19 giugno 2020

Siglario portatile della scuola abbreviata, firmato DS

 

Sigle_meme

La plurisecolare arte della concisione, la brevitas tanto cara ai latini, pare ormai essersi affermata capillarmente (Valerio Magrelli, 2013).

In molte delle nostre modalità espressive, che sostanziano la società della comunicazione nella quale viviamo, parliamo, scriviamo e digitiamo, la brevità e le cosiddette forme brevi rappresentano il primo requisito dell'efficacia comunicativa.

 

Venne il tempo dell’inizialismo

 

Slogan, frasi caustiche, abbreviazioni e, soprattutto, sigle e conseguenti acronimi: distillati di parole, insomma, ponderati allo scopo d’agire direttamente sul nostro inconscio; nella notte dei tempi ci furono “INRI” e “SPQR”, ora ci sono “CEO” e “FIOM”, ma l’intento non è mutato granché: nel labirinto inestricabile delle sigle, la brevità e la rapidità sono condicio sine qua non per non perdere tempo e tenere alta l'attenzione, affinché nessuno si distragga, ma anche per ottimizzare lo spazio o per velocizzare la scrittura, esprimendo concetti in modo rapido ed economico.

Come notava Enrico Franceschini («La Repubblica», 2010) già un decennio addietro, parliamo e scriviamo sempre di più per sigle e acronimi (oggi il fenomeno è irreversibile): cioè utilizziamo quelle piccole parole, solitamente composte da tre o quattro lettere e scritte in caratteri maiuscoli, formate con le lettere o le sillabe iniziali di determinate frasi, periodi o definizioni. La sigla è, infatti, una nuova parola composta da una o più iniziali di altre parole che, insieme, formano una denominazione o una frase; l’acronimo (dal gr. ákron «estremità» + ónοma «nome») è invece il vocabolo che risulta dalla pronuncia di una sigla (Patota, citato in Demartini, 2011). Un peculiare tipo di sigla, ad esempio, è l’acrostico, parola composta dalle iniziali delle singole parole che la compongono (ALFA, Anonima Lombarda Fabbrica Automobili); ma va altresì considerato un ulteriore e curioso tipo d’acronimo, che nasce dal cosiddetto “inizialismo”, ovvero l’abitudine – più che consolidata – di esprimere concetti utilizzando unicamente le iniziali, per economizzare sulle parole o addirittura sulle lettere: nella vasta letteratura legata al fenomeno, si va dal celeberrimo LOL (ovvero Laugh out Loud, fatti una risata) sino al cervellotico Cul8r, che in inglese va letto “See you later”, ci vediamo più tardi.

 

Sovrapposizioni, sostituzioni, ambiguità

 

Ora, acronimi e acrostici hanno ormai da tempo invaso l'economia e la finanza (ICI, IMU, BCE, CUD), così come il sindacalismo (CGIL, CISL), le forze armate (EI), i servizi di sicurezza (SISDE, CIA), il mondo accademico (ANVUR), lo sport (CT), i media (TV), la politica (PD, IV, UDC), la normativa (DPCM, DL) o lo spettacolo (SIAE), tanto per citare d’emblée gli esempi più conosciuti.

Tuttavia all’interno della Pubblica Amministrazione (a proposito, PA) e – in particolare – del mondo della scuola, la sigla e l’acronimo trovano ormai da alcuni anni enorme spazio, tanto che la loro diffusione risulta oggi incontrastata. Abbreviazioni e sigle nascono continuamente, sovente in ottemperanza di normative e disposizioni governative o ministeriali, e s’affastellano nella vasta schiera delle sigle già in uso, talora sovrapponendosi (CM è la circolare ministeriale, ma è pure il codice meccanografico di ogni scuola), altrove facendo cadere in disuso la sigla utilizzata in precedenza (ad esempio quando ci riferisce al PEI non si richiama più il Progetto educativo d’Istituto – ormai rimpiazzato dal Piano triennale dell’Offerta Formativa – bensì il Piano educativo individualizzato, nell’àmbito della disabilità certificata) oppure creando un problema di disambiguazione, poiché fino a poco più di un anno fa parlando di PDF (Profilo Dinamico Funzionale, da poco sostituito dal Profilo di Funzionamento della persona) si poteva certo alludere anche al Portable Document Format.

