shoot (‘tiro’, La Stampa, 13 aprile 1909, p. 4) e shootteur (‘chi effettua un tiro’, La Stampa 14 aprile 1912, p. 5), free-kick (‘calcio di punizione’, La Stampa, 13 aprile 1909, p. 4), penalty (‘calcio di rigore’, La Stampa, 21 aprile 1908, p. 4), offside (‘fuori gioco’, La Stampa, 18 novembre 1912, p. 4), hands (‘fallo di mano’, La Stampa, 13 dicembre 1920, p. 4) – che ha poi dato, in un italiano molto regionale, anche lo straordinario enza (‘id.’) –, senza dire che lo stesso gioco era noto, almeno inizialmente, come football association o anche solo association (da cui più tardi soccer < (as)soc(iation) + -er).

Dall’Inghilterra il pallone rotondo (quello ovale circolava già in molte parti del mondo) si era velocemente irradiato al resto d’Europa e al Sud America. Vediamo come Gianni Brera vede l’esordio dello sport nazionale in Italia. «L’anno in corso è il 1887. Fra i dipendenti del Bosio si mette su una squadretta che non arriva sempre a completare i reparti secondo regolamento. Due anni dopo, si costituisce un club di nobili pedatanti: ne fanno parte il duca degli Abruzzi, il marchese Ferrero di Ventimiglia e il conte Nasi. Prima che si accorgano di essere troppo snob, dalla fusione del loro con il club del Bosio nascerà l’International Football Club (1891), che avrà contatti agonistici, diciamo pure meetings, come soleva allora, con “sezioni” pedatorie delle società sportive, quasi tutte ginnastiche, del Piemonte bassaiolo, l’Alessandria, la Pro Vercelli, dedita soprattutto a ginnastica e scherma. Di quelle partite non rimane traccia neppure nelle relazioni “morali e finanziarie” delle società. Il primo incontro storico ha luogo a Ponte Carrega il 6 gennaio 1898 fra il Genoa e l’International di Torino. Segna l’unico gol un certo Savage, che non è di Mondovì e neppure di Voltri» (Brera 1998, p. 24).

 

L’italianizzazione del vocabolario del calcio

 

Ora, si può sorridere quanto si vuole di alcuni tentativi di sostituzione con la terminologia italiana, come quello dello sfortunato calceggio con cui si tentò di sostituire dribbling, ma alcuni di questi tentativi riuscirono e ne abbiamo appena visti parecchi, a cominciare proprio da penalty sostituito da calcio di rigore con cui abbiamo aperto questo articolo. L’italianizzazione del vocabolario del calcio, incipiente agli inizi del secolo, si concretizza nei decenni successivi e ha un passaggio simbolico importante, quello del 1909, l’anno in cui la FIF Federazione italiana del Football diventa Federazione italiana giuoco del calcio, come si chiama ancora adesso (compresa la cristallizzazione del trittongo iuo).

Molto spesso le italianizzazioni sono metafore belliche (l’elenco da cui attingiamo è in Lala-Nichil 2021, pp. 32-33), che ripropongono sistematicamente la similarità tra il campo di battaglia e quello di gioco. Ci sono così numerosi termini militari, a cominciare da capitano, linea (con le sottoarticolazioni prima linea o primi ‘attaccanti’; seconda linea o secondi ‘centrocampisti’; terza linea o terzi ‘difensori’, da cui poi terzino), difensore / difesa, offensiva, attacco, attaccante, cannoniere e cannonata. L’elenco si arricchisce ulteriormente man mano: e così abbiamo ranghi, schieramento, spiegamento, reparto, centrattacco, retroguardia e retrovia, riserva, rincalzo, recluta, manovra, avanzata, guardia, assedio, contrattaccare e contrattacco, controffensiva, fucilata, aggiramento, alfiere, martellamento, passare in rassegna, ripiegare e ripiegamento, sfondamento, combattimento.

