03 settembre 2020

Il Museo della lingua italiana

Costruire insieme il Museo della lingua italiana

 Come altre lingue del mondo, circa 65, anche l’italiano – grande lingua di cultura internazionale – avrà un suo museo. Museo della lingua italiana, quindi, si chiama l’istituzione che prenderà vita, sotto l’egida del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MiBact), grazie all’intervento del ministro Dario Franceschini e del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, attraverso i lavori della commissione nazionale che riunisce gli esponenti delle istituzioni più rappresentative e attive nel campo dello studio, valorizzazione e promozione della lingua in Italia e nel mondo: Accademia della Crusca, Accademia dei Lincei, Istituto della Enciclopedia italiana, Società Dante Alighieri, Associazione per la Storia della lingua italiana (ASLI).

 

Firenze, Santa Maria Novella, marzo 2021

 Il Museo, finanziato per 4,5 milioni di euro, avrà una sede prestigiosa, il complesso di Santa Maria Novella in Firenze, e l’inaugurazione – con atto simbolico significativo – è prevista nel marzo del 2021, in occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, “padre della lingua italiana”. «Se Firenze è stata fondamentale nella storia della nostra lingua (basti pensare a Dante), il Museo avrà certamente carattere nazionale e internazionale», ha precisato Nicoletta Maraschio, presidente onoraria dell’Accademia della Crusca («Il fatto quotidiano», 22 agosto 2020). Tale carattere sembra esprimersi compiutamente nella figura del coordinatore della commissione ministeriale, Luca Serianni, professore emerito di Storia della lingua italiana, socio dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia della Crusca, vice-presidente della Dante Alighieri, membro del consiglio scientifico della Treccani, membro fondatore dell’ASLI.

 

Un museo vivo, tra passato e futuro

 Che cosa dovrà intendersi per museo, riferendosi a un’entità viva e cangiante e insieme stratificata e durevole come la lingua, «sistema di suoni articolati distintivi e significanti (fonemi), di elementi lessicali, cioè parole e locuzioni (lessemi e sintagmi), e di forme grammaticali (morfemi), accettato e usato da una comunità etnica, politica o culturale come mezzo di comunicazione per l’espressione e lo scambio di pensieri e sentimenti, con caratteri tali da costituire un organismo storicamente determinato, con proprie leggi fonetiche, morfologiche e sintattiche» (Vocabolario Treccani.it, s. v. lingua)?

Attraverso il latino Musēum, la parola museo risale al greco Μουσεῖον, che evoca il ‘tempio delle Muse’, fondato in Alessandria d’Egitto da Tolomeo Sotere, a cui si deve la nascita di una biblioteca universale. Dunque, la profondità semantica implica la prospettiva di una raccolta di documenti dell’ingegno umano, aperta verso il passato e proiettata verso il futuro. Quando, nel Cinquecento, Paolo Giovio e Alberto Lollio recuperarono il nome antico ricavandone il termine museo, intesero riferirsi a una raccolta di antichità e curiosità coltivata con gusto antiquario. In seguito, l’idea ottocentesca del contenitore-custodia di opere d’arte o di oggetti di interesse storico-scientifico, etno-antropologico e culturale si prolungò fin dentro il Novecento.

Nel corso degli ultimi cent’anni, le pratiche pubbliche (e, in parte, anche quelle private) si sono aperte all’orizzonte della fruizione pubblica di beni considerabili patrimonio collettivo di una comunità, in forza di una dinamizzazione della funzione del museo, interpretato anche come motore didattico di diffusione attiva del sapere, soprattutto tra le nuove generazioni.

 

Un viaggio immaginario lungo più di mille anni

 A ben vedere, il Museo della lingua italiana si presta a riassumere gli elementi della tradizione e dell’innovazione museale, muovendosi come in una sorta di «viaggio immaginario lungo più di mille anni» (Giuseppe Antonelli), che attraversa la storia della lingua italiana e sonda gli strati che la compongono. Lo scopo principale è quello di ricostruire la nascita, la formazione e lo sviluppo di una comunità nazionale che la lingua ha usato e usa e che nella lingua sempre si specchia.

Dalle umili scritture pratiche nei volgari delle origini, passando per la maestà di Dante e delle “tre corone”, il multilinguismo secolare, la grammaticografia umanistica e quella bembesca, le impressioni dei Vocabolari della Crusca, il magistero manzoniano, il moto vorticoso delle lingue d’Italia dall’Unità a oggi. Il complesso processo di maturazione di una lingua posseduta non più soltanto da colte élite di scriventi ma anche parlata da un popolo in cui i dialetti non sono più una risorsa esclusiva ed escludente: una lingua, infine, davvero nazionale. La stessa genesi del Museo marca con la forza dell’imprinting le proprietà, i mezzi e i fini che potranno caratterizzare la realtà incipiente di un’istituzione che, a fronte di un repertorio tanto ricco, si propone davvero obiettivi alti.

Ripercorriamo allora brevemente le tappe che hanno reso possibile distendere in un continuum l’ordito nel quale si è inserita la trama che sta disegnando la fisionomia del Museo.

