11 settembre 2020

Educazione civica, cittadinanza e lingua a scuola: uno sguardo dentro la legge

 

Libertà e responsabilità

 

È stata tanto attesa, lungamente invocata, e finalmente è arrivata: parliamo dell’educazione civica, che da quest’anno scolastico viene introdotta (anzi, re-introdotta) a scuola per legge.

Considerata spesso come la panacea di tutti i mali, l’educazione civica ha rappresentato un “oggetto di desiderio” perfino negli scorsi mesi estivi. L’aumento dei contagi di Covid-19 da nord a sud d’Italia, conseguenza delle vacanze, dei viaggi e in particolare delle serate ferragostane in discoteca, ha infatti prodotto un coro di accuse contro la deresponsabilizzazione dei giovani per il mancato rispetto delle regole. «La trincea si è spostata, e ci stanno finendo dentro proprio ragazzi e ragazze, una generazione (naturalmente, senza generalizzare) disabituata al senso di responsabilità collettiva, cresciuta senza maestri né riferimenti, facilmente manipolabile dal gatto e dalla volpe di turno.  […] Non basta inserire l’educazione civica nei programmi didattici. Bisogna imporla da subito, con il dialogo ma anche con la franchezza necessaria, a chi è più esposto agli umori mutevoli dell’età e alle sirene malevoli dei cattivi esempi» [il grassetto è nell’articolo della versione on line del quotidiano]. Così scrive, ad esempio, il direttore del «Corriere della sera» nell’editoriale del 14 agosto 2020.

Chi lavora nella scuola sa che le cose sono molto più complesse di come possano apparire a osservatori e opinionisti esterni. Non c’è dubbio sul fatto che il ruolo dell’educazione nel preparare i giovani a svolgere il ruolo di cittadini sia fondamentale, ma è anche vero che il verbo imporre non è quello più adeguato quando è in gioco la formazione di competenze sociali e civiche. Si impara soprattutto attraverso la pratica quotidiana, se la scuola si pone come ambiente di apprendimento non soltanto degli alfabeti della cultura ma anche degli alfabeti riferiti alle relazioni sociali e civili. Un ambiente in cui le norme, i diritti e doveri possano essere interiorizzati traducendosi in atteggiamenti e comportamenti per la vita scolastica ed extrascolastica.

 

Educazione civica o educazione alla cittadinanza?

 

Siamo stati in molti a chiederci perché la legge parli di educazione civica, espressione più tradizionale rispetto a educazione alla cittadinanza, ormai diffusa a livello internazionale.

È vero che in questo campo le terminologie spesso non sono univoche: ne abbiamo un esempio nella scuola italiana, che dagli anni ’50 a oggi ha registrato espressioni quali “educazione civica”, “educazione alla convivenza democratica”, “educazione alla convivenza civile”, “cittadinanza e Costituzione”.

È pur vero però che sia l’UNESCO sia il Consiglio d’Europa utilizzano nei diversi documenti l’espressione “educazione alla cittadinanza” sin dagli anni ’90.

Per stabilire se tra le due diverse espressioni esistano differenze ci affidiamo all’esperto François Audigier, professore all’Università di Ginevra, che ha collaborato per molto tempo con il Consiglio d’Europa nei diversi progetti di educazione alla cittadinanza.

Audigier parla di un’evoluzione terminologica dovuta all’evoluzione delle problematiche e dei concetti. “Educazione civica” fa riferimento a una concezione del passato, che dava priorità alla conoscenza delle istituzioni politiche (locali, regionali o nazionali). “Educazione alla cittadinanza”, più recente, implica invece una concezione «che porta in primo piano l’esperienza di ciascuno e la ricerca di pratiche adatte a sviluppare atteggiamenti e comportamenti rispettosi dei diritti dell’uomo e della cittadinanza democratica».

