12 ottore 2020

Le mille bolle covid: breve storia di un neologismo semantico

Parole nel turbine vasto

 

Lontani i tempi in cui il fisico irlandese dell’Ottocento Lord Kelvin dichiarava di poter passare tutta la vita a studiare una bolla di sapone, il sistema economico contemporaneo è caratterizzato piuttosto dal succedersi di bolle speculative di ogni tipo, da quella tecnologica del 1999 alle bolle immobiliari che si presentano periodicamente sui mercati d’Europa e del mondo, mentre i cambiamenti climatici sono spesso responsabili di anomale bolle di calore o di freddo che sconvolgono le nostre stagioni. Eppure proprio la pandemia sembra portarci tante altre bolle (bolla di squadra, bolla sterile, bolla sociale…) ampliando il valore semantico del termine in maniera inedita. È quindi ai nuovi significati di bolla nel discorso sul coronavirus che sono dedicate le riflessioni che seguono.

 

In principio era una BULLA…

 

Bolla deriva dal latino bulla, presente già in Ovidio con il significato di ‘bolla d’acqua’, e sviluppa già nell’antichità classica significati secondari (come ‘borchia’ o ‘sigillo’, v. LEI s.v.).  Nell’italiano antico bolla è una ‘sferetta gassosa che si produce all’interno o sulla superficie di un liquido (specif. dell’acqua) in ebollizione’ (cfr. TLIO, s.v.), e la sua prima attestazione risale alla Commedia dantesca (1321): “bollia là giuso una pegola spessa, / che ‘nviscava la ripa d’ogne parte. / I’ vedea lei, ma non vedea in essa / mai che le bolle che ‘l bollor levava, / e gonfiar tutta, e riseder compressa” (Inferno 21.20). A questo primo significato si aggiunge, per similitudine, il valore semantico di ‘cavità sferoidale che può formarsi in corpi solidi’ (per esempio nel vetro, v. Vocabolario Treccani online), oltre a diversi usi settoriali nel campo della medicina (‘vescica, rigonfiamento cutaneo sieroso’), della fisica (bolla magnetica), della botanica (‘particolare fenomeno patologico per cui le foglie di alcune piante si accartocciano’), della chimica (‘boccia di vetro di alcuni apparecchi da laboratorio’, v. NDO 2019, s.v.) ecc. Quanto a bolla di sapone, attestato già in D’Annunzio (“Avete fatto mai, da ragazzi, le bolle di sapone? La bolla spunta a poco a poco dalla cannuccia, si arrotonda, cresce cresce si colora, riflette poi la finestra, i vasi di fiori, le case di fronte, il cielo”), è molto frequente, anche nel discorso mediatico, l’uso figurato del termine per indicare una ‘cosa di nessuna consistenza, effimera (anche se non priva di una sua fragile precaria grazia e bellezza)’ (cfr. GDLI, s.v.).

Le definizioni appena illustrate non sembrano però in grado di dar conto pienamente dell’uso di bolla nel recente discorso giornalistico sul coronavirus, come dimostrano alcuni esempi: “Gli ispettori della Procura Figc nel ritiro di Castel Volturno per verificare la bolla del Napoli” (7 ottobre 202, Il Mattino), o anche “con buona pace delle classi-bolla e delle regole del distanziamento” (3 ottobre 2020, Repubblica).

 

Durante la fase due

 

Se nelle sue accezioni tradizionali il lessema bolla rimanda all’idea di rotondità e, nei suoi usi figurati, a qualcosa di effimero e inconsistente, nel discorso sul coronavirus sono altri gli aspetti semantici in primo piano. Soprattutto nella tarda fase due, quella caratterizzata dalla ripresa delle attività sportive e dall’inizio del nuovo anno scolastico, bolla si fa gradualmente strada nel “lessico della ripartenza” per conquistarvi un posto di tutto rilievo, entrando a fare parte di numerosi sintagmi di vario tipo e fungendo da modificatore di diversi composti. La tabella fornisce, senza pretese di esaustività, una prima classificazione esemplificativa sulla base di una selezione di articoli pubblicati su alcuni quotidiani nazionali e regionali – Corriere della sera, Repubblica, La Stampa, La Nazione, Il Mattino, Il Giornale, Il Sole 24 ore, La Gazzetta dello Sport, Corriere dello sport, Il Resto del Carlino – dal primo marzo 2020 a oggi).

