14 ottobre 2021

Calchi linguistici che vanno virali su TikTok

Nei punti in cui il sottocodice dei social network si interseca con il linguaggio giovanile italiano, l’inglese mostra una sempre maggiore incidenza non solo come fonte di prestiti integrali, ma come lingua con la quale entrare più vivacemente in contatto attraverso l’adattamento di prestiti, la produzione di calchi, la comunicazione mistilingue.

 

Creator, trend e challenge

 

Se internet favorisce la connessione tra utenti di tutto il mondo, la piattaforma TikTok sembra permettere, in aggiunta ad altri social network, un’interazione più intensa con contenuti prodotti in una lingua diversa da quella del fruitore. Una semplice interfaccia bipartita nelle categorie Seguiti (che mostra i contenuti degli utenti che segui) e Per Te (che mostra i contenuti di utenti che non segui ma che, in base alle tue preferenze, potrebbero interessarti) permette al consumatore di guardare quotidianamente nuovi video prodotti da creator che non conosce. Tra questi ultimi, ovviamente, capita di imbattersi in autori anglofoni, tanto più che, con il diffuso ripetersi dei trend (cioè di un canovaccio di un video che viene lanciato da un autore e viene ripetuto in serie e personalizzato dagli altri diventando, in questo modo, di tendenza) e delle challenge (con le quali si ‘sfida’, o meglio, si invita qualcuno a emulare, in un video, una determinata azione), gli utenti di tutte le lingue possono immediatamente interagire tra di loro.

 

Contatti tra persone, contatti tra lingue

 

È anche in questo modo che viene favorito l’incontro con contenuti non italofoni (generalmente anglofoni) e quindi tra utenti che non parlano la stessa lingua: così, il rapporto più diretto tra parlanti, oltre a favorire una maggiore competenza bilingue, permette l’ingresso di prestiti e calchi nel repertorio dei singoli e della comunità di internet. Si tratta, come di solito avviene con i gerghi, di espressioni la cui tenuta nella lingua è impossibile prevedere, tanto che la descrizione di un uso linguistico oggi in voga sui social e tra i giovani potrà essere letta, fra pochi anni (nei casi più fortunati), come un mero esercizio archeologico.

 

Boomer e parole non per boomer

 

Ci sono, comunque, dei prestiti inglesi che sembrano avere avuto negli ultimi anni la fortuna di passare dalla lingua settoriale dei social alla lingua parlata (dei giovani) e che sembrano mostrare una certa resistenza: pensiamo a crush, che sostituisce cotta, boomer che, al netto di spiegazioni tecniche che individuano nel boomer un nato nel secondo dopoguerra, è sostanzialmente il sinonimo attuale del sessantottino matusa (un boomer può essere, per dire, anche un trentenne, cioè un millennial, che pretende di spiegare cos’è TikTok), e cringe (disagevole, imbarazzante) che è già diventato talmente parte del lessico giovanile da essere integrato nelle strutture morfosintattiche dell’italiano con, tra gli altri, il suo derivato cringiata (“che cringiata!”) e il verbo cringiare (“sto cringiando”; nei casi più gravi si “cringia malissimo”).

 

Un duettare transitivo

 

A parte questi casi, diffusi trasversalmente in diamesia e in diafasia, abbiamo però una serie di tratti linguistici che riguardano esclusivamente (per ora) la lingua di internet e, più nello specifico, un determinato sottosettore della stessa: la lingua dei videogiochi, quella dei meme e quella dei social, pur in ovvia comunicazione tra loro, mostrano una terminologia specifica che non sempre ha ragione d’esistere al di fuori del contesto in cui è nata. Come ogni piattaforma, quindi, TikTok presenta una serie di usi propri dell’interazione su questo social e, tra gli elementi diffusi tra i tiktoker italiani e derivati dal contatto con l’inglese, si può segnalare l’uso transitivo del verbo duettare. Infatti, tra i vari trend che impazzano su TikTok ci sono i cosiddetti duetti (duets), video in cui un soggetto si registra mentre fa qualcosa, dando la possibilità (per esempio lasciando spazi di silenzio tra una battuta e l’altra) a un altro utente di registrare il proprio video durante il quale duetta, appunto, con il primo autore. Un ovvio esempio è dato dalle canzoni a due voci, ma sono diffusi anche duetti didattici in cui un madrelingua (o chi si considera un esperto in una data lingua) pronuncia una parola e lascia a chi verrà dopo di lui il tempo per ripeterla seguendo le sue direttive fonetiche. In casi come questi, l’autore anglofono che vuole proporre un duetto generalmente dice o scrive: duet me o duet this video, che, in italiano, diventa duettami o duetta questo video.