L’educazione alla cittadinanza, poi, secondo l’esperto citato, ha un ambito più esteso sul piano dei contenuti, in quanto coinvolge i diversi aspetti della vita sociale e delle istituzioni; inoltre non è soltanto limitata alla frequenza scolastica ma va oltre la scuola.

Vogliamo sottolineare che l’aggettivo democratica ha accompagnato il termine cittadinanza sin da quando le politiche educative europee hanno dato avvio a questo importante tema di ricerca. L’ECD (educazione alla cittadinanza democratica) è stata inoltre messa in una stretta correlazione con l’EDU (educazione ai diritti umani). Le due educazioni, da sviluppare attraverso l’educazione formale, non formale e informale, si distinguono per focus e ambito più che per obiettivi e pratiche. 

L’ECD mira a far acquisire agli allievi conoscenze e abilità e a far costruire competenze, con lo sviluppo di atteggiamenti e comportamenti, per renderli capaci di esercitare e difendere i propri diritti e le proprie responsabilità democratiche nella società, di apprezzare la diversità e di assumere un ruolo attivo nella vita democratica, in vista della promozione e della protezione della democrazia e dello stato di diritto. Mediante l’EDU si tende poi a rendere capaci gli allievi di contribuire alla costruzione e alla difesa di una cultura universale dei diritti umani nella società e delle libertà democratiche in ogni aspetto della vita.

 

Uno sguardo all’Italia

 

Che relazione c’è tra i contenuti dei documenti europei e quanto è scritto nella legge italiana sull’educazione civica? Il primo comma dell’art. 1 ci fa ben sperare con la seguente affermazione: «L'educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri».

In realtà Il contenuto degli articoli successivi presenta molta confusione: la legge non sembra “essere venuta bene”.

Ad esempio, l’insegnamento dell’educazione civica è istituito nella scuola primaria e secondaria mentre per la scuola dell’infanzia si parla di iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile. Il termine cittadinanza viene poi accoppiato a quello di educazione quando si parla di educazione alla cittadinanza digitale, definita prima come «principio» da promuovere e successivamente come una delle «tematiche», al pari della Costituzione, della storia della bandiera e dell’inno nazionale, dell’educazione alla legalità e al contrasto delle mafie, della formazione di base in materia di protezione civile ecc.

In un altro caso si parla di educazione al volontariato e alla cittadinanza attiva da promuovere «nell'ambito dell'insegnamento trasversale dell'educazione civica» al pari dell’educazione stradale e di quella alla salute e al benessere. Si nominano inoltre le competenze di cittadinanza per esplicitare che vi rientra la conoscenza della Costituzione italiana.

Non si parla invece di cittadinanza democratica: l’aggettivo democratico e il sostantivo democrazia non sono presenti nel testo di legge. Probabilmente non sono piaciuti a qualcuno; ricordiamo infatti che la legge, approvata quasi all’unanimità, è stata un compromesso tra molti disegni di legge presentati da varie forze politiche. Anche per questo motivo il testo è confuso, un groviglio nel quale non è facile orientarsi, sebbene gli articoli siano pochi.

Per fortuna nel luglio scorso sono state diffuse dal Ministero dell’Istruzione alcune linee guida, scritte da qualche illuminato funzionario ministeriale. Queste linee potranno aiutare gli insegnanti a costruire il curricolo per l’educazione civica e a lavorare sul piano didattico. Nel mare magnum della legge vengono infatti selezionati tre nuclei concettuali che rappresentano pilastri fondamentali: lo studio della Costituzione, lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza digitale.

 

Lingua e cittadinanza

 

Sarebbe bastato poco per fare una legge migliore; sarebbe stato sufficiente consultare gli ottimi documenti già esistenti per la scuola italiana, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado. A titolo esemplificativo citiamo soltanto le Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo del 2012.