Usi e funzioni di bolla nel discorso su Covid-19

L’unico composto con modificatore bolla attestato già nella cosiddetta fase uno della pandemia è reparto bolla, usato a partire dalla prima metà di marzo per designare i reparti ospedalieri riservati ai pazienti affetti da Covid-19 non bisognosi di terapia intensiva: “Per i pazienti meno gravi vogliamo costituire dei reparti ospedalieri sigillati al virus, dei reparti ‘bolla’, per la cura del Coronavirus” (9 marzo 2020, Corriere della sera); “Per coloro che non hanno necessità di questo tipo di assistenza, ma non possono neanche essere assistiti a domicilio, creeremo i reparti ‘bolla’” (10 marzo 2020, Repubblica). Dal punto di vista semantico, il composto sfrutta un’interpretazione figurata del costituente bolla nel senso di ‘condizione di isolamento’, talvolta – soprattutto nelle prime attestazioni del composto – menzionata anche in maniera esplicita (“Accanto alle terapie intensive, i cosiddetti reparti ‘bolla’, isolati”, 12 marzo 2020, La Nazione).

Nel discorso sul coronavirus però il termine bolla è soprattutto legato alla fase due, e infatti le sue attestazioni si moltiplicano a partire da fine aprile e soprattutto dal mese di maggio 2020, quando la ricerca di strumenti e misure che garantiscano una ripresa “in sicurezza” delle attività sociali e lavorative ha il proprio riflesso linguistico in un proliferare di neologismi e risemantizzazioni. Ecco quindi la bolla dell’autista, un sistema di protezione per i conducenti di mezzi pubblici (taxi, Uber ecc.) consistente in una sorta di bolla in PVC trasparente, calco traduzione di driver bubble detta anche bolla del guidatore: “La ‘bolla del guidatore’ così circonda il pilota isolandolo dal resto dell’abitacolo, senza dover costruire un compartimento separato in plexiglass o con altre strutture fisse” (27 aprile 2020, Repubblica). Ma a parte qualche caso analogo di neologismo occasionale (es. bolla di viaggio / travel bubble bolla entro la quale poter viaggiare senza limitazioni tra due paesi’), le numerose attestazioni di bolla nel contesto della ripartenza si collocano soprattutto del campo semantico dello sport.

 

Il pallone nella bolla sterile

 

Sono tante le attestazioni di bolla nel discorso mediatico incentrato sulla graduale ripresa di gare e allenamenti e, più in generale, sullo sport in tempo di pandemia. Si tratta soprattutto di sintagmi il cui secondo elemento rimanda esplicitamente alle attività sportive, come bolla di gara, bolla del torneo, bolla di squadra (e, meno specifico, bolla di gruppo), oppure formati da bolla di… seguito dal nome di una competizione sportiva (bolla dello US Open) o anche, per metonimia, dal toponimo della sua sede (bolla del foro italico): “Dunque: un test sierologico prima di ogni ritiro, due tamponi (a sei e tre giorni) prima di una gara per entrare nella bolla di squadra” (19 agosto 2020, La Gazzetta dello Sport); “il provvedimento riguarda non solo i corridori, ma anche i membri della dirigenza che sono integrati nella bolla di gara” (21 agosto 2020, Repubblica); “Berrettini resta così l’unico italiano in gara nella bolla di Flushing Meadows” (dal nome del parco in cui ha luogo il torneo di tennis US Open, 5 settembre 2020, La Stampa); “Da oltre due mesi, nella bolla di Disneyland, si gioca, più forti del Covid” (5 ottobre 2020, Repubblica). Difficile interpretare sintagmi del genere alla luce della definizione abituale del sostantivo bolla, finora (fino all’epoca “pre-covid”) non noto in quanto termine del linguaggio settoriale dello sport, tanto da risultare ancora ambiguo (“Juventus, sette giocatori lasciano la bolla: cosa significa”, 6 ottobre 2020, Il Giornale).

Per venire a capo di un uso apparentemente oscuro di bolla nel discorso (mediatico) sul coronavirus, almeno in ambito sportivo, è utile un salto indietro fino a metà aprile scorso, quando ci si interrogava sulle possibili modalità di una ripresa sicura delle attività sportive soprattutto di squadra. È in questo contesto che compare per la prima volta sulla stampa di settore il termine bolla, opportunamente virgolettato, come immagine che rappresenti l’isolamento di gruppo da imporre alle squadre di calcio della serie A in un’eventuale ripartenza del campionato:

 