 

Il percorso verso il museo

 L’iter preparatorio del Museo della lingua italiana ha un remoto antecedente nella mostra allestita nel 1960 presso la Biblioteca nazionale di Firenze dall’Accademia della Crusca per celebrare il millenario della lingua italiana. La mostra consisteva nell’esposizione di un centinaio di documenti, a partire dal celebre placito capuano del 960, considerato l’atto di nascita ufficiale della lingua italiana, per distendersi fino alla Storia della lingua italiana di Bruno Migliorini, pubblicata proprio nel 1960.

Il vero scatto verso il progetto attuale avviene quarant’anni dopo, nel 2003, in occasione dell’amplissima mostra, intitolata, in onore di padre Dante, Dove il sì suona («Le genti del bel paese là dove ’l sì suona», Inf. XXXIII, vv. 79-80), realizzata al Museo degli Uffizi di Firenze sotto la direzione di Luca Serianni (co-curatori Lucilla Pizzoli, Giuseppe Antonelli, Matteo Motolese e Stefano Telve), per conto della Società Dante Alighieri. In seguito, la mostra è stata replicata nel Museo Nazionale di Zurigo (2005) e allestita in forma itinerante in numerose sedi italiane ed estere.

Il rigore scientifico, l’attento dispiegamento dell’apparato didascalico pensato a vantaggio della comunità intera dei visitatori e in particolare delle numerosissime scolaresche, l’elevata fruibilità dei contenuti ottenuta anche attraverso l’utilizzo mirato di tecnologie avanzate (audio, video, interattive) sono elementi della mostra che saranno ben presenti nella strutturazione del Museo della lingua italiana: «La commissione ha avviato il progetto imprimendogli una dimensione innovativa e insistendo sull’aspetto tecnologico, fondamentale per creare un museo di nuova generazione: conservativo, didattico, ma anche fortemente coinvolgente. Grazie alla sua natura tecnologica, il museo potrà interagire con molte altre realtà museali in Italia e nel mondo, configurandosi quindi come un vero e proprio museo diffuso» (Comunicato Società Dante Alighieri).

 

Alcuni libri e una petizione

 Altri spunti utili a descrivere e integrare un possibile percorso museale provengono da serie pubblicazioni di alta divulgazione, con una forte componente didascalica e visiva, che mirano sempre all’obiettivo di una rappresentazione dinamica della lingua italiana nelle sue componenti storiche, geografiche, sociali e nelle complesse relazioni secolari con altre grandi lingue di cultura al pari di quella italiana. Ci si riferisce soprattutto alla collana Storia della lingua italiana per immagini, diretta da Luca Serianni (Società Dante Alighieri, Edimond, 2010-12), alla Storia illustrata della lingua italiana, di Luca Serianni e Lucilla Pizzoli (Carocci, 2017), al volume Il museo della lingua italiana, di Giuseppe Antonelli (Mondadori, 2018).

La petizione Per un "Museo della lingua italiana", che ne celebri la storia, l'importanza, la ricchezza, lanciata nel 2019 e indirizzata al ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, ha incontrato il sostegno e l’adesione di studiosi e istituzioni e di tanti italiani amanti della lingua italiana, dando un ulteriore impulso all’accoglimento del progetto del Museo da parte del MiBact, nel segno della grande e paritaria rappresentatività di tutte le istituzioni e le personalità chiamate a collaborare concretamente – obiettivo marzo 2021 – all’erezione delle mura del primo Museo della lingua italiana.

 

La Treccani per il Museo della lingua italiana

 L’Istituto della Enciclopedia italiana ha seguìto nel corso degli anni tutte le iniziative fin qui elencate, dedicando un’attenzione viva e continua all’evoluzione del progetto del Museo, che la vede in prima fila tra le istituzioni partecipi. A partire dal libro di Antonelli, la Treccani, nel suo magazine “Lingua italiana”, ha dedicato al progetto del Museo della lingua italiana, il 3 dicembre 2018, uno speciale a più voci, curato da Silverio Novelli e intitolato “La lingua italiana in Italia, nel mondo e in un museo”, con i contributi di Michele A. Cortelazzo, Alessandro Masi, Lucilla Pizzoli, Leonardo Rossi, Francesco Sabatini, Luca Serianni. Un anno più tardi, sempre in “Lingua italiana”, Rosarita Digregorio ha dato conto dei lavori della tavola rotonda intitolata “Siamo pronti per un museo della lingua italiana?”, organizzata dalla Dante Alighieri e moderata da Alessandro Masi con la partecipazione di Giuseppe Antonelli, Michele A. Cortelazzo, Marco Mancini, Claudio Marazzini, Lucilla Pizzoli, Luca Serianni (Il Museo della lingua italiana: lavori in corso).

Nei prossimi mesi, l’Istituto della Enciclopedia italiana continuerà a seguire e a sostenere le varie iniziative che porteranno alla realizzazione di questo grande e condiviso Museo della lingua italiana.

 

 

Luca Serianni, coordinatore della commissione per il Museo della lingua italiana, sintetizza per Treccani l'impostazione del progetto


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