Sono interamente ristrutturati i nomi dei ruoli in campo a cominciare dal numero uno, il goal-keeper, a cui si affianca presto portiere. Un purista nazionalista (più il secondo del primo, in verità) come Panzini scrive nel 1905, nel suo Dizionario moderno, «Goal-keeper: ingl. custode della meta: dicesi nel linguaggio della Palla al Calcio per indicare il giocatore che sta a guardia della porta ed impedisce che la palla vi passi, e può valersi anche delle mani», poi nella terza edizione (1918), ridisegnando leggermente la voce (scrive qui «si dice abusivamente nel giuoco della Palla al Calcio […]», per rimarcare la supposta origine italiana dello sport), aggiunge in chiusura l’alternativa nostrana «Portiere». La forma inglese imbocca il viale del tramonto negli anni Dieci e nel decennio successivo è estinta in favore di quella italiana, alternata anche con guardiano, che aiuta la variazione stilistica.

Il back ‘difensore’ si estingue negli stessi tempi del precedente in favore di un derivato da terza linea (quella arretrata, della difesa), vale a dire terzino, che rimane in uso per decenni e si dice ancora oggi, dopo essere stato confinato tra i termini che rappresentavano il “vecchio calcio”, per indicare il difensore di fascia (quindi con una restrizione del suo significato originario), non quelli centrali; è un sinonimo dell’attuale laterale (basso). Il terzino era uno dei perni dello schema di gioco detto Sistema, noto anche come WM (tre fullback ‘terzini’, due halfback ‘mediani arretrati’, due inside forwards ‘centrocampisti avanzati, mezzali’, tre forwards ‘attaccanti’, suddivisi tra due winger ‘ali’ e un center forward ‘centravanti’), evoluzione tattica della cosiddetta piramide di Cambridge (goal-keeper, due fullback, tre halfback, cinque forwards) e uno dei due grandi sistemi tattici che si fronteggiarono nella prima metà del Novecento (la loro descrizione dettagliata, con preziosi materiali d’epoca, è in Marri 1983). La difesa, passata da due a tre, si rafforzava e si stabilizzava. In realtà, però, lo sviluppo dalla piramide al sistema è reso inevitabile dal cambiamento della regola del fuorigioco (1925): da allora in poi per essere in posizione regolare non servirono più tre avversari (incluso il portiere) tra la palla e la linea di fondo al momento del lancio, ma soltanto due. L’altro tipo di schieramento, alternativo al sistema, è il metodo: esso «consiste nello schieramento tradizionale della squadra: su una linea il portiere, più avanzati i due terzini, su una terza linea divisoria del campo i cinque avanti. Le due mezze ali sono leggermente arretrate nel m[etodo], i terzini restano molto vicini alla propria porta, i mediani hanno un compito difensivo e non quello di “rifornire” di palloni gli attaccanti, come nel sistema. Nel m[etodo] è di preferenza il trio centrale degli avanti che conduce gli attacchi alla rete avversaria; nel sistema, tirano in rete di consueto, il centrattacco e le due ali» (Bascetta 1962, p. 250). Per riprendere il filo del discorso, il sistema è in quest’epoca lo schema prevalente nel calcio britannico (e infatti una delle sue denominazioni alternative è schieramento inglese (Corriere della Sera, 2 marzo 1940, p. 4: Nichil 2018).

La denominazione del centrocampista negli anni Dieci è quella inglese di half-back. A fini stilistici, ne sopravvive ancora negli anni Venti un accorciamento, half, ma la denominazione prevalente, non essendo ancora nato centrocampista, è semplicemente centro in contesti come “la passa rapidamente al centro Whittington, il quale, dopo un breve dribbling, infila la rete tedesca” (La Stampa, 13 aprile 1909, p. 4). Qualche sopravvivenza della parola, nello stesso periodo, si ha con le specializzazioni come il centro half-back, vale a dire il mediano centrale, o lo half laterale; ma la popolarità della parola è confinata chiaramente ai primi due decenni del Novecento.