 

Che cosa succede a distanza

 

Di recente, a séguito dell’emergenza epidemiologica ancora in atto, alcuni acronimi sono saliti alla ribalta, stimolando un enorme e sovente spinoso dibattito nazionale: primi tra tutti DAD (ovverosia Didattica a distanza, peraltro non totalmente sconosciuta all’universo scolastico e in qualche modo collegata, almeno ideologicamente, alla FAD, la Formazione a distanza) e il logico erede VAD (Valutazione a distanza), ma non sono i soli. In attuazione del Decreto Legge 22/2020 (e delle Ordinanze ad esso collegate), altri due temibili acronimi sono ora ben noti non solo agli addetti ai lavori, PAI e PIA, cioè il Piano d’apprendimento individualizzato e il Piano d’integrazione degli apprendimenti, due documenti obbligatori e relativi al recupero didattico e alla pianificazione operativa per il prossimo anno scolastico. L’ultimo acronimo nato (intorno alla seconda metà dello scorso mese di maggio), peraltro d’intenso impatto semantico, è LEAD, c’est-à-dire, Legami educativi a distanza, ossia veri e propri orientamenti pedagogici a distanza destinati ai bimbi del nido e della scuola dell’Infanzia.

 

Dalla A di ATA alla C di CTS

 

Comunque sia, a prescindere dalle novità appena descritte, il corpus degli acronimi scolastici è monumentale e stratificato e si è alimentato costantemente senza soluzione di continuità, lievitando quasi a dismisura. Senza la sterile pretesa d’esaustività, ecco un piccolo resoconto delle principali sigle utilizzate in àmbito scolastico, proposte in ordine alfabetico e non semantico: la scuola include il personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario), all’interno del quale c’è l’AA (Assistente Amministrativo) così come l’AT (Assistente Tecnico); ormai figura cardine di ogni scuola è l’AD (Animatore Digitale) e, a supporto della didattica, son di un certo rilievo le AE (Avanguardie Educative); a coordinare i progetti operativi nazionali c’è l’AdG (Autorità di Gestione), mentre il motore della tecnologicizzazione amministrativa è l’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale); un importante ruolo di vigilanza lo ha l’ANAC (Autorità Nazionale AntiCorruzione) e, nella contrattazione, la PA non può prescindere dall’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni); i docenti possono chiedere l’AP (Assegnazione Provvisoria) e, ugualmente, possono domandare l’APE (Anticipo Pensionistico); la didattica deve far fronte a molti BES (Bisogni Educativi Speciali), tra i quali si annoverano i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento); ampio è il ventaglio delle sigle nella contrattualistica: CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro), CCNI (Contratto Collettivo Nazionale Integrativo) o CCNQ (Contratto Collettivo Nazionale Quadro); il dirigente scolastico (pardon, DS, quale è chi ha scritto questo articolo) presiede il CdD (Collegio dei Docenti) ed è membro di diritto del CdI (Consiglio d’Istituto); per assegnare il bonus premiale è basilare l’apporto del CDV (Comitato di Valutazione), così come per gli aspiranti docenti è ormai d’obbligo acquisire i CFU (Crediti Formativi Universitari); nell’attività negoziale scolastica non si può prescindere dal CIG (Codice Identificativo di Gara) e neppure dalla CONSIP (Concessionaria Servizi Informativi Pubblici); sovente il Ministero dell’Istruzione (MI) chiede il parere del CSPI (Consiglio Superiore Pubblica Istruzione), mentre una nota metodologia didattica è il CLIL (Content and Language Integrated Learning); ormai diffusi sono i CPIA (Centri Provinciali Istruzione Adulti) e, sempre nell’ambito della disabilità certificata, grande visibilità hanno i CTS (Centri Territoriali di Supporto).

