28 dicembre 2020

Gianfranco Folena «de là da mort»

 

Si celebra, in questo 2020, il centenario della nascita di Gianfranco Folena, uno dei più grandi storici della lingua italiana (ma non solo) del Novecento. Un profilo, dovuto alla penna di un suo allievo, Lorenzo Renzi, ci è offerto dal Dizionario Biografico degli Italiani: è una sintesi, precisa e completa, sulla vita e le opere di questo grande studioso, che ci esime dal ricordare qui anche solo le tappe fondamentali della sua biografia scientifica.

 

Un Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario

 

Il rilievo della figura di Gianfranco Folena, non solo per lo studio della nostra lingua, ma anche per la cultura italiana del Novecento, ha permesso la costituzione di un “Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Gianfranco Folena” (presieduto da Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca), che ha elaborato un ricco programma di celebrazioni, costituito da una serie di convegni e di pubblicazioni. L’emergenza sanitaria ha rallentato la realizzazione del programma, ma non l’ha fermata.

 

"Studi foleniani" editi da Cesati

 

Sul piano delle pubblicazioni, l’editore fiorentino Cesati ha avviato una collana di “Studi foleniani”, inaugurata proprio in questi giorni con la pubblicazione della seconda edizione, riveduta e corretta a cura di Daniela Goldin Folena, dell’opera capitale di Gianfranco Folena, L’italiano in Europa.  Esperienze linguistiche del Settecento (una raccolta di saggi, originariamente uscita, nel 1983, da Einaudi): un libro fondamentale, che non solo colloca il rinnovamento della lingua italiana nell’alveo del rinnovamento linguistico dell’intera Europa nel Settecento, ma fa entrare l’Europa (quella di Mozart, di Voltaire, di Diderot) in un libro sull’italiano, come ha efficacemente detto la curatrice della nuova edizione. Seguirà nei primi mesi del 2021 la riedizione di Volgarizzare e tradurre, un saggio densissimo (un centinaio di pagine) e ormai rarissimo, sulla storia e il significato culturale della traduzione, uscito in volume nel 1991, sempre da Einaudi (ma incluso originariamente negli atti di un convegno triestino sulla traduzione, usciti nel 1973).

 

I convegni

 

Dei convegni programmati, due sono stati rinviati al 2021: si tratta del convegno dell’Accademia dei Lincei su “Folena protagonista della cultura italiana” e di quello organizzato dalla Fondazione Cini di Venezia su “Folena e l’Atlante Linguistico del Mediterraneo”. Ma due si sono potuti svolgere quest’anno: l’Accademia della Crusca ha dedicato a Folena una Tornata accademica, di necessità tenuta on line, il 9 dicembre scorso, mentre il Circolo Filologico-linguistico padovano, da lui fondato all’Università di Padova nel 1963, è riuscito a tenere in presenza (cosa rarissima in questi tempi disgraziati) dal 7 al 9 ottobre il convegno “Gianfranco Folena. Presenze, continuità, prospettive di studio”. Grazie alla disponibilità del Comune di Padova le sedute si sono tenute nella Sala della Ragione, l’ampio spazio che occupa l’intero piano superiore del padovano Palazzo della Ragione. La collocazione del convegno in questa sala, motivata dalla possibilità di tenere un convegno al coperto, ma distanziando i partecipanti secondo le necessità dell’emergenza sanitaria, ha avuto anche un forte, per quanto non cercato, valore simbolico: si è onorato in un edificio di epoca medievale uno studioso che ha illustrato dei monumenti fondamentali del volgare padovano trecentesco, come la Bibbia istoriata padovana, di cui Folena ha fornito l’edizione nel 1962 e l’Omelia volgare padovana, la cui edizione ha costituito l’oggetto della seduta del Circolo Filologico Linguistico Padovano del 20 giugno 1990, a conclusione del suo magistero all’Università di Padova.

 

Memoria, ricostruzione documentaria, riflessione sul pensiero scientifico

 

Ma che cosa si può dire, oggi, di Gianfranco Folena? E soprattutto, cosa ci dice oggi Gianfranco Folena? Gli interventi ai due convegni che si sono tenuti finora hanno mostrato tre linee di riflessione. La prima è quella della memoria. Folena è stato, prima di tutto, un grande Maestro, un innovatore della pratica didattica (nell’ancora sonnolenta e provinciale Università italiana degli anni Sessanta, ha introdotto l’esperienza europea del seminario, nel quale ogni studente si misura personalmente con un tema di studio, sul quale viene chiamato a riferire pubblicamente) e uno stimolatore delle potenzialità di ognuno dei suoi scolari, capace di infondere fiducia in tutti. È un’attività di cui non poteva rimanere traccia negli scritti di Folena (testimoniata indirettamente solo nei lavori di quegli allievi che hanno poi seguito la carriera universitaria). Su questo aspetto dell’attività di Folena abbiamo ascoltato, e leggeremo negli atti, testimonianze preziose, che fissano i ricordi di chi è cresciuto nel clima generoso ed entusiasmante creato dal Maestro. La seconda è quella della ricostruzione documentaria: attraverso l’analisi di documenti e di testimonianze scritte si recuperano informazioni sullo sviluppo delle idee che sono poi giunte a maturazione nelle imprese avviate o negli studi pubblicati, dei quali, grazie agli scavi negli archivi (pubblici o privati) si può ripercorrere l’elaborazione; ma emergono anche le occasioni perse e quelle lucidamente rifiutate. La terza, infine, è quella della riflessione sul pensiero scientifico di Folena, quale appare, con grande coerenza, negli studi pubblicati, che hanno ancora molto da insegnare a chi si avventura a studiare i temi a suo tempo affrontati da Folena, a chi cerca di realizzare gli auspici da lui enunciati o ne continua le linee di ricerca.

 

Gli allievi degli allievi degli allievi

 

C’è una prova della validità e della vitalità che tuttora ha il pensiero di Gianfranco Folena per chi studia la lingua e la cultura letteraria italiane: il numero di contributi di quelli che possiamo chiamare i suoi nipoti o pronipoti accademici (cioè gli allievi degli allievi, o addirittura, ormai, gli allievi degli allievi degli allievi, o i loro coetanei) che avviano le loro ricerche partendo proprio da spunti foleniani: è facile trovare negli incipit dei loro lavori o nei relativi titoli degli espliciti o impliciti riferimenti, ad esempio, alle sue idee, fondamentali, sul tradurre, a concetti innovativi come quello del “veneziano de là da mar”, a suggestioni su filoni di ricerca promettenti, a progetti quali quelli di lessicografia veneta (penso a studiosi formatisi in scuole diverse e di diversa età, come, tanto per elencarne alcuni, Daniele Baglioni, Francesco Crifò, Veronica Ricotta, Lorenzo Tomasin e Luca D’Onghia). È questo il più significativo riconoscimento che, al di là del momento delle celebrazioni, viene concretamente tributato, a cent’anni dalla nascita e a quasi trent’anni dalla morte, a un grande studioso che è stato un grande Maestro.

 

Immagine: Gianfranco Folena, attraverso Wikimedia Commons

 


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