La prima linea presenta, in base ai singoli ruoli, una certa ricchezza terminologica; per evidenti motivi di spazio ci soffermeremo solo su forward, che ne rappresenta la denominazione generale e che subisce quasi da subito la concorrenza di avanti (1909, oggi praticamente estinto) e soprattutto di attaccante (dal 1915), il modo generico con cui chiamiamo i giocatori offensivi. Cursoriamente, ricordiamo solo che l’italiano centrattacco (1927) e soprattutto centravanti (un ruolo classico il cui nome è attestato dal 1916) sono calchi sull’inglese center forward.

 

Appunti sul lessico calcistico di oggi e di domani

 

E oggi? La compresenza di italiano e inglese certamente continua. In molti casi esiste il doppione (più giornalistico che dell’uso comune), che aiuta i tele- e radiocronisti nel variare stilisticamente il loro racconto: (calcio d’)angolo e corner, (calcio di) rigore e penalty, fuorigioco e offside nelle serie in cui il termine italiano è più comune di quello inglese; cross e traversone, goal/gol e rete in cui viceversa è più comune il termine inglese (nel periodo che va dal 13 luglio 2020 al 12 luglio 2021, ad esempio, l’archivio del Corriere della Sera, considerando solo gli articoli dedicati al calcio, offre 523 risultati per gol – ma nessuno per goal – e 75 per rete).

Stopper è una delle pochissime parole di cui non esista un corrispondente italiano; è stato mandato in pensione più dai cambiamenti nell’assetto tattico del calcio moderno che da tentativi di usare alternative italiane. Anche pressing e forcing (atteggiamenti collettivi o anche, nel primo caso, individuali), dribbling e tackle (due azioni individuali di gioco) non hanno un perfetto corrispondente in italiano. E la tendenza alla re-anglicizzazione degli ultimi anni – golden e silver goal, play-off, top player, Var (Video-Assistant Referee), ecc. – è molto moderata (per le parole qui elencate, si veda l’ultimo articolo scritto da Francesco Bianco per questa rubrica, nonché, più in generale, Ortore/Ventura 2019, pp. 415-417).

L’accumulazione di sinonimi nel calcio, che ha una sua bella e ricca terminologia ma certamente non è una scienza esatta, si gioca più facilmente in alternative tutte italiane come contropiede e ripartenza, coniazione del mai dimenticato Arrigo Sacchi che risponde a una revisione della filosofia di gioco, più che a un cambiamento dell’azione in sé.

 

Riferimenti bibliografici

Bascetta, Carlo, 1962. Il linguaggio sportivo contemporaneo, Firenze, Sansoni.

Brera, Gianni, 1998. Storia critica del calcio italiano, Milano, Dalai.

Lala, Pierpaolo / Nichil, Rocco Luigi, 2021. Invasioni di campo, Lecce, Manni.

Marri, Fabio, 1983. «Metodo, sistema e derivati nel linguaggio calcistico», in Lingua Nostra 44, pp. 70-83.

Nichil, Rocco Luigi, 2018. Il secolo dei palloni. Storia linguistica del calcio, del rugby e degli altri sport con la palla nella prima metà del Novecento, Strasbourg, ELiPhi.

Ortore, Michele e Ventura, Emanuele, 2019. «Le parole del calcio: italianismi e forestierismi negli ultimi anni», in Parola. Una nozione unica per una ricerca multidisciplinare, a cura di Benedetta Aldinucci et al., Edizioni Università per Stranieri di Siena, Siena, pp. 413-426.

Panzini, Alfredo, 1905. Dizionario moderno, Milano, Hoepli.

 

 

Il ciclo Un treno di parole verso gli Europei di calcio 2021 è curato da Rocco Luigi Nichil

 

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Immagine: Finale degli Europei di calcio 2021

 

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