 

Dalla D di DOP alla I di ISCED

 

Quanto alla lettera d la faccenda si fa ancor più intricata: la scuola si deve far carico degli studenti con DOP (Disturbi Oppositivi della Personalità) o, più di frequente, con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento); i lavoratori non possono, per ragioni di sicurezza, prescindere dai DPI (Dispositivi di Protezione Individuale); a vegliare sulla privacy ogni scuola ha un DPO (Data Protector Officer, ovverosia il RPD, Responsabile Protezione Dati); per mappare ogni situazione di pericolo occorre redigere un DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) e, nel caso ci fossero dei lavori di ristrutturazione o di installazione in orario didattico, va predisposto un DUVRI (Documento Unico per la Valutazione dei Rischi da Interferenza), mentre nelle attività negoziali occorre richiedere un DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva).

Per superare la didattica trasmissiva sono utilissimi gli EAS (Episodi d’Apprendimento Situati), per conseguire la patente europea del computer va conseguita l’ECDL (European Computer Driving Licence), nella formazione degli adulti è stata attivata l’EPALE (Electronic Platform for Adult Learning); c’è un sistema che permette di confrontare le qualifiche professionali dei cittadini europei, ossia l’EQF (European Qualifications Framework), così come alcuni licei offrono l’opportunità di conseguire un doppio diploma, italo-francese, l’ESABAC (acronimo che nasce dal tamponamento tra Esame di Stato e Baccalauréat).

I fondi strutturali europei più utilizzati sono il FSE (Fondo Sociale Europeo) e il FESR (Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale), però le scuole poggiano ancora saldamente sul Fis (Fondo d’Istituto), ormai confluito nel MOF (fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa) e lo stipendio dei dirigenti scolastici conta sul FUN (Fondo Unico Nazionale); l’accesso civico generalizzato ai documenti amministrativi è garantito dal FOIA (Freedom of Information Act), mentre croce e delizia per i docenti sono le GAE (Graduatorie a Esaurimento), le GM (Graduatorie di Merito) e le GMRE (Graduatorie di Merito Regionali a Esaurimento); tra le piattaforme interattive per la didattica ormai va per la maggiore la GSFE (Google Suite For Education), il nuovo codice privacy è il GDPR (General Data Protector Officer), nell’àmbito dei gruppi per l’inclusione scolastica ci sono il GLI (Gruppo di lavoro per l’Inclusione), il GLHO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione), il GIT (Gruppo per l’Inclusione Territoriale) e il GLIR (Gruppo Lavoro Inclusione Regionale); e ancora: la classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute è disposta dall’ICF (International Classification of Functioning), che, di fatto, ha soppiantato l’ICDH (International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps); gli ITP (Istituti Tecnici Superiori) hanno preso il posto degli IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) e, al pari dei percorsi didattici offerti dagli IP (Istituti Professionali), ci sono quelli legati agli IeFP (Istruzione e formazione professionale); noti a tutti sono l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo d’Istruzione e Formazione) e l’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione e Ricerca Educativa), meno conosciuti invece sono gli acronimi ITP (Insegnanti Tecnico-Pratici) e ISCED (International Standard Classification of Education).

 

Dalla L di LIM alla S di STEM

 

Anche chi è digiuno di scuola ormai conosce la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), mentre sovente gli aspiranti docenti ricorrono alla MAD (Messa a Disposizione); gli insegnanti italiani all’estero dipendono dal MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), così come nell’attività negoziale le Pubbliche Amministrazioni sovente ricorrono al MEPA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione); utile per districarsi nei PON (Programmi Operativi Nazionali) è il MOG (Manuale Operativo di Gestione), invece il NEV (Nucleo Esterno di Valutazione) è una delle principali componenti del SNV (Sistema Nazionale di Valutazione) e il NIV (Nucleo Interno di Valutazione) dà spesso un grosso aiuto al dirigente nella pianificazione del miglioramento del sistema scuola.

