17 giugno 2020

«This is italiano vero futuristic tarantella». Sull’italo dialecto del rapper Turi

 

In un’intervista per Rap.tv, un po’ casalinga, Turi, Calabro 9 o Funky Turi, in real life Salvatore Scatarreggia (classe 1976, di Oppido Mamertina in provincia di Reggio Calabria), si racconta, e racconta largamente del suo “street album”, Lealtà e Rispetto (Macro Beats, 2009). Lo “street album”, differentemente dall’album vero-e-proprio, dovrebbe essere meno “ufficiale”, un luogo di sperimentazione, diretto a una nicchia, la nicchia dell’hip hop e del rap underground. Ebbene, Turi stesso non si sarebbe aspettato questo successo, viste le intenzioni: con il brano di testa Capeesh l’album diventa piuttosto popolare, e in qualche modo smuove il panorama con la sua attenzione alla lingua, anzi alle lingue. Lealtà e Rispetto raccoglie nove pezzi in italo dialecto (dall’omonima canzone), o in calabringlish, volendo univerbare.

 

Italiano e inglese

 

La mescolanza di italiano e inglese, diciamolo, non è certo una novità. I più penseranno a Zucchero, forse a Caparezza (che avendo a che fare con un immaginario nerd, per Abiura di me per esempio, o con l’immaginario musicale Rock, non può che parlare a volte inglese, spesso in ritornello), perché no a Battiato; ma anche o soprattutto allo stesso rap italiano, che abitualmente ricorre all’inglese, per il legame genetico con la madrepatria America e per la conseguente formularità di alcune scelte; si può pensare anche alla trap, con quel suo modo di de-semantizzare. I più nostalgici penseranno a Mambo Italiano di Dean Martin, che però è anglofono e parla “italiano”, col suo «all you calabresi do de mambo like a crazy». Volendo esagerare, quanti cantanti folkloristicamente mescolano la madrelingua con un italiano stereotipizzato (ma è una prospettiva ribaltata)? Numero uno (Luca Toni) di Matze Knop sicuro, ma qui si passa la frontiera del trash, ed è meglio arrestarsi.

Dal Rap però, e nel Rap le maggiori possibilità. L’ipotesi interlinguistica è certo stata attraversata, si pensi a In The Panchine (2005), album di In The Panchine, per l’appunto, progetto romano (e la filologia spingerebbe per un sondaggio dei legami: non a caso Turi ha vissuto a lungo a Roma, formandosi lì artisticamente, tanto da chiamare il suo primo EP Aspromonte a Roma [1999]; e collaborando con Piotta). Non c’è, a questo punto, pretesa però di trovare un “archetipo”, soprattutto perché l’ipotesi è di una genealogia “orale”, di pratica conviviale e goliardica.

 

Il folk calabrese: Muttetta e Tarantella

 

Tornando a Turi. Il concept dello street album è in sostanza la mescolanza linguistica. Viene da chiedersi allora perché quel titolo: Lealtà e Rispetto (e non già una mescolanza, come In The Panchine). L’autore nell’intervista citata sorride leggermente imbarazzato, forse rendendosi conto dei possibili fraintendimenti: ma il suo riferimento è alla «musica folk calabrese», in particolare a quelle cassette, adesso cd, con incisi «stornelli», dal titolo “canzoni di malavita”, “lealtà e rispetto”, et similia. Si tratta di variazioni su un tema, sia come argomento sia musicale. Muttette e tarantelle. In entrambi i casi, la frequentazione del tema “malavitoso” è un topos (al pari di quello d’amore), ed è a mio parere il ponte di immaginario con la scena Hip Hop e Rap americana. Mi spiego: nella cultura folk calabrese – che continua in forme serializzate, soprattutto durante performance pubbliche e programmate, come feste patronali e sagre, o durante l’estate – il cantante può improvvisare dei versi, musicando o facendosi accompagnare, dando battaglia a un soggetto (addirittura, in alcune realtà, in spazio-tempo differente, il cantante era il pueta, e indossava una fascia che lo rendeva riconoscibile e dunque “immune” e libero di dire qualsiasi cosa senza ripercussioni). È il caso della muttetta, che qui vorrei avvicinare alla battle tipica dei generi musicali street americani – molti avranno a mente la scalata di Eminem in 8 mile (Curtis Hanson, 2002). La tarantella invece, meno improvvisata, usava essere introdotta da didascalie in rima o assonanzate che presentassero soggetto e oggetto del testo, con ambientazione “di strada”. Ovviamente, questi schematismi rischiano il tradimento, vista la eterogeneità delle soluzioni.

