15 giugno 2018

Appunti per una geografia della gestualità italiana: i regionalismi gestuali

Italiano dei gesti standard e regionalismi gestuali

 

In un simpatico dibattito apparso qualche tempo fa nel gruppo facebook Italiano per stranieri, alcuni utenti (non si trattava di studiosi specialisti) hanno discusso attorno alla gestualità. Per quel che qui ci interessa trattare, vale la pena di leggere un estratto dal dibattito:

 

Utente A: Forse al sud si usano di più, ma qui al nord i gesti si usano davvero raramente.

[…]

Utente A: [Q]ui [al Nord] non li vedo tutti questi italiani gesticolanti. Al massimo potrò usare il gesto della mano aperta per dire “calma” o le braccia allargate per dire “ooooh finalmente!” ma tutto il resto mi suona davvero estraneo, un po’ da film di Totò e Peppino! [emoji per il sorriso a bocca aperta con occhi aperti]

[…]

Utente B: Il gesto del caffè qui a Milano va molto negli uffici quando passa il collega da te e tu sei al telefono [emoji per il sorriso a bocca aperta]

[…]

Utente C: Il collega mima l’atto di bere un caffè per formulare un invito […]

Utente D: […] diventa gesto dal momento che, tipo negli Usa… non lo capirebbero, forse mimerebbero l’invito ad un caffè soffiando in una cannuccia di Starbucks [due emoji per il sorriso con ai lati due lacrime] […]

Utente D: [I gesti] […] si usano, più o meno a seconda della nostra origine e residenza. […]

[…]

Utente C: [M]i domando se esiste quindi un italiano dei gesti standard e delle varianti regionali.

 

L’Utente D afferma giustamente che i gesti (come la lingua) sono legati (anche) all’area geografica di provenienza dei parlanti (dimensione di variazione diatopica; su questo punto cfr. Nobili, 2018). A tale considerazione, con le battute iniziali dell’Utente A, si può aggiungere che i gesti sono usati molto più nel Sud Italia rispetto al Nord; infatti «nel ‘dosaggio’ fra canale verbale e gestuale, le aree meridionali affidano alla gestualità una parte del significato ben superiore a quella delle aree settentrionali» (Sobrero/Miglietta, 2006, p. 204). Come rappresentanti tipici della ricca e variegata gestualità meridionale vengono richiamati dallo stesso Utente A i due straordinari attori comici napoletani Totò e Peppino; mentre per fare un esempio di gesto usato nel Nord l’Utente B riporta quello iconico e culturalmente codificato (ecco perché non è detto che sia sempre noto e correttamente interpretato da un parlante straniero) di imitare l’atto di bere da una tazzina, con cui si invita qualcuno (per esempio un collega di lavoro) a bere un caffè (il gesto è naturalmente usato anche nel Sud; del resto, non sarebbe meglio bere 'na tazzulella 'e cafè a Napoli?).

Osservare i gesti italiani in prospettiva diatopica non significa soltanto studiarli in termini di maggiore uso nel Sud rispetto al Nord, ma anche porsi l’interrogativo finale dell’Utente C (con qualche precisazione terminologica): come per la lingua, esiste da un lato una varietà di italiano dei gesti standard, comunemente usata in tutt’Italia (nella quale rientrerebbe, per intenderci, il gesto dell’invito a bere un caffè), ed esistono dall’altro lato gesti regionali o regionalismi gestuali (Diadori, 2013), ovvero gesti diffusi solo localmente, il cui uso e il cui significato è limitato a certe aree geografiche del nostro bel Paese (con termini ancora più tecnici, gesti diatopicamente marcati)? Daremo una risposta affermativa a questa domanda attraverso un brevissimo viaggio in due tappe: Napoli e Sicilia.

 

Prima tappa: Napoli

 

«Da molti secoli a questa parte Napoli è stata la capitale, la Firenze, del linguaggio per gesti o ‘gestuale’», ha scritto De Mauro (200412 [1980], p. 73). E non è certamente un caso che in ambito italiano il primo dizionario di gesti (come l’autore stesso, l’archeologo ed etnografo Andrea De Jorio, si preoccupò di definirlo) fu proprio un dizionario di gesti napoletani (De Jorio, 1832).

