26 gennaio 2022

Le canzoni descrittive (con un po’ di storia dentro)

Le canzoni dello sport

In questa ultima rassegna  delle canzoni incentrate sullo sport, ci si avvicina ai testi nei quali è prevalente l’aspetto di caratterizzazione dei personaggi, del paesaggio o della situazione alla quale si fa riferimento. A questo genere appartengono alcune tra le più celebri canzoni italiane, spesso trasmesse alla radio, ma anche più volte ripetute a grande richiesta durante i concerti dei vari cantautori; la loro popolarità è dovuta soprattutto al fatto che i protagonisti sono spesso vere e proprie leggende e miti della nostra storia sportiva.

 

È il caso di Nuvolari di Lucio Dalla, che riprende le gesta di uno dei più grandi piloti automobilistici di tutti i tempi, Tazio Nuvolari (1892-1953).

 

Nuvolari è basso di statura, Nuvolari è al di sotto del normale

Nuvolari ha cinquanta chili d’ossa Nuvolari ha un corpo eccezionale

Nuvolari ha le mani come artigli,

 

[…]

Il suo sguardo è di un falco per i figli,

i suoi muscoli sono muscoli eccezionali!

 

[…]

Nuvolari è bruno di colore, Nuvolari ha la maschera tagliente

Nuvolari ha la bocca sempre chiusa, di morire non gli importa niente…

 

In questa descrizione del tutto realistica che dipinge il ritratto di un uomo per certi versi sotto la norma, l’aggettivo ripetuto eccezionale fa invece presagire l’unicità di Nuvolari, protagonista di eventi sportivi già di per sé fuori dal comune per quell’epoca, ovvero la prima metà del ’900.

L’attenzione si centra poi sulla rappresentazione dello scenario che vede il passaggio del Mantovano volante, così definito dai suoi corregionali: la pianura, gli alberi della strada, “sui muri cocci di bottiglia” (tipici dei muretti a secco che fanno da confine nelle campagne italiane), la polvere. La descrizione ribadisce e accresce le componenti combattive, quasi eroiche, del pilota e del suo temperamento. Nuvolari, infatti:

 

Corre se piove, corre dentro al sole

Gli uccelli nell’aria perdono l’ali quando passa Nuvolari!

Quando corre Nuvolari mette paura…

perché il motore è feroce mentre taglia ruggendo la pianura

Gli alberi della strada

strisciano sulla piana,

sui muri cocci di bottiglia

si sciolgono come poltiglia,

tutta la polvere è spazzata via!

 

Infine c’è la gente, ci sono gli spettatori:

 

Quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari,

la gente arriva in mucchio e si stende sui prati,

quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari,

la gente aspetta il suo arrivo per ore e ore

e finalmente quando sente il rumore

salta in piedi e lo saluta con la mano,

gli grida parole d'amore,

e lo guarda scomparire

come guarda un soldato a cavallo,

a cavallo nel cielo di Aprile!

 

[…]

 

Quando passa Nuvolari ognuno sente il suo cuore è vicino

 

 

Non manca infine l’aspetto magico che rende la figura di Nuvolari una vera e propria leggenda:

 

Nuvolari ha un talismano contro i mali

 

[…]

Tre più tre per lui fa sempre sette

Con l’alfa rossa fa quello che vuole

dentro al fuoco di cento saette!

C'è sempre un numero in più nel destino quando corre Nuvolari…

Elemento accentuato, nel finale della canzone, dalla rievocazione di un episodio realmente accaduto a Nuvolari, che lungo la sua lunga carriera ha subito numerosi incidenti:

 

In gara Verona è davanti a Corvino

con un tempo d’inferno,

acqua, grandine e vento

pericolo di uscire di strada,

ad ogni giro un inferno

ma sbanda striscia è schiacciato

lo raccolgono quasi spacciato!

Ma Nuvolari rinasce come rinasce il ramarro

batte Varzi, Campari,

 

Borzacchini e Fagioli

Brilliperi

e Ascari.

 

 

Quest’ultima strofa rimanda alla storia dell’automobilismo dei primi 50 anni del Novecento, che trova riferimenti nella letteratura, per esempio in Questa storia (2005), in cui Alessandro Baricco racconta le vicende di un appassionato di auto e motori, ambientate appunto tra l’inizio ’900 e gli anni ’60, ma anche nel Manifesto del Futurismo (1909) di Tommaso Marinetti al punto 5 che sembra ricalcare il ritratto di Nuvolari appena delineato nella canzone: Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Vi sono poi altri elementi che riguardano la produzione artistica, come suggerisce la visione di quadri della stessa epoca di Giacomo Balla (1871-1958) Velocità d'automobile (1912 + 1913), Velocità astratta (1913), Velocità d'automobile + luce + rumore (1913), Velocità astratta + rumore (1913-1914), Forma rumore motociclista (1913-1914), dove il mito della velocità è portato al più alto livello di esaltazione e la storia di Tazio si inquadra perfettamente, anche sotto il profilo cronologico.