La scelta del titolo si fa così felice connotazione di un immaginario-ponte, di un immaginario in collegamento oltreoceanico, forse direttamente Calabria Meridionale – New Jersey (citatissimo nei testi), lo stato dei Soprano (David Chase, 1999-2007) per intenderci.

 

«è comunque molto slang grezzo»

 

L’immaginario-ponte è la conditio sine qua non dello switch linguistico. Turi mescola come olio e acqua il calabrese meridionale estremo e l’inglese americano, con l’accortezza che si tratti di un inglese musicale e cinematografico, cioè l’inglese che l’Italia importa con maggior frequenza, e di cui, per prestigio, subisce l’influenza. Dico come olio e acqua perché l’operazione non è volta alla creazione di un nuovo regime morfosintattico (una “dissoluzione”), ma è volto alla giustapposizione o alla sostituzione di formule [i corsivi sono dello scrivente]:

 

I’m the real storytella

no time for the stupid cugghiunella

this is italiano vero futuristic tarantella

ti cumbinu a murtatella, goodfella

now I drop my shit over your umbrella-ella hey...

back in the days when I was younger

i botti a pallettoni nta serranda

sbucata i vanda a vanda

I’m from the ground ground under

simu figghioli ca muntagna comu mamma

 

unu, pa famigghia understand pecuruni

my life is my life, ca non cartamu turruni

so, you don’t forget the roots chi me canzuni

due, pi tutti i vecchi cu rosariu ‘nto barcuni

number three, you all wanna be,

ca munti cu munti non si ncuntra ma frunti e frunti sì,

so wash your mouth if you talk to me

and if you think you’re cool, va fa nto culu you see?

 

(da Capeesh)

 

Ho scelto di eliminare gli apostrofi in luogo di elisione o apocope nel calabrese: poiché non esiste una norma scritta, è più economico semplificare la trascrizione, considerando anche l’alta frequenza di questi segni in inglese. Si è detto che l’inglese utilizzato è quello “formulare”, musicale o cinematografico. Capeesh, effettivamente, comincia con una voce off non dell’autore, tratta da Goodfellas di Martin Scorsese (1990), uno dei modelli del gangster movie americano. Sono le parole di Joe Pesci: «I’m funny how. I mean, I’m funny like I’m a clown. I amuse you? I make you laught? I’m here to fuckin’ amuse you? What do you mean funny. Funny how. How am I funny. How the fuck am I funny. What the fuck…». Ecco infatti che in posizione-rima c’è l’indizio «goodfella». Altre frasi provengono dal linguaggio dei mafia movie americani: «so wash your mouth if you talk to me», per esempio, ma ne è costellato l’intero album; così come è costellato di frasi formulari dal lessico musicale, con non infrequenti citazioni dirette («umbrella-ella»). Si noti come di fatto non c’è una complicazione morfosintattica, piuttosto il focus è in toto ritmico.       

 

L’anaptissi di businissi

 

Non a caso le difficoltà maggiori risiedono nella rima, includendovi assonanze e consonanze: si ricordi, a questo proposito, che il sistema vocalico del calabrese meridionale atono prevede tre possibilità, i, a e u, e non cinque. Questa “riduzione” semplifica il gioco, in un modo simile all’inglese, che per quanto riguarda la rima possiede uno spettro di soluzioni meno rigido dell’italiano. In parte nei testi di Turi le rime sono elaborate all’interno di una sola lingua (pecuruni-turruni-canzuni-barcuni). In parte, ed è qui l’elemento più spiazzante, sono interlinguistiche, sulla scorta del gozzaniano Nietzsche-camice, per cui due sistemi lessicali diversi, in entrambi i casi di scontro tra ceppi germanico e latino, hanno un inaspettato incontro in materia di fonetica, di pronuncia. Per Capeesh: storytella-cugghiunella-tarantella-goodfella; younger-serranda-vanda-under-mamma (in uno schema ABBAC, che però gioca sull’assonanza non grafica); be-sì-me-see; dal ritornello:

Capeesh? Capeesh? Na vota tu dissi,

i told you many times this is my businissi

Dissi-businissi, tra l’altro, è rima fondata sul fenomeno dell’anaptissi (dal Vocabolario Treccani: «l’inserzione cioè di una vocale fra due consonanti in modo che si determini una nuova sillaba; serve per lo più ad alleggerire il gruppo ai fini della pronuncia»), molto frequente in diastratia, nell’Italia meridionale, quando c’è da far interagire del lessico esterno al dialetto con il sistema del dialetto stesso, o della sua naturale prosecuzione di italiano regionale, specialmente da parte della fascia più anziana di popolazione (l’ironia sta nel fatto che anche il termine stesso anaptissi produce anaptissi, con la realizzazione anapitissi).

