11 dicembre 2020

Il fenomeno Gianna

Vita, musica e parole di Rino Gaetano, il cantautore fraterno

 

La prima e unica volta sul palco dell’Ariston

 

È la sera del 28 gennaio 1978. Va in onda la serata finale del 28° Festival della canzone italiana. Sul palco dell’Ariston è chiamato a cantare Rino Gaetano. Il giovane cantautore di origine crotonese si presenta vestito con un frac nero costellato di medaglie (che nel corso dell’esibizione donerà al direttore d’orchestra e lancerà tra il pubblico), un papillon bianco, un cilindro nero, scarpe da ginnastica e un ukulele in braccio. Inizia a strimpellare con un sorriso stampato sul volto, muovendosi goffamente e rivolgendo sguardi ironici ai Pandemonium, la band che lo accompagna e che gli fa da coro (un coro a sua volta, tutt’altro che composto e “sanremese”, diciamo: il video è visualizzabile all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=VG8ki4UwBpQ). Performance che su quel palco ingessato si sarebbero viste raramente (si pensi per esempio all’esibizione di Elio e le storie tese sulle note de La terra dei cachi nel 1996). Il brano s’intitola Gianna.

A quel Sanremo, Rino Gaetano si classifica primo nella categoria Cantautori e terzo nella classifica generale (dietro ad una Anna Oxa, anche lei esordiente, ed ai Matia Bazar). Grazie al trampolino di lancio sanremese, in quell’estate Gianna diventa una hit nelle discoteche della Riviera e rimane per quattordici settimane nella top ten, vendendo oltre 600.000 copie.

 

La contrastata partecipazione al Festival

 

L’idea di portare Rino Gaetano al Festival di Sanremo era partita dal patron Vittorio Salvetti, inventore del Festivalbar, e da Ennio Melis, direttore artistico della RCA. In realtà il Festival era considerato in quegli anni morto prima ancora di nascere: non era solo il giudizio di buona parte della stampa, ma anche di quello del pubblico, che si era distaccato da una manifestazione che sembrava viaggiare lontano dai fermenti di quegli anni, tanto che la RAI aveva optato per trasmettere solo la serata finale, sia in televisione, sia in radiofonia. Quel Sanremo, però, segna una svolta di cui non si potrà non tenere conto (e in questo Rino Gaetano non può non aver giocato un ruolo importante); e dopo un’edizione di transizione, la RAI tornerà alla diretta per il Festival nazionale.

Il cantautore all’inizio si mostrò alquanto scettico in merito alla possibilità di andare a Sanremo. Tuttavia, le pressioni da parte della RCA e la convinzione che si trattasse di un’occasione da non perdere lo portarono pian piano a cambiare idea. Quando la voce iniziò a diffondersi, fan e amici non la presero bene: fu considerata una specie di tradimento.

Rino Gaetano aveva intenzione di presentare la canzone Nuntereggae più, ma la sua casa discografica considerava il pezzo poco adatto al Festival, per via del lungo elenco di nomi di personaggi noti presente all’interno del testo, alcuni dei quali poi censurati, come Moro, Montanelli, Sindona, ecc.; come non ricordare a proposito la battuta – per niente benevola – di Maurizio Costanzo che ospitandolo nella sua trasmissione lo presentava come uno che si sarebbe dedicato a mettere in musica le Pagine Gialle. Così la RCA gli consigliò fortemente di presentare Gianna, «uno dei pezzi più leggeri dell’album che è in via di definizione, dotato però di una carica di divertimento e di […] orecchiabilità» (Del Curatolo 2019) che tra l’altro ricalcava palesemente gli accordi di un suo successo precedente, E Berta filava. All’indomani dell’esibizione firme autorevoli (tra cui Maurizio Zampa del Messaggero e Renzo Arbore sul Corriere della Sera) ebbero parole lusinghiere per la canzone, lodandone l’originalità e la fresca ironia. Non mancarono però opinioni opposte, tanto che un giornalista alla vigilia della finale poteva scrivere: «A quanto si dice nei corridoi i favoriti dovrebbero essere Rino Gaetano, Anselmo Genovese, i Daniel Sentacruz e Marco Ferradini. Mio Dio, come siamo caduti in basso!» (La Stampa, 28 gennaio 1978, p. 26).

