20 agosto 2020

Gesti circostanziali al tempo COVID-19

L’esempio del saluto nel confronto con l’intesa

 

Nel contesto della pandemia da COVID-19 molte riflessioni sono state elaborate sulle ripercussioni della malattia negli usi linguistici: «Virus, contagio, peste, influenza, corona, pandemia, infodemia, diffusore, allarmismo, mascherine, contenimento, paziente zero, zona rossa, epicentro, emergenza, droplet, picco, lockdown. […] è […] la nebulosità la caratteristica principale di quelle parole in quel determinato contesto: la loro impalpabile opacità, la smarginata mancanza di precisione proprio nel momento in cui avevamo un disperato bisogno di indicazioni nette» (Antonelli, 2020, pp. 11-12). A mettere ordine in una simile nebulosità verbale ha provato, oltre che l’ultimo libro di Giuseppe Antonelli (un “vocabodiario” come lo definisce proprio Antonelli), il glossario Nuovo lessico famigliare: le cento parole della pandemia, che sistematizza un improvviso nuovo lessico quotidiano legato alla pandemia, si spera solo provvisorio (cfr. la presentazione in Lubello, 2020). Il glossario è strutturato in cinque fasce di lessico: vi sono i tecnicismi del linguaggio della medicina che hanno ormai fatto ingresso nella lingua comune (sintomo, vaccino); le sempre vive e vegete parole ambigue della comunicazione pubblica e istituzionale scollata dalla realtà pratica (congiunti, affetti stabili); anglicismi non adattati, sigle e acronimi (smart working, webinar, OMS=Organizzazione Mondiale della Sanità, DaD=Didattica a distanza); gli usi metaforici di ambito bellico e militare (Manuale del guerriero. 10 mosse per sconfiggere il Coronavirus è il titolo di un manuale di corretto comportamento divulgato in rete sotto forma di video da Anci Marche e dalla Regione Marche); coloriture dialettali locali e regionali e idiolettalismi proposti dagli utenti che hanno condiviso nella sfera privata o pubblica (via social) emozioni e stati d’animo, soprattutto nel periodo di chiusura totale con l’obbligo di restare in casa (per le prime, un esempio è panaro, il cesto contenente perlopiù cibo fatto scendere per le vie del centro storico di Napoli tramite una corda, che ha assunto il nuovo significato di ‘cesto per la consegna di cibo a domicilio’).

 

Le parole sono importanti ma non sono tutto: gesti circostanziali per il saluto e per la pace

 

Considerare gli effetti della pandemia solo sulle parole sarebbe limitante per un’esperienza che ha coinvolto tutto il corpo e la lingua anche nei suoi tratti non verbali; il sistema dei gesti delle mani e delle braccia, infatti, ha dovuto rispondere e adattarsi tramite nuovi scambi comunicativi alla situazione di emergenza che abbiamo vissuto e che stiamo tuttora vivendo, senza smettere di funzionare, nemmeno per un solo istante. Prendiamo come esempio utile quello del gesto per salutare, che può essere eseguito, di “norma” e a seconda del contesto comunicativo più o meno formale, con una stretta di mani aperte, con l’apertura e la chiusura di una o di entrambe le mani con i palmi in verticale verso l’interlocutore, con una o con entrambe le mani aperte con i palmi verso l’interlocutore e oscillanti all’altezza del volto, con un abbraccio (e l’eventuale aggiunta di due baci sulle guance), e che può significare sia “dare il benvenuto a qualcuno” sia “congedare qualcuno, congedarsi da qualcuno”. Nelle sue diverse manifestazioni fisiche, si tratta di un gesto emblematico o simbolico della lingua e cultura italiana, stabile nell’uso e nel significato a tal punto da poter essere prodotto persino senza parlare (in altri termini, autonomo dal parlato a differenza dei gesti coverbali analizzati in Nobili, 2019).