In questo documento, pubblicato con un decreto del ministro dell’Istruzione, l’educazione alla cittadinanza rappresenta una delle grandi finalità della scuola, e costituisce un fil rouge che attraversa tutto il testo. Ne vengono esplicitati alcuni obiettivi irrinunciabili, come «la costruzione del senso di legalità e lo sviluppo di un’etica della responsabilità, che si realizzano nel dovere di scegliere e agire in modo consapevole e che implicano l’impegno a elaborare idee e a promuovere azioni finalizzate al miglioramento continuo del proprio contesto di vita». L’idea degli estensori è che la scuola debba formare cittadini che possano partecipare in modo consapevole alla costruzione di collettività ampie e composite: da quella nazionale a quella europea a quella mondiale. Cittadini pronti ad agire nella società per contribuire al suo sviluppo, in grado di prendere iniziative e assumere responsabilità.

Nelle Indicazioni troviamo poi un’affermazione di fondamentale importanza; si dice infatti che «lo sviluppo di competenze linguistiche ampie e sicure è una condizione indispensabile per la crescita della persona e per l’esercizio pieno della cittadinanza, per l’accesso critico a tutti gli ambiti culturali e per il raggiungimento del successo scolastico in ogni settore di studio». Si stabilisce dunque uno stretto legame tra l’idea di cittadinanza, il suo esercizio pieno e l’acquisizione delle competenze linguistiche: una cittadinanza attiva può essere esercitata, e quindi messa in pratica, solo a condizione che si possieda un adeguato livello di controllo e di uso della lingua italiana. Come dire: un cittadino può partecipare attivamente e responsabilmente alla vita sociale e politica, economica e culturale, soltanto se possiede competenze linguistiche e comunicative che gli consentano, a titolo esemplificativo, di informarsi, intervenire in un dibattito pubblico, saper argomentare, esprimere opinioni, ascoltare opinioni divergenti… In relazione a ciò il testo delle Indicazioni ricorda che i conflitti possono essere risolti pacificamente secondo i principi del diritto democratico; occorre saperlo fare mediante adeguate abilità comunicative. il diritto alla parola (articolo 21) è infatti indicato come parte integrante dei diritti costituzionali e di cittadinanza: «è attraverso la parola e il dialogo tra interlocutori che si rispettano reciprocamente, infatti, che si costruiscono significati condivisi e si opera per sanare le divergenze, per acquisire punti di vista nuovi, per negoziare e dare un senso positivo alle differenze così come per prevenire e regolare i conflitti».

Si tratta di idee che richiamano quelle del GISCEL di un’educazione linguistica democratica che assuma l’impegno «di offrire a tutti senza distinzione i mezzi per realizzare il diritto alla parola come parte integrante dei diritti di cittadinanza. L’educazione linguistica democratica persegue infatti il miglioramento delle complessive capacità sociosemiotiche e linguistico-culturali di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, nativi o immigrati di qualsiasi nazione, lingua, razza, religione; tutti, non uno di meno».

Anche sulla relazione tra lingua ed esercizio della cittadinanza si tace nella legge che introduce l’educazione civica a scuola.

 

Testi citati

Carlo Verdelli, Coronavirus, i contagi crescono: e ai giovani arrivano messaggi sbagliati, corriere.it, 14 agosto 2020.

 

F. Audigier, Concept de base et compétences-clés pour l’éducation à la citoyenneté démocratique, Conseil de l’Europe, Strasbourg, 2000.

 

Risorse sull’educazione alla cittadinanza democratica e sull’educazione ai diritti umani sul sito del Consiglio d’Europa.

 

Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione.

 

Idee per un curricolo di educazione linguistica democratica, documento del GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica).

In proposito è utile rileggere le Dieci Tesi per l’educazione linguistica democratica del GISCEL, specialmente laddove (Tesi VIII) viene ricordato che «lo sviluppo e l’esercizio delle capacità linguistiche non vanno mai proposti e perseguiti come fini a se stessi, ma come strumenti di più ricca partecipazione alla vita sociale e intellettuale».

 

 

Immagine: Szkolna teoretyczna edukacja rowerowa

 

Crediti immagine: Porozumienie Rowerowe / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)


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