“Quando le condizioni lo permetteranno la ripresa sarà accompagnata da un protocollo di «prescrizioni e raccomandazioni» riservate ai giocatori e a tutto il personale che opera a stretto contatto. Motivo per cui l‘intero gruppo vivrà in una ‘bolla’, con disposizioni severe a tutela assoluta della salute. In questo modo ogni squadra godrebbe di una protezione totale, indipendentemente – è la teoria dei club – dal luogo in cui si svolgerebbe la partita. Lo stadio rigorosamente a porte chiuse completerebbe il quadro: la Serie A si sposterebbe rispettando ogni disposizione e incontrerebbe solo interlocutori che si muovono sullo stesso piano.” (16 aprile 2020, La Gazzetta dello Sport)

 

Si tratta ancora solo di un’ipotesi, come evidenziano i condizionali di distanziamento (“godrebbe”, “si svolgerebbe”, “completerebbe”, “si sposterebbe”, “incontrerebbe”) disseminati nel testo, ipotesi che però sembra prendere sempre più piede, soprattutto in coincidenza della presentazione al governo del protocollo elaborato dalla commissione medica della Figc, così come permane l’immagine della bolla (“Sarà come vivere in una bolla e per qualcuno è un’esasperazione”, 18 aprile 2020, La Gazzetta dello Sport). A contribuire al consolidamento dell’immagine della bolla sarà la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa che, ai microfoni di GR Parlamento, a proposito della ripresa degli allenamenti collettivi del calcio, si vale della formula bolla sterile, immediatamente rilanciata dal consueto tam-tam dei media:

 

una soluzione tecnica e scientifica c’è. Se dovessimo usare un’immagine, potremmo parlare di una bolla sterile nella quale i giocatori entrano in una condizione di negatività al coronavirus e insieme a loro lo staff tecnico e tutti gli altri componenti del gruppo squadra. Una grande famiglia in un luogo sterile che deve restare in isolamento, in condizioni di totale sicurezza.(11 maggio 2020, Corriere dello Sport)

 

La bolla sterile, chiamata altrove anche bolla asettica, designa quindi una sorta di quarantena di gruppo in un luogo esclusivo (“i dubbi di molti club che hanno bisogno di un hotel in esclusiva per ricreare la bolla sterile in cui mettere al sicuro la squadra”, 14 maggio 2020, Corriere della sera), un lungo isolamento volontario che coinvolga l’intero “gruppo squadra”, inteso come “tutti coloro che nella fase di ripresa dovranno necessariamente operare e opereranno a stretto contatto tra di loro: i calciatori, gli allenatori, i massaggiatori, i fisioterapisti, i magazzinieri, altri componenti dello staff, etc. e, naturalmente, il Medico/i Sociale/i” (cfr. le “Indicazioni per la ripresa degli allenamenti delle squadre di calcio professionistiche e degli arbitri”, p. 3). Parlano a favore di quest’interpretazione anche le numerose riformulazioni e glosse esplicative di bolla (sterile / asettica) attestate in questa fase sui giornali, quali maxi ritiro, ritiro blindato, ritiro sigillato, ritiro / raduno / gruppo chiuso, raduno / ritiro permanente (“Il ritiro chiuso, la ‘bolla’ del raduno permanente per proteggere il gruppo squadra dal rischio contagio, passa l’esame del Cts”, 12 maggio 2020, La Gazzetta dello Sport). In seguito alle proteste dei giocatori proprio nei confronti dell’ipotesi della bolla / ‘ritiro prolungato’, il regolamento viene modificato: “niente più bolla, niente più gruppo chiuso, si dorme a casa” (18 maggio 2020, La Gazzetta dello Sport). Per garantire una certa continuità delle attività di allenamento e di gioco, viene invece istituito un isolamento del “gruppo squadra”, ma solo nel caso di accertata positività a Covid-19 di uno dei suoi membri: “Da quel momento tutti gli altri componenti del gruppo squadra verranno sottoposti a isolamento fiduciario presso una struttura concordata; […] nessun componente del suddetto gruppo squadra potrà avere contatti esterni, pur consentendo al gruppo isolato di proseguire gli allenamenti” (“Indicazioni per la ripresa degli allenamenti delle squadre di calcio professionistiche e degli arbitri”, p. 8). Si spiega così l’uso attuale di bolla in ambito calcistico: “Il nodo, secondo il presidente bianconero, sarebbe la gestione della positività di Zielinski e la mancata ‘bolla’ per proteggere il gruppo squadra” (5 ottobre 2020, Repubblica); “Nemmeno il tempo di arrivare alla fine del caso Juve-Napoli, che la questione bolla torna di attualità. E questa volta per quella bianconera” (6 ottobre 2020, Corriere della sera).