Le direttive del Ministero della Salute aggiornate al 13 luglio 2020 ribadiscono quali comportamenti corretti nell’attuale tempo di pandemia il mantenere una distanza fisica interpersonale pari ad almeno un metro e l’evitare abbracci e strette di mano. Va da sé che il gesto per salutare nelle sue varianti della stretta di mani e dell’abbraccio non può essere realizzato. Come reagisce dunque il sistema di fronte a un simile impedimento temporaneo che comporta la ridefinizione anche delle più semplici pratiche quotidiane? Attraverso la comunità presso cui è in uso un gesto che è sotto gli occhi di tutti, che travalica i confini del nostro Paese e che mi piace definire “di servizio, di necessità” o “circostanziale” non fosse altro che per marcarne la sperata effimeratezza, dato dall’urto delicato del gomito destro (e dell’avambraccio in orizzontale) di un parlante contro il gomito destro (e l’avambraccio in orizzontale) di un altro parlante con le mani corrispondenti chiuse, in una disposizione frontale dei parlanti. Rispetto alla stretta di mani nei tempi ordinari, il contatto (a cui i parlanti sembrano non voler rinunciare) scivola dunque naturalmente verso la zona dell’arto superiore più prossima alla mano, che ci auguriamo torni ad aprirsi presto.

Altri casi di gesti circostanziali sono quelli che sostituiscono momentaneamente il gesto della stretta di mani per la “pace” durante le celebrazioni liturgiche, vietato sin dal Protocollo del 7 maggio 2020, entrato in vigore il 18 maggio 2020 con la riapertura delle Chiese ai fedeli («3.3. Tra i riti preparatori alla Comunione si continui a omettere lo scambio del segno della pace»). Fungono da sostituti gestuali l’apertura e la chiusura di una o di entrambe le mani con i palmi in verticale verso l’interlocutore, il movimento oscillatorio all’altezza del volto di una o di entrambe le mani aperte con i palmi verso l’interlocutore, vale a dire i gesti per “salutare”, lo schiocco di un bacio sul palmo di una mano poi allontanata dalla bocca che esprime “affetto” o “gratitudine”. In relazione a questi esempi, la sostituzione non si basa su un principio biologico-anatomico come nel caso visto sopra (si usano avambraccio e gomito perché più vicini alla mano), ma su un principio di “economia gestuale”, cioè gesti già esistenti vengono risemantizzati, caricati di un nuovo significato.

 

Dal saluto all’intesa per un confronto

 

Si può facilmente giocare con il gesto circostanziale del saluto perché apparentemente uguale alla configurazione gomito a gomito con le mani corrispondenti a pugno del gesto per “intesa”, ma in questo caso i parlanti sono disposti l’uno accanto all’altro con scambio di sguardi complici e la mano a pugno sta a significare metaforicamente “l’esser sicuri della riuscita di un affare tanto da averlo in pugno”. È proprio in virtù della somiglianza tra il gesto per il saluto e il gesto per l’intesa che anche il secondo ha superato i confini italiani e “ha fatto carriera”: tra la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha campeggiato su tutti i giornali del 21/07/2020 a seguito di un accordo raggiunto sul Fondo per la ripresa dell’Unione europea (Recovery Fund), in stato di crisi economica da COVID-19 (per es. in ilriformista.it).

Alla notizia dell’accordo ha fatto seguito la vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera del 23/07/2020, in cui accanto ai sorridenti von der Leyen, Michel, Merckel e Macron, a due a due gomito a gomito, compare il premier Conte che risponde al gomito del premier Rutte, propenso al taglio dei sussidi verso l’Italia, con il gesto dell’ombrello.

Ora che l’accordo è stato stipulato e la situazione è in pugno, von der Leyen e Michel, sempre a opportuna distanza, possono salutarsi (come tutti noi).

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Antonelli, G., L’influenza delle parole, Milano, Solferino (RCS), 2020.

 

Lubello, S., Nuovo lessico famigliare: le cento parole della pandemia, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani.it (Lingua italiana), 25 maggio 2020.

 

Nobili, C., I gesti dell’italiano, Roma, Carocci, 2019.

 

Immagine: Foto ufficiale di Macarena Santelices in un saluto con il presidente Sebastián Piñera

 

Crediti immagine: Gobierno de Chile / CC BY 3.0 CL (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/cl/deed.en)

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0