Ma non è finita: per gli studenti con disabilità certificata si redige un PEI (Piano Educativo Individualizzato), per quelli con disturbi specifici o non specifici dell’apprendimento s’appronta invece un PDP (Piano Didattico Personalizzato); il PdM (Piano di Miglioramento) scolastico segue sempre il RAV (Rapporto di Autovalutazione); la scuola si uniforma sempre al PNF (Piano Nazionale di Formazione), ma deve altresì tener conto del PNA (Piano Nazionale Anticorruzione) o del PNPV (Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale); se il PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) è l’evoluzione del POF (Piano dell’Offerta Formativa), il PSC è il Piano di Sicurezza e Coordinamento, mentre il PTCP è il Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione; un tempo c’era l’ASL (Alternanza scuola-lavoro), ora ci sono i PTCO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento); la sicurezza scolastica non potrebbe mai fare a meno del RSPP (Responsabile Servizio di Prevenzione e Protezione) e i lavoratori possono contare sul RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza); il procedimento amministrativo abbisogna di un responsabile unico (RUP) e il baluardo sindacale per i docenti sono le RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie).

Si potrebbe continuare a lungo, ma basti ancora rammentare che il motore dell’azione amministrativa della scuola è il portale SIDI (Sistema Informativo dell’Istruzione), che nelle procedure afferenti alle pubbliche gare d’appalto un ruolo importante ha certo il SIMOG (Sistema Informativo Monitoraggio Gare), che ogni docente ha la possibilità di opzionare una vasta gamma di corsi di formazione tramite la piattaforma SOFIA (Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative d’Aggiornamento dei docenti) oppure che un efficace paradigma educativo basato su applicazioni reali e autentiche passa per le discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Math).

 

Siglare per semplificare o per complicare?

 

Dunque un’ondata di sigle e d’acronimi, talora curiosi, che il mondo della scuola (e, più in generale della Pubblica Amministrazione) produce e poi stratifica: sigle nuove nascono continuamente, si giustappongono, a volte soppiantano quelle precedenti, altre si affiancano alle vecchie, altre ancora si scindono creando nuovi significati, nuove locuzioni, perfino nuove espressioni idiomatiche (magari circoscritte al mondo scolastico).

Come sottolineato in precedenza, lo scopo principale della sigla è indubbiamente quello di alleggerire il testo, ottimizzandone la comprensione e, parimenti, di fare economia sulla scrittura e conservare intatta l’attenzione del lettore.

Tuttavia in molte circostanze l’abuso delle sigle finisce per ottenere l’esito opposto, rendendo ancor più circoscritti ed esclusivi linguaggi già di per sé settoriali, con la conseguenza di limitare o precludere la comprensione ai non addetti ai lavori, a partire dai primi destinatari dell’attività e della vita scolastica: discenti e famiglie.

 

 

Bibliografia e sitografia di riferimento

 

Valerio Magrelli, Elogio alla brevitas, da «La repubblica» del 10 ottobre 2013

 

Enrico Franceschini, La lingua moderna si riduce alle iniziali, da «La repubblica» del 6 settembre 2010

 

Silvia Demartini, Sigle, in Treccani “Enciclopedia dell’Italiano”, 2011

 

http://www.snalsbrindisi.it/acronimi_scuola.htm

 

https://dimascuola.blogspot.com/2019/03/glossario-termini-scolastici-e-acronimi.html

 

https://www.comprensivocesari.edu.it/sito/downloadAllegatiSito.php?idFile=6228

 

Immagine: Die Dorfschule

 

Crediti immagine: Johann Peter Hasenclever / Public domain

 

 

 

 

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0