 

The Bubble in Disney World

 

Nel discorso sulla ripartenza delle attività sportive in tempo di pandemia, il concetto di bolla sterile / asettica si iscrive all’interno di una casistica ben più ampia di nuove accezioni del termine, non limitate al ‘ritiro di squadre di calcio e relativi staff per proteggere sé stesse e gli altri dal contagio’, ma estese a molti altri sport (almeno anche basket, Formula 1, ciclismo, tennis, golf, sci), nonché a intere competizioni e ai luoghi che le ospitano (“il luogo ‘bolla’ che ospiterà la ripresa del campionato di basket”, 1° luglio 2020, Repubblica). I nuovi usi di bolla in contesto sportivo sono accomunati dalla preminenza del valore semantico di ‘isolamento’ (già alla base dell’espressione bolla autoreferenziale, v. ZING 2020, s.v.), unito a quello – finora quanto meno insolito per il termine bolla – di ‘protezione’ e ‘sicurezza’: “I 176 ciclisti (16 italiani) dei 22 team (nessuno di casa nostra) vivranno per 3 settimane in una bolla, senza contatti con l’esterno” (7 settembre 2020, Il Sole 24 ore); “Cercheremo di tenere i giocatori e tutti gli operatori del torneo, all’interno di una ‘bolla’ di sicurezza” (21 luglio 2020, Repubblica).

A monte di questo ampliamento semantico del termine non c’è però soltanto una fortunata trovata estemporanea di qualche giornalista né il parlare metaforico di un politico, ma un anglismo, per quanto ben dissimulato. È infatti nel contesto anglo-americano delle discussioni sulla conclusione della stagione sportiva della NBA (la lega professionistica di pallacanestro degli USA), interrotta dal coronavirus, che nasce la bolla di Disney World / di Orlando o anche, più semplicemente, The Bubble, la Bolla per antonomasia, un ambiente protetto, isolato e autosufficiente all’interno del celebre parco di divertimenti Disney World (poco distante da Orlando, in Florida), in cui fare soggiornare tutte le squadre fino al termine del campionato evitando ogni spostamento e contatto esterno (in base alla cosiddetta logica della bolla): “Fra una settimana le prime squadre si trasferiranno nella bolla di Orlando per la ripartenza” (1 luglio 2020, Repubblica); “Sette colpi di pistola hanno fatto esplodere The Bubble, la ‘Bolla’ di Disney World, in Florida, dove le star del basket giocavano da un mese” (28 agosto, Repubblica). È quindi proprio la bolla di Orlando a fungere da modello anche linguistico per alludere a gare e attività sportive svolte in modalità di ‘isolamento protetto’, tanto negli USA (la bolla dello US Open o bolla di New York, che porterà anche qualche giornalista a ribattezzare l’intero torneo di tennis lo Slam della Bolla) che a casa nostra (“spiamo cosa succede nella bolla del foro italico”, 13 settembre 2020, Repubblica). Si tratta di un valore semantico di bolla nuovo anche per l’anglo-americano, monitorato dal gruppo lessicografico della redazione Merriam Webster: “Lately, bubble can be seen and heard in reference to an area within which competing sports teams stay isolated from the general public during a series of games that includes accomodations, amenities, and the location at which the games are held without spectators in attendance. This ‘bubble’ was conceived as a way to safely resume playing team sports during the COVID-19 pandemic.”

 

I bambini divisi in bolle

 

