27 agosto 2018

Che ne è, oggi, di Ridolini?

Sembri (ancora oggi) Ridolini

 

Novant’anni fa moriva a Victorville in California l’attore Larry Semon, noto in Italia con il nome di Ridolini. E infatti fa ridere solo a guardarlo, con quei pantaloni larghi e corti sorretti da bretelle; da qui l’espressione “sembri Ridolini” ancora oggi usata per disapprovare un abbigliamento ridicolo.

Protagonista indiscusso del cinema comico muto tra la fine degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, Ridolini ha portato sulla scena una ricca varietà di gesti pantomimici, che meritano di essere approfonditi brevemente.

 

Che cosa sono i gesti pantomimici

 

La comunicazione verbale non è sempre realizzabile: in alcune circostanze capita di non poter usare le parole di una lingua pur avendo qualcosa da comunicare. In quei casi il parlante può non rinunciare a esprimere ciò che intende dire sfruttando risorse alternative, tra cui i gesti pantomimici.

Se il lettore ha preso parte qualche volta al gioco del mimo, sa già di cosa si sta parlando. Tuttavia, per comprendere più a fondo questo tipo di gesti, è utile inquadrarli nel panorama più generale dei gesti comunicativi fornito da McNeill (1992; 2005).

I gesti pantomimici sono gesti (ossia una certa forma e un certo movimento delle mani) con cui si racconta una storia in assenza di parlato. Per certi versi somigliano ai gesti coverbali (quei gesti che invece si usano solo in sincronia con il parlato) perché entrambi iconici (cioè dal modo in cui vengono prodotti si può intuire il loro significato); per altri versi somigliano ai gesti delle lingue dei segni in uso nelle comunità di sordomuti (per es. la LIS, Lingua italiana dei segni) per l’assenza del parlato concomitante. A differenza di quest’ultimi, un gesto pantomimico (come in parte i coverbali) può essere creativo, cioè inventato sul momento dal parlante: in teoria un altro parlante può servirsi dello stesso gesto per comunicare un altro significato. Facciamo un esempio. Volendo mimare un “lungo corridoio”, un parlante può tracciare davanti a sé con la mano destra, con le dita tese unite e il palmo in orizzontale un percorso serpeggiante; lo stesso gesto può essere usato da un altro parlante come mimo di un “sentiero tortuoso”.

 

L’amore in alcuni gesti pantomimici di Ridolini

 

Una raccolta di gesti pantomimici di Ridolini (seppur commentati dalla voce del doppiatore milanese Tino Scotti) si trova nel lungometraggio Ridolini e la collana della suocera, realizzato in Italia nel 1952 e ritrovato da Enzo Pio Pignatiello e Denis Zanette (ora in DVD, Penny Video, 2018). Il divertimento è assicurato.

Se ci si concentra sullo sviluppo della linea narrativa legata all’amore, nato sui banchi di scuola, tra Ridolini e Dolly (interpretata da Lucille Carlisle), si possono osservare strategie diverse di pantomima: si passa dai gesti simbolici (quei gesti il cui significato è stabile e ben noto ai parlanti di una certa lingua), come quello di posizionare l’indice dritto verticalmente sul centro delle labbra (min. 03:52) che, eseguito da Ridolini verso Dolly in classe, può esser facilmente decodificato da uno spettatore italiano in una “richiesta di mantenere una certa intimità”, al gesto dello stesso Ridolini di disegnare su una lavagnetta un cuore (min. 04:00), atto di rappresentare un elemento che rimanda direttamente al significato di “amore”.

Espulso da scuola per le sue malefatte, Ridolini viene assunto come garzone nella fattoria del padre di Dolly: è qui che l’attore, rivolgendosi alla donna, prima pone la mano destra sul cuore (min. 09:32), a sottolineare continuità e coerenza rispetto al gesto precedente e al tema dell’amore; poi mima l’atto dell’abbracciare (min. 09:35). Accade allora qualcosa di diverso rispetto a quanto si è detto finora: Ridolini sceglie di mimare uno degli effetti dell’amore, che spinge due amanti a un abbraccio intenso.

Chiude il breve filo narrativo che si sta ripercorrendo la riproduzione del gesto delle mani sul cuore (min. 12:14), questa volta da parte del pretendente di Dolly, rivale di Ridolini. Il nostro attore rivendica il suo ruolo di innamorato alzando il braccio sinistro con la mano stretta a pugno (min. 13:08), tipica azione del combattente.

Questi pochi esempi sono sufficienti a dimostrare come Ridolini abbia saputo raccontare con le «parole del corpo» (per dirla con Poggi, 2006) la sua storia d’amore con Dolly, che continua ad essere interpretabile senza difficoltà a un secolo di distanza.

 

Dal cinema alla classe: un italiano LS pantomimico?

 

L’eredità ridoliniana appare oggi significativa se dal cinema ci si sposta nel contesto classe, in cui si possono progettare attività di role-play che vedano coinvolti studenti in qualità di “tanti piccoli Ridolini”.

In questa direzione può essere letto un esperimento pilota di micro-narrazione pantomimica realizzato con una classe di apprendenti d’italiano lingua straniera (LS) al terzo anno di un corso di laurea triennale in interpretariato e traduttologia. La classe è stata divisa in due gruppi e da ciascun gruppo sono stati scelti due soggetti “narranti”, chiamati a imitare a gesti parte del semplice testo della canzone Più bella cosa (1996) di Eros Ramazzotti, che continua a riscuotere fortuna anche all’estero (il brano rientra nel corpus preso a riferimento da Antonelli, 2010; sulla canzone come strumento didattico cfr. da ultimo Caon, Spaliviero, 2015, pp. 97 sgg.). I due gruppi hanno dovuto ricostruire il testo della canzone quanto più possibile fedele all’originale sulla base delle imitazioni dei due soggetti narranti.

Soffermandoci su queste ultime, si è potuto rilevare che il soggetto maschio con più anni di studio dell’italiano ha adottato strategie di rappresentazione pantomimica del testo più varie e più complesse rispetto a quelle dell’altro soggetto femmina: per es., per mimare “(storia) infinita” (nel testo della canzone si dice: Com’è cominciata io non saprei la storia infinita con te), il soggetto maschio ha creativamente riprodotto con le mani la forma di un cerchio molto esteso e inventato ex novo il gesto per “qualcosa che va oltre un certo limite fissato”, ovvero due elementi concretamente riproducibili e visibili, e direttamente collegati al concetto astratto di infinito (per un approfondimento dei risultati dell’esperimento, si rimanda a Nobili, in corso di stampa).

 

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Antonelli, G., Ma cosa vuoi che sia una canzone. Mezzo secolo di italiano cantato, Bologna, il Mulino, 2010.

 

Caon, F., Spaliviero, C., Educazione letteraria, linguistica, interculturale: intersezioni, Torino, Loescher Editore, 2015.

 

McNeill, D., Hand and mind. What gestures reveal about thought, Chicago, University of Chicago Press, 1992.

 

McNeill, D., Gesture and Thought, Chicago, University of Chicago Press, 2005.

 

Nobili, C., Cantar l’italiano mimando: un esperimento pilota di micro-narrazione, in Borreguero Zuloaga, M. (a cura di), L'italiano, lingua d'apprendimento: riflessioni teoriche, nuovi apprendenti e storia, Francoforte sul Meno, Peter Lang, in corso di stampa.

 

Poggi, I., Le parole del corpo. Introduzione alla comunicazione multimodale, Roma, Carocci, 2006.

 

Immagine: By Charles Donald Fox and Milton L. Silver (unknown photographer) [Public domain], via Wikimedia Commons


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