29 luglio 2021

Parole in movimento: passato, presente, futuro

Il diritto da vicino: parole (giuridiche) per un anno

 

L'incomprensione del presente nasce fatalmente dall'ignoranza del passato.

Forse non è però meno vano tentar di comprendere il passato, ove nulla si sappia del presente. (Marc Bloch)

 

 

Care estinte … e recuperi inattesi

 

Qualche anno fa, introducendo un bel lavoro sull’italiano scomparso, Vittorio Coletti (2018: 11) osservava: «Dietro la lingua che usiamo ce n’è un’altra; nel presente linguistico c’è un passato che, nel caso dell’italiano, si prolunga parecchio nei secoli e giunge almeno sino al Medioevo. Questo passato in gran parte è ancora vivo e attivo nella lingua di oggi; ma in parte non trascurabile è andato perduto o è stato sacrificato alle esigenze del cambiamento».

Per conoscere la storia, i cambiamenti semantici, la diffusione e talvolta l’uscita dall’uso dei termini italiani del diritto si avverte la necessità di un vocabolario storico (per il quale si adoperò a lungo Piero Fiorelli come racconta nella prefazione al suo volume del 2008). A tale mancanza in parte sopperiscono, unitamente ad altri strumenti abituali nella ricerca lessicografica dell’italiano, i due archivi realizzati dall’Istituto di Teoria e Tecniche dell’Informazione Giuridica (poi confluito nell’Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari): LLI (Lingua Legislativa Italiana) e Vocanet, consultabili liberamente in rete grazie all’Indice semantico per il Lessico giuridico italiano, IS-LeGI.

Non si tratta solo dei molti termini storici (come per es. guidrigildo dell’antico diritto germanico ‘prezzo che l’uccisore di un uomo libero doveva pagare alla famiglia dell’ucciso per riscattarsi dalla vendetta’ o corvée del diritto feudale ‘prestazioni personali dovute al signore, generalmente consistenti in alcune giornate di lavoro’), ma soprattutto di termini arcaici o scomparsi o di antiche accezioni non più vive o di cambiamenti di significato, anche dell’opacizzazione di originari significati giuridici.

Giusto qualche esempio: sono dell’italiano antico gravamento ‘pignoramento dei mobili di un debitore insolvente’ (cfr. GDLI, s.v.), convento ‘accordo, ciò che è stato stabilito con un patto’ (cfr. TLIO s.v.), raddotta ‘aggiunta di cittadini agli organi di governo del comune o delle corporazioni’ (negli Statuti senesi del Trecento, cfr. Lubello 2012: 206); è opaco ai più il significato di bargello, noto museo fiorentino noto in tutto il mondo per la sua collezione di statue rinascimentali, che risale, attraverso il latino medievale barigildus ‘capitano, capo, ufficiale addetto all’ordine pubblico’, al longobardo *bargildo ‘uomo libero soggetto a tributi’ (Lubello 2019: 472).

In questi movimenti sorprendono talvolta anche alcuni recuperi o ritorni inattesi, come i ristori del Decreto-Legge 28 ottobre 2020, n. 137, battezzato molto presto col nome Decreto Ristori, col significato, poco trasparente, in uso nel linguaggio burocratico del XIX sec. e poi scomparso, di ‘compensazione di un danno economico conseguente a un obbligo fissato da una norma di legge’. Il termine in quel significato ha un uso limitato anche in ambito giuridico per cui il suo ripescaggio sembra proprio bizzarro (con il fondato sospetto di Cortelazzo 2020 che potrebbe trattarsi di una consuetudine professionale dell’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte).

 

Girovagando tra repertori e banche dati: un vocabolario desideratum

 

Sull’utilità e sulla necessità di un vocabolario storico illuminano tre casi esemplari di storie del lessico giuridico i cui dati si radunano interrogando e incrociando repertori diversi.

Può succedere che siano le banche dati IS-LeGI a fornirci attestazioni più antiche e a condurci più indietro, per es. al 1593 per abigeato ‘furto del bestiame’ (rispetto al 1673, anno del Dottor volgare di De Luca, attestato nel GRADIT). O il caso contrario, in cui i dati IS-LeGI vanno integrati con la documentazione fornita da uno strumento ancora più specialistico, come il  Lessico Etimologico Italiano (LEI): per boscatico ‘tassa che si pagava, nell’età feudale, per avere il diritto di fare legna nei boschi o di condurvi al pascolo il bestiame’, documentato solo dal dal 1873, il LEI / Germanismi (s.v. got. *busk) fornisce un’importante attestazione già quattrocentesca milanese, boscadego, peraltro collegata a una compatta area geolinguistica che comprende il latino medievale di Lodi (1196), di Cremona (1198) e di Como (1279).