In italiano, tuttavia, duettare è un verbo intransitivo (si duetta con qualcuno, non si duetta qualcosa), ma si noti anche che si tratta di un verbo (denominale da duetto) di per sé recente, essendo attestato per la prima volta nel 1929. L’uso attualmente in voga tra gli autori di video italiani ricalca strutturalmente un uso anglofono: grazie all’omoradicalità tra duettare e (to) duet (dovuta al fatto che il sost. duet da cui il verbo inglese è derivato è, a sua volta, un prestito dall’italiano), un tratto presente nel corrispettivo inglese si aggiunge al preesistente verbo italiano. Per intenderci, mentre cringe è un prestito che, nel derivato cringiare viene adattato alle regole morfosintattiche dell’italiano, l’uso transitivo di duettare è un calco perché qui si riproduce, su un supporto della lingua d’arrivo, una proprietà presente nella lingua di partenza.

Questo nuovo uso del verbo, poi, può anche offrirsi a usi traslati, come mostra il tweet seguente che si riferisce ironicamente all’alto tasso di duetti ai quali si è prestato Claudio Baglioni durante il Festival di Sanremo 2019:

 

(1)

CLAUDIO BAGLIONI DUETTAMI LA VITA

(8/2/2019)

 

Come essere virali

 

Duettare (trans.) non è, però, l’unico caso di influenza inglese nella lingua degli utenti della piattaforma. Su TikTok, infatti, i video non diventano virali, ma vanno virali (going viral), raggiungono, cioè, dei numeri di diffusione importante, finendo (o andando) nella categoria dei Per Te (For You). Da notare che, nel passaggio da going viral ad andare virale, viene portato a compimento un processo di calco già cominciato anni fa con l’attribuzione del significato inglese («che si diffonde in modo rapido e capillare») alla parola preesistente virale: se, in origine, con virale il calco era semantico e riguardava solo le sfumature di significato che si aggiungevano al lessema italiano, ora con andare virale il calco è diventato strutturale e coinvolge anche il verbo che regge l’aggettivo. In questo modo, il verbo andare non viene più usato in funzione predicativa ma copulativa, sostituendosi – almeno se associato all’aggettivo virale – ai significati normalmente spettanti a diventare.

Quest’ultimo uso, poi, a partire da TikTok ha cominciato a diffondersi anche su altri social:

 

(3)

Come far andare virali i Reels di Instagram?

            (12/9/21)

 

E, ad andare virali non sono più soltanto i video:

 

(4)

il problema di TikTok è che vanno virali cose positive e cose negative

            (18/5/21)

 

(5)

A volte su TikTok vanno virali anche canzoni insolite

            (25/8/21)

 

Un cambiamento nella morfosintassi

 

L’uso di modellare l’italiano sulla base di costruzioni inglesi è, dunque, abbastanza diffuso nella lingua di TikTok – e in quella di internet più recente, in generale. Si tratta di un fenomeno diverso rispetto all’introduzione di un prestito inglese non adattato, perché prevede un cambiamento nella morfosintassi della lingua, com’è il caso dell’importazione dell’uso transitivo del verbo, di per sé intransitivo, duettare.

Come si è detto all’inizio, è impossibile giudicare, nel presente, quale neologismo sarà destinato a travasare da un gergo alla lingua comune e quale poi attecchirà effettivamente negli usi dei parlanti.

La pratica di adattare termini inglesi alle caratteristiche dell’italiano a opera dei più giovani fruitori di internet mostra, però, un’interessante tendenza che, affiancandosi alla ben documentata propensione all’acquisizione di prestiti non adattati, si diffonde di pari passo alla diffusione di forme di bilinguismo italiano-inglese.

 

Per approfondire

Antonelli, G., L’italiano nella società della comunicazione 2.0, Bologna, il Mulino, 2016

Berruto, G., Sociolinguistica dell’italiano contemporaneo, Roma, Carocci, 2012

Cerruti, M., Corino, E., Onesti, C. (a cura di), Formale e informale. La variazione di registro nella comunicazione elettronica, Roma, Carocci, 2011

Fusco, F. Che cos’è l’interlinguistica, Roma, Carocci, 2008

Gusmani, R., Saggi sull’interferenza linguistica, Firenze, Le Lettere, 1986

Patota, G & Rossi, F. (a cura di), L’italiano e la rete, le reti per l’italiano, Accademia della Crusca – GoWere, Firenze, 2018.

 

Immagine: TikTok app icon on a mobile phone

 

Crediti immagine: Solen Feyissa, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, attraverso Wikimedia Commons


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