Soffermiamoci sul significato di “negazione”: lo standard italiano della comunicazione non verbale prevede che questo significato sia espresso con un movimento della testa a sinistra e a destra per due/tre volte (Caon, 2010, p. 175). A Napoli, la negazione è espressa diversamente, come registrano Paura/Sorge (2014, p. 88) nel loro delizioso dizionarietto di gesti napoletani, che si rifà a quello di De Jorio:

 

Mimica

1. Mentre si solleva la testa la lingua sul palato emette un leggero schiocco.

2. Mentre si solleva la testa il dorso della mano striscia sotto il mento.

 

Gesto simbolico

Il gesto del sollevamento della testa o del suo girarsi lateralmente trae origine dal movimento che compie il poppante nell’atto di rifiutare il capezzolo. Probabilmente mentre il leggero schiocco della lingua ha origine infantile e ricorda il suono emesso dal lattante al termine della suzione, quello dello strisciare ha una funzione di semplice amplificazione gestuale contribuendo ad innalzare o sottolineare il sollevamento del mento.

 

Il gesto di strisciare da sotto il mento verso l’esterno il dorso di una mano significa “no” solo a Napoli; nel resto d’Italia tale gesto significa “disinteresse”, e può essere appunto accompagnato dall’espressione verbale “non mi interessa!” (Caon, 2010, p. 73).

 

Seconda tappa: Sicilia

 

La negazione è espressa muovendo la testa verso l’alto (head-toss) con un leggero schiocco della lingua (ma senza lo sfregamento del dorso di una mano sotto il mento) anche in Sicilia («è una specie di relitto gestuale greco»; Sobrero, Miglietta, 2006, p. 204. Cfr. anche D’Achille, 2011). Un movimento simile a questo (alzare e abbassare lievemente la testa per due/tre volte) nell’italiano dei gesti standard vuol dire, al contrario, “approvazione” (Caon, 2010, p. 170). Insomma, ciò che per un siciliano è “no”, per un parlante italiano per esempio nativo dell’area settentrionale del Paese può essere un “sì”.

Un inventario di gesti siciliani si rintraccia nell’ancora fondamentale lavoro di Cocchiara (1932). Tra i gesti di neutralizzazione di qualcosa di nocivo (e quindi di separazione da esso), per lo più molto volgari (variazione diafasica), spicca il gesto della mano in fica (porre il pollice tra l’indice e il medio della mano sinistra) per “fare uno scongiuro”; gli equivalenti di questo gesto ormai estesi su tutto il territorio italiano sono fare le corna o toccarsi gli organi genitali maschili (Caon, 2010, p. 47 e p. 49).

 

 

 

Riferimenti bibliografici

Caon, F., Dizionario dei gesti degli italiani. Una prospettiva interculturale, Perugia, Guerra, 2010.

Cocchiara, G., Il linguaggio del gesto, Torino, Bocca, 1932.

D’Achille, P., Variazione diatopica, in Simone, R. (diretta da), Enciclopedia dell’Italiano, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana (Treccani), vol. II, 2011, pp. 1544-1547.

De Jorio, A., La mimica degli antichi investigata nel gestire napoletano, Napoli, Fibreno, 1832.

De Mauro, T., Guida all’uso delle parole. Parlare e scrivere semplice e preciso per capire e farsi capire, Roma, Editori Riuniti, 200412 (prima ed.: 1980).

Diadori, P., Gestualità e didattica della seconda lingua: questioni interculturali, in Baldi, B./Borello, E./Luise, M. C. (a cura di), Aspetti comunicativi e interculturali nell’insegnamento delle lingue. Cittadini europei dal nido all’Università, Atti del Convegno (Firenze, 14 marzo 2013), Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2013, pp. 71-102.

Nobili, C., Varietà diatopiche, in Lubello, S., Id., L’italiano e le sue varietà, Firenze, Franco Cesati Editore, 2018, pp. 21-42.

Paura, B./Sorge, M., Comme te l’aggia dicere? ovvero l’arte gestuale a Napoli, Napoli, Edizioni Intra Moenia, 2014.

Sobrero, A. A./Miglietta, A., Introduzione alla linguistica italiana, Roma-Bari, Laterza, 2006.

 

 

Immagine: da La legge è legge (1958), regia di C. Jaque


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