 

Il testo della canzone e le sue interpretazioni

 

Le interpretazioni date al testo di Gianna (destino condiviso da altri pezzi di Rino Gaetano) sono numerose, a volte contraddittorie, altre volte al limite dell’accettabilità. Facendo un collage di varie pagine musicali in rete vengono ipotizzati il riferimento ad un brutto episodio di cronaca nera, l’omicidio di Wilma Montesi, il cui cadavere fu ritrovato sulla spiaggia di Ostia alla vigilia di Pasqua del 1953, in cui risultarono coinvolti alcuni personaggi del bel mondo romano nonché esponenti della DC (la spiaggia dove fu ritrovata la ragazza, Capocotta, è invece esplicitamente nominata in Nuntereggae più), ad un trans o ad una ragazza di facili costumi con frequentazioni altolocate; altri ancora vi vedono una metafora della classe politica italiana di allora, con la sua corruzione e la sua mediocrità (in particolare in quelle che alcuni considerano delle metonimie, prometteva pareti ‘case’ e fiumi ‘acqua’; la seconda con meno senso della prima, in questa lettura).

Molte canzoni di Rino Gaetano hanno alle spalle senz’altro, dietro a melodie orecchiabili e a testi apparentemente paradossali e disimpegnati (canzonette, come si dice) e al di là della resa volutamente ludica, una componente di denuncia sociale, o almeno presentano un ritratto della condizione dell’Italia di quel periodo: la crisi energetica (Spendi spandi effendi), la totale indifferenza dell’essere umano per il proprio simile (Mio fratello è figlio unico, la celeberrima open-track dell’omonimo album), la speculazione edilizia (Fabbricando Case), l’emigrazione, l’emarginazione e l’alienazione industriale (E cantava le canzoni, L’operaio della Fiat, La 1100), la galleria di tipi umani vittime della società (Ma il cielo è sempre più blu), la libertà e l’emancipazione femminile (E Berta filava; e si pensi all’istantanea dolceamara dell’Italia e della sua crisi politica: Aida; cfr. Persico 2020).

Fatto sta che la “storia” della ragazza che aveva un coccodrillo ed un dottore è tipicamente gaetaniana. Dall’uso della comicità (che egli deve ad uno dei suoi grandi modelli, Enzo Jannacci, ma non dimentichiamo Celentano e De André) e dei nonsense (aveva un fiuto eccezionale per il tartufo), alla forte componente anaforica, sia nel ripetere il nome del brano, sia nella parte del ritornello (una cascata di domande quasi ipnotica), all’uso di parole inusuali per la musica leggera (pigmalione, inflazione, ufo, tartufo; ma a quei tempi, decisamente, anche sesso). Gianna è il ritratto di una ragazza moderna, emancipata, libera, disincantata e scanzonata che incarna un pezzo «surreale, rivoluzionario, un cannocchiale verso il futuro» (Gagliani 2018: 252).

Un personaggio che incide il suo primo disco con lo pseudonimo di Kammamuri’s (un personaggio de I pirati della Malesia di Emilio Salgari), che si è nutrito della scuola di Carmelo Bene, di Majakovskij, di Ionesco e Beckett, che non cede al conformismo (imperdibile alla finale del Discoestate del ’79 la sua sigaretta accesa sul palco mentre lascia scorrere il suo brano in playback, tra le proteste del pubblico), che riesce a parlare di denuncia sociale in pieno riflusso con l’ironia e l’intelligenza del suo songwriting (pur senza retorica, anzi facendo divertire), merita decisamente un posto nella biblioteca virtuale Treccani. E anche Gianna.

 

Suggerimenti di lettura

Nell’impossibilità di citare tutta la bibliografia (e ancor più sitografia) su Rino Gaetano, rimandiamo innanzitutto al fresco e appassionato volume recente di Annibale Gagliani, Impegno e disincanto in Pasolini, De André, Gaber e R. Gaetano, Lecce, I quaderni del Bardo, 2018. Spunti e suggestioni ci sono derivati da Eddy Anselmi, Il Festival di Sanremo. 70 anni di storie, canzoni, cantanti e serate, Milano, De Agostini, 2020; Massimo Cotto (a cura di), Rino Gaetano. Ma il cielo è sempre più blu. Pensieri, racconti e canzoni inedite, Milano, Mondadori, 2004; Freddie Del Curatolo, Se mai qualcuno capirà Rino Gaetano, Roma, Arcana, 2019; Matteo Persica, Rino Gaetano. Essenzialmente Tu, Bologna, Odoya, 2017.

 

 

Vita, musica e parole di Rino Gaetano, il cantautore fraterno, a cura di Annibale Gagliani

 

Annibale Gagliani, Ma Rino è sempre più su

 

Annibale Gagliani, La voce del giullare ai tempi del Compromesso

 

Immagine: Sanremo, 26-28 gennaio 1978. Da sinistra: il cantante Rino Gaetano, terzo classificato al Festival di Sanremo 1978 con la canzone Gianna, scherza con una delle conduttrici dell'edizione, l'attrice Stefania Casini, attraverso Wikimedia Commons

 

 

 

 


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