Oltre allo sport, c’è un altro ambito in cui la ripartenza sembra attuarsi a bolle: la scuola. Nel “Piano organizzativo a.s. 2020/2021 per la gestione dell’emergenza sanitaria da Covid-19 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca” si legge, a proposito della scuola dell’infanzia, che, vista l’impossibilità di applicare il distanziamento dato il tipo di attività svolte, “si procederà ad una separazione dei gruppi secondo il concetto della ‘bolla’. La bolla identifica un gruppo di bambini che utilizza spazi didattici e ludici, oggetti e giochi dedicati esclusivamente a loro, riducendo al minimo la possibilità di incroci sostanziali con altre bolle; anche gli insegnanti saranno assegnati, salvo eccezioni, ad un’unica bolla”. Non si trova menzione di bolle a proposito della scuola primaria e di quella secondaria di primo grado, per le quali si usa invece il termine classe-chiusa che poi, con una certa imprecisione terminologica, diventa gruppo omogeneo o coorte nelle linee guida della prefettura “per la sorveglianza Covid nelle scuole”. Il concetto base è quello della creazione di gruppi rigidi (detti anche gruppi stabili) il più circoscritti possibile, che impieghino in modo esclusivo materiale didattico e servizi igienici e che interferiscano al minimo con altri gruppi (ricreazione, entrate e uscite scaglionate). Nonostante i provvedimenti amministrativi usino bolla solo per i gruppi di bambini più piccoli, è proprio quest’ultimo termine ad attecchire di più nel discorso mediatico sulla ripresa scolastica, attestato tanto a proposito dei nidi (“Grazie al sistema delle ‘bolle’, ossia dei gruppi stabili composti sempre dagli stessi bambini (al massimo 7) e sempre dagli stessi educatori”, 11 settembre 2020, Repubblica), che in senso più generale (“I bambini frequentanti provengono da istituti e classi diverse: viene meno la famosa ‘bolla ’ sulla quale si basa la scuola anti-covid oggi”, 7 ottobre 2020, Il Resto del Carlino). Anche in questo caso per l’interpretazione del termine conviene spostare lo sguardo fuori d’Italia: se in Gran Bretagna il distanziamento nelle scuole avviene per bolle / bubbles (“Gli alunni devono essere divisi in ‘bolle’, ‘bubbles’ scrivono gli esperti del ministero dell’Educazione di Londra, gruppi chiusi che non si incontrano mai e che contengono più classi e tutti i professori che vi insegnano: le ‘bolle’ devono essere isolate durante la permanenza a scuola. E in caso di contagio, l’intera bolla sarà messa sotto osservazione o in isolamento, permettendo alle altre di continuare la propria attività”, 1° luglio 2020, Corriere della sera), è stata la Nuova Zelanda a introdurre per prima l’idea di bolla nel contesto della pandemia da Covid-19. Per alleggerire la solitudine causata dal confinamento, la Nuova Zelanda ha consentito anche al di là del nucleo familiare la creazione di bubbles, gruppi definiti ed esclusivi all’interno dei quali è possibile rinunciare a mascherine e distanziamento per un contatto fisico più stretto (“A bubble is defined as a group of people with whom you have close physical contact. The idea was first introduced in New Zealand”, 8 settembre 2020, BBC News). Il concetto (tante le sue declinazioni: germ bubble “bolla di germi”, social bubble o, in Belgio, bulle sociale “bolla sociale”, support bubble “bolla di sostegno”) è quindi filtrato, con contenuti variabili, nel “lessico della ripartenza” di paesi diversi, contribuendo anche in italiano all’ampliamento semantico di bolla.

 

Note

1 I composti coordinati appositivi sono un tipo di composto binominale (N + N) abbastanza diffuso soprattutto nel linguaggio giornalistico. Si tratta di giustapposizioni di sostantivi in cui il nome che funge da “testa” del composto è seguito da un altro nome in funzione di apposizione, come in guerra lampo (dove lampo significa ‘di breve durata’) o discussione fiume (dove fiume significa ‘di lunga durata’). Queste formazioni “sono caratterizzate da un’interpretazione figurata, o comunque non letterale, della non-testa. […] Sono interpretabili come [composti] coordinati perché l’oggetto cui fanno riferimento ha le caratteristiche, pur se in senso figurato, […] di entrambi i nomi costituenti” (Bisetto 2004, p. 37).

 

Testi citati

Bisetto, Antonietta (2004), “Composizione con elementi italiani”, in: Grossmann, Maria / Rainer, Franz (a cura di), La formazione delle parole in italiano, Tubinga, Niemeyer, pp. 33-51. 

GDLI: Battaglia, Salvatore (a cura di): Grande Dizionario della Lingua Italiana, Torino, UTET.

LEI: Pfister, Max / Schweickard, Wolfgang, Lessico Etimologico Italiano. Vol. VII (brac(c)hium – bulla, Wiesbaden, Reichert.

NDO 2019: Nuovo Devoto-Oli. Il vocabolario dell’italiano contemporaneo 2019, Devoto / Oli / Serianni / Trifone, volume e edizione digitale, Firenze: Le Monnier.

TLIO: Tesoro della lingua italiana delle origini, diretto da Pietro Beltrami con la collaborazione di Paolo Squillacioti e Pär Larson, Firenze, CNR - Opera del Vocabolario Italiano.

ZING 2020: Lo Zingarelli 2020, Bologna, Zanichelli, versione elettronica.

 

 

Immagine: Bolle di sapone

 

Crediti immagine: Acabashi / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)


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