Infine, in questa casistica minima: quando c’è di mezzo l’italiano dei primi secoli è indispensabile uno sguardo al TLIO, come per chirografo ‘documento scritto e sottoscritto di propria mano’ (dal lat. chirographum), datato con IS-LeGI al 1632, mentre la documentazione del TLIO (s.v. cirògrafo) ci porta fino a Siena del primo ’300 (con il Constituto senese, cioè il monumento giuridico volgarizzato dal notaio Ranieri Gangalandi per volontà dell’amministrazione cittadina, e con il Libro Gallerani di Londra degli anni 1305-1308).  

 

Di stili e altre variazioni

 

Come in tutti i linguaggi specialistici anche in quello giuridico sono presenti molte parole non propriamente tecniche, pseudo-tecnicismi o tecnicismi cosiddetti collaterali, non necessari, ma preferiti per la loro connotazione tecnica, come marca di stile e di registro più alto, una sorta, con Mortara Garavelli (2001: 10-7) di «patina stilistica che copre inegualmente la normazione, la dottrina, gli atti giudiziari e amministrativi». Ecco due esempi efficaci forniti da Serianni (2012: 92): in un’aula di tribunale l’interrogatorio dei testimoni diventerà piuttosto l’escussione dei testi e il perito balistico riferirà che il proiettile ha attinto (non ha raggiunto) la vittima alla mano sinistra.

Ma esistono anche termini che possono avere significati diversi nel tempo o nei vari rami del diritto.

Nel tempo: è il caso di giurisdizione, descritto da Fusco (2019), che in latino (iuridisdictio) indicava inizialmente un’attività magistratuale molto diversa dall’attuale funzione giurisdizionale, mentre il termine ha avuto numerosi e continui mutamenti semantici addirittura già nel diritto romano e fino al Novecento.

Nei vari rami del diritto: è il caso di un termine studiato sulla base di IS-LeGI da Cammelli e Romano (2016), mandato, documentato in più di mille documenti giuridici dal 1295 al 1974, di cui viene individuata, accanto a ben otto accezioni già note dai vari repertori, un’accezione nuova tipica del diritto canonico. E in aggiunta viene allegata anche una preziosa e variegata fraseologia di ben 600 sintagmi rilevanti (dai molti latinismi, come mandato ad actum fino a mandato di cattura, di comparsa, di arresto ecc.; una curiosità: mandato di arresto compare la prima volta nel 1798 nella Costituzione della Repubblica Romana).

Insomma, senza dilungarci, una miniera di vicende di parole da studiare nelle pieghe del tempo, dei cambiamenti degli istituti giuridici, molte delle quali, come ho detto in altre puntate, non restano confinate negli usi settoriali, ma attraverso vari canali entrano e si acclimatano nella lingua d’uso.

 

Neologismi (quasi) quotidiani … e parole che mancano

 

Anche la lingua del diritto si arricchisce di parole nuove per dire di nuovi diritti, di nuovi reati, per regolare cambiamenti sociali e culturali: pensiamo al reato di stalking, all’affidamento congiunto o condiviso di un figlio a entrambi i genitori separati o divorziati, al biotestamento con cui si esprime la propria volontà in merito ai trattamenti sanitari da riceversi in caso di malattia, qualora non si fosse più in grado di intendere e di volere; e ancora al relativamente nuovo diritto all’oblio che compare nella giurisprudenza a partire dagli anni ’90 del secolo scorso per indicare ‘il diritto di un individuo a essere dimenticato e, in particolare, a non essere più menzionato in relazione a fatti che lo hanno riguardato in passato e che erano stati oggetto di cronaca.

Guardiamo, infine, più da vicino alcuni ingressi più recenti. Nelle nuove entrate dello Zingarelli 2020 ben quattro sono marcate come termini del diritto: un composto neoclassico, biodiritto (‘complesso dei temi giuridici relativi ai rapporti tra diritto, bioetica e scienze della vita’), due latinismi, obiter dictum (dal latino ‘detto incidentalmente’; nel testo di una sentenza è l’affermazione di carattere generale non funzionale alla decisione del caso oggetto di decisione) e pro bono (per pro bono publico ‘detto di assistenza legale prestata dall’avvocato gratuitamente a beneficio di chi non è in grado di pagarla’), e un anglicismo, claw-back (propr. ‘tirare a sé indietro; ‘in un contratto di lavoro, clausola che impegna il dipendente a restituire una quota o la totalità della parte accessoria dello stipendio in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi’).

È entrato nello Zingarelli 2021 e nel Devoto-Oli 2021 il Revenge porn ‘diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito destinati a rimanere privati e senza il consenso del soggetto’, ma va precisato che la norma dell’aprile 2019 che inserisce tale pratica tra i reati non usa l’anglismo (attestato in italiano almeno dal 2013).