 

Continuando con altri testi di taglio descrittivo, numerose e ricche di spunti sono le canzoni dedicate al ciclismo e ai suoi protagonisti. Data la loro frequenza, è possibile addirittura ricostruire una storia di questo sport e della sua evoluzione: dai primi ciclisti storici Girardengo e Sante (protagonisti della canzone, intrigante già dal titolo, Il bandito e il Campione di Francesco De Gregori), al binomio Coppi-Bartali con il loro rapporto di amore/odio (in Coppi di Gino Paoli e Bartali di Paolo Conte), dove si ricorda la concorrenza con i francesi in strofe diventate famose:

 

quel naso triste come una salita

quegli occhi allegri da italiano in gita

e i francesi ci rispettano

 

che le balle ancor gli girano

[…]

 

quel naso triste da italiano allegro

tra i francesi che si incazzano,

 

 

per passare al Gimondi degli anni ’70 (Gimondi e il cannibale di Enrico Ruggeri e Sono Felice – che sfrutta il gioco di parole felice agg./Felice nome proprio di Gimondi – di Elio e le storie tese) con il suo rivale di sempre Eddie Merckx, per finire con le liriche dedicate a Mario Pantani, detto il “pirata” per via della bandana in testa (L’ultima salita dei Nomadi e E mi alzo sui pedali degli Stadio, tra le altre).

Sempre all’ambito ciclistico rimanda una delle prime liriche dedicate a questa specialità, Ciao Mama (1960) di Buonocore-Azzella, cantata da Gino Latilla e dal gruppo vocale Quartetto Cetra, che mostra un quadro autentico del ciclismo d’altri tempi, molto diverso da quello ipertecnologico e dopato dell’attualità:

 

Ciao Mama,

io vado vinco a torno,

puoi metter sin da adesso

l’abbacchio dentro il forno,

ho messo la maglietta tua di lana,

Ciao Mama, Ciao Mama

Il Commissario Tecnico mi chiama,

Ciao Mama, vedrai che vincerò

Ciao Mama,

il medico che dice,

se faccio ‘sta salita,

s’infiamma l’appendice,

ma in cima alla salita c’è la fama,

Ciao Mama, Ciao Mama

qualcuno dalla macchina mi chiama,

Ciao Mama vedrai che vincerò...

 

Saluto i tifosi del bar dello sport,

Ninetta, gli amici, ragazzi e bebè

ma in cima a tutti quanti,

un bacio ed un saluto voleranno a te

Ciao, Ciao...

 

 

Ciao Mama,

hai visto che volata,

fra poco torno a casa,

prepara la frittata,

avremo un po’ di gloria e un po’ di fama

che bello, Ciao Mama

 

Per ora solamente molta fama

Ciao Mama, spadella i maccheron….

 

 

Le cose importanti per il corridore dell’epoca sono la maglietta di lana della mamma; “il medico che dice, se faccio ‘sta salita, s’infiamma l’appendice”; i tifosi del bar dello sport da un lato, il Commissario Tecnico, la salita e la volata che danno Fama - non si parla ancora di soldi – dall’altra. A questo stesso mondo umile e modesto appartengono i riferimenti alla cucina popolare: abbacchio, frittata, maccheroni, incluso il gioco di parole sottinteso fama/fame.

 

Per i primi ciclisti, spesso provenienti da famiglie contadine e operaie, la filosofia era “tanta fatica per un poco di gloria” (Viene su dalla fatica E dalle strade bianche La fatica muta e bianca Che non cambia mai da Coppi di Gino Paoli). Per gli autori di Ciao Mama, affettuosamente scherzosi, al primo posto viene ancora e sempre la Mama, pronunciata senza la doppia “emme”, come si usava nel settentrione nelle parlate familiari, in quanto riprende il saluto tipico dei corridori alla radio prima, alla televisione poi.

Questi testi tracciano un vero e proprio percorso culturale, secondo il concetto di lingua come «precipitato della cultura» (Freddi 1994), perché, come sostiene il glottologo, «la lingua non è solo il riflesso di una realtà concreta, ma esprime anche l’immaginario di un popolo, incarna la visione che un popolo ha di sé, i suoi sogni, le sue fantasie».

 

Riferimenti bibliografici

Lorenzo Coveri, L’italiano e le canzoni, in Accademia della Crusca, 27 gennaio 2012, accademiadellacrusca.it

Giovanni Freddi, Glottodidattica. Fondamenti, metodi e tecniche, Torino, Utet Università, 1994.

 

 

Maria Carmela D'Angelo cura e scrive la serie intitolata Le canzoni dello sport:

 

Inni (o quasi)

Le canzoni che insegnano (o disegnano la vita)

 

Immagine: Bartali e un giovane Coppi al Giro del 1940, attraverso Wikimedia Commons

 


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