Per esemplificare, ancora: in Another Story (non dimenticando il feat di Shaone, tra napoletano e inglese): «A storia è natra e no sapi sta genti / but I know what you feel when the wallet is empty». In Radical Shit: «You looking bad like Britney / I can save your life co to rimi beneditti»; «Da terra i lupari / I’m the king of the party». In What’s Up Pizon: «U sacciu che t piaci / I know you like it». E, programmaticamente, in Italo Dialecto: «I’m living in New Jersey / let it mercy / the Piana is the place / down ca madonna i Polsi»; «Oh Signora, don’t care about your doughter / portamu quattru casci i pummadora» (con la parziale italianizzazione di pummarora in pummadora per far rimare doughter), continuando «so do you wanna more / vui ni vuliti ancora / portativvilli tutti ma mucciati sta pistola»; «Oh Mr Clooney / p mmia tu si cazzuni / t sparu mmenzu all’anchi / e t regalu nu bastuni / ch mi rrumpistvu i cugghiuni / ma tu pari s’eru gangster u riciva nte canzuni». Gli ultimi versi convalidano (la canzone è l’ultima dell’album) l’ipotesi di finzionalità (anche se non ce n’era bisogno) dell’ambientazione malavitosa, e sostenendo le ragioni di una necessità di immaginario-ponte.

Non si dimentichi, perché è abbastanza manifesto, che il concetto di rima nel rap è esteso in modo radicale all’assonanza: soprattutto per identità o somiglianza della vocale tonica – sono preoccupazioni ritmiche, di flow.

 

In chiusura

 

Fortunatamente l’argomento è declinato con problematicità: temi ricorrenti, quasi fosse questione di autocoscienza stilistica, sono l’immigrazione, la realizzazione personale, il movimento, come in Another Story: «Another man another story / another paisanu use to making for the glory»; persino in forma antinomia in New Connections. O la descrizione di una realtà desertica, periferica, in What’s Up Pizon. Sia chiaro: anche la mafia: l’io-lirico di Turi è un io in continua contraddizione, per necessità di “genere” o “forma” (aderenza a un immaginario malavitoso) e bisogno di distanziamento, professione direi etica. Per questo si diceva dell’importanza del verso «ma tu pari s’eru gangster u riciva nte canzuni» (Italo Dialecto), incrociato con l’ultima strofa di Capeesh:

 

One for the trouble

dui pe tutti l’emigranti

a ruminica a missa

e lunedì jastima i santi

cotrari a diciottanni si iettaru latitanti

e u maresciallu ancora aspetta ca ta canti

non sacciu nenti, I don’t know chi cazzu voli

my name is not Peter, not Don, not Paulie

ieu fazzu sulu musica e poi pisu i me paroli ya know

I use my brain comu a quindici pistoli.

I’m the original cumpari

and my businissi è sonari nte locali

amicu meu tu dissi, giru chi nimali

and now your mind is missing

because a mia ma po cacari.

 

Dietro la serie nominativa negativa «my name is not Peter, not Don, not Paulie» potrebbero nascondersi i nomi di personalità mafiose, profferendo distanziamento, perché il business dell’io-lirico è la musica, e nient’altro. La finzione auto-narrativa però prescrive l’avanguardia in termini di battle, non la retroguardia, ed è per questo che è il cervello, la capacità creativa ad essere “nociva” («I use my brain comu a quindici pistoli»), e alle professioni di distanziamento dalla violenza concreta si affiancano ipotesi contrarie, che avallino questa violenza. Ed ecco la meta-cognizione: di fronte a questo paradosso, chi riceve la canzone può solo rimanere confuso, vista la bravura dello scrittore: «and now your mind is missing / because a mia ma po cacari».

 

[le trascrizioni delle canzoni, in mancanza di documenti, sono ad opera dello scrivente, per questo motivo possono occorrere degli errori].

 

Sitografia

Intervista a Turi per Rap.tv.

https://www.youtube.com/watch?v=qlY0p0Qlof8&feature=youtu.be

Sonia Garcia, In The Panchine far away from problemi, «Vice», 8 ottobre 2014.

https://www.vice.com/it/article/68gvma/in-the-panchine-inedito

 

Canzoni

Dean Martin, Mambo Italiano

Demetrio Aroi e Mino Reitano, Muttetta Antica

Turi, Capeesh

Turi, Italo Dialecto Turi, Lealtà e Rispetto, Full Album

 

Immagine: Screenshot tratto da https://www.youtube.com/watch?v=XS_L3shq0pA


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