Resta ancora un tema legato alla neologia, quello della mancanza di parole o di parole adatte, non solo nell’espressione giuridica: come si chiama il genitore che perde un figlio? E chi perde un fratello o una sorella? E il figlio dell’altro coniuge, spesso noto come figliastro? A volte succede che sia proprio l’ambito giuridico a sollecitare la formazione o almeno la riflessione su nuove parole che sappiano descrivere mondi e strutture sociali nuove, come da tempo per es. la famiglia cosiddetta allargata. Al posto di figliastro, con un suffisso neppure velatamente dispregiativo, Francesco Sabatini fece qualche anno fa la proposta, ben accolta non solo dal gruppo Incipit della Crusca, ma anche da giuristi come Michele Ainis, di usare configlio, formazione simile a quella di consuocero e compare. La proposta avveniva durante il dibattito per la cosiddetta stepchild adoption, istituto del diritto anglosassone con cui si indica l’adozione del figlio del partner, disciplinata in Italia dalla legge 184 del 4 maggio 1983 e fino al 2007 ammessa solo per le coppie sposate. È vero che la lingua antica a volte dispone di altre risorse: c’era un nome tra Due- e Quattrocento, privigno, latinismo raro, che però viene indicato come defunto già nell’Ottocento dal Tommaseo-Bellini (cfr. D’Achille 2016). Devo dire che configlio mi pare una parola bellissima, con quel prefisso ancora produttivo con- (nonostante la concorrenza di co- su influsso dell’inglese) che indica un valore positivo, quello di condivisione, inclusione e accoglienza, insomma una parola ben fondata e motivata anche etimologicamente. E a tal proposito mi viene in mente Balzano (2019: 83):

 

L’etimologia è un’arma utile perché può trasformarsi in disciplina militante: in un sapere che, come diceva Foucault, non serve solo a conoscere, ma a prendere posizione.

 

 

 

Riferimenti bibliografici    

Balzano 2019 = Marco Balzano, Le parole sono importanti. Dove nascono e cosa raccontano, Torino, Einaudi.  

Cammelli / Romano 2016 = Antonio Cammelli, Francesco Romano, Tecnologie per la storia del diritto: le attestazioni del termine “mandato” nei documenti giuridici antichi e contemporanei, www.historiaetius.eu - 9/2016 - paper 15.

Coletti 2018 = Vittorio Coletti, L’italiano scomparso. Grammatica della lingua che non c’è più, Bologna, il Mulino.

Cortelazzo 2020 = Michele A. Cortelazzo, Ristoro. Le parole della neopolitica.

D’Achille 2016 = Paolo D’Achille, Il configlio non è un figliastro, risposta del 2 agosto 2016.

DELIN = M. Cortelazzo e P. Zolli, Il nuovo etimologico. DELI. Dizionario Etimologico della Lingua Italiana seconda edizione a cura di M. Cortelazzo e M.A. Cortelazzo, Bologna, Zanichelli, 1999.

Fiorelli 2008 = Piero Fiorelli, Intorno alle parole del diritto, Milano, Giuffrè.

Fusco 2019 = Francesca Fusco, Tra antico e moderno, la parola «giurisdizione», in «Studi di lessicografia italiana», 36, pp. 5-29.

GDLI = Grande Dizionario della Lingua Italiana, fondato da S. Battaglia e poi diretto da G. Barberi Squarotti, 21 voll., Torino, UTET, 1961-2002.

GRADIT = T. De Mauro (dir.), Grande dizionario italiano dell’uso, 8 voll., Torino, UTET 1999-2007.

IS-LeGI = Indice Semantico per il Lessico Giuridico Italiano.

LEI / Germanismi = Lessico Etimologico Italiano di †Max Pfister, a cura di Elda Morlicchio, Wiesbaden, Reichert, dal 2002-.

Lubello 2012 = Sergio Lubello, con G. Basile e G. Iovane, Il lessico politico italiano ieri e oggi: uno sguardo attraverso il GRADIT, in S. Ferreri (a cura di), Lessico e lessicologia, Roma, Buzoni, pp. 203-224.

Lubello 2019 = Sergio Lubello, Italiano e lessico giuridico: il LEI sub specie iuris, in «L’Italia Dialettale», 80, pp. 465-475.

Mortara Garavelli 2001 = Bice Mortara Garavelli, Le parole e la giustizia. Divagazioni grammaticali e retoriche su testi giuridici italiani, Torino, Einaudi.

Serianni 2012 = Luca Serianni, Italiani scritti, Bologna, il Mulino (3a ed.).

TLIO = Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (consultabile al link: http://tlio.ovi. cnr.it/TLIO/).

Vocabolario Treccani on line.

 

Immagine: Sydney NSW Parliament Library

 

Crediti immagine: emmett anderson, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, attraverso Wikimedia Commons


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