27 febbraio 2020

I punti della situazione. Viaggio nella punteggiatura dell’italiano di oggi - 9. Lineette doppie e lineetta singola

La lineetta

 

La lineetta è il segno più recente del sistema interpuntivo dell’italiano: compare infatti solo verso la seconda metà del Settecento, e si diffonde nel corso dell’Ottocento inizialmente a partire da testi letterari, sia in italiano che tradotti dall’inglese (Tonani 2011). Comunemente la lineetta è un segno doppio, come le parentesi o le virgolette, ma si trova anche, più raramente, in forma singola: come vedremo, le lineette doppie e la lineetta singola hanno funzioni testuali diverse.

La lineetta non deve essere confusa con il trattino, che non è un segno di punteggiatura ma un segno paragrafematico che si inserisce fra i due membri di un composto (Stato-nazione, tecnico-scientifico) o mette in relazione i componenti di una coppia (due-tre giorni, il treno Milano-Roma). Una panoramica dettagliata dell’uso del trattino si trova in Tonani (2011).

 

Le lineette doppie

 

Sintassi e testualità

Le lineette doppie si trovano tipicamente all’interno di testi complessi, in cui è necessario sfruttare appieno le possibilità del sistema interpuntivo per segnalare e fare emergere le gerarchie e i raggruppamenti testuali. Esse gerarchizzano il contenuto degli enunciati, caratterizzandone una parte come di importanza secondaria. Le lineette doppie hanno quindi un valore simile a quello delle parentesi; tuttavia, rispetto a queste ultime, la varietà di elementi che possono racchiudere è più limitata. Fra lineette doppie non è possibile avere enunciati che si concludono con un punto, né elementi di ampiezza inferiore alla parola o singoli simboli in isolamento. Spesso, la lineetta di chiusura viene omessa quando si trova a essere adiacente a un altro segno di punteggiatura successivo.

Il contenuto delle lineette doppie può essere sintatticamente autonomo, come nell’esempio (1), o legato all’enunciato all’interno del quale si trova, come nell’esempio (2):

(1) Nella prima giornata Schumacher non è andato al meglio, facendo registrare il 15º tempo nella sessione della mattina – la sua auto si è fermata per problemi di software – e l’ottavo nel pomeriggio. («Messaggero Veneto», 25 settembre 2004)

(2) Il modello “doppio Stato” – che è caratteristico dei cosiddetti sistemi democratici – si estende a molti campi. («Corriere della Sera», 26 settembre 1996)

Dal punto di vista testuale, il contenuto delle lineette doppie è accessorio e secondario rispetto al testo circostante. Può consistere, ad esempio, in una domanda retorica rivolta ai lettori (3), in un commento di chi scrive (4), in un’aggiunta di dettagli relativi all’argomentazione (5) o a uno degli elementi nominati nel testo (6):

(3) Poi il (non) professore fu coprotagonista di un duetto con il regista Luca Ronconi, al quale – ricordate? – ingiunse di eliminare dalla messinscena delle Rane di Aristofane le caricature di Berlusconi, Bossi e Fini. («Corriere della Sera», 4 agosto 2002)

(4) Anche le due Presidenze di Giorgio Napolitano, naturalmente, non sfuggono agli effetti di un metodo che combina quei tre elementi. A maggior ragione se si ritiene – come è corretto che sia – che il novennato del Pres. Napolitano non possa esser letto come un tutto indistinto. (Francesco Clementi, «L’eredità (e la continuità) del Presidente della Repubblica». federalismi.it. «Rivista di diritto pubblico italiano, comparato, europeo», 2, 2015, pp. 2-9, p. 3)

(5) Nonostante ciò la forma scritta dei toponimi – data la loro particolare natura – è rimasta a lungo oscillante: più stabili i nomi di città e cittadine, molto più variabili i nomi dei centri minori e i microtoponimi in generale. (Franco Finco, «La forma ufficiale dei toponimi friulani: vicende linguistiche e tradizione scritta», in Franco Finco (a cura di), Atti del secondo convegno di toponomastica friulana, II parte, Udine, Società Filologica Friulana, 2007, pp. 151‑213, p. 151)

(6) Fra le tante benemerenze del pur ricco palmares di Mario Cipollini, brillerà a futura memoria anche questa: aver abbandonato una grande corsa a tappe – la Vuelta di Spagna – dopo la prima frazione, in questo caso la cronosquadre. («La Repubblica», 8 settembre 2003)

Tendenzialmente, il contenuto delle lineette doppie può essere eliminato senza compromettere l’adeguatezza del testo; a volte però ciò non avviene. Ad esempio, nel caso seguente la porzione di testo fra lineette, pur rimanendo informativamente sullo sfondo, è necessaria per la corretta individuazione dell’elemento a cui “quella” fa riferimento, cioè “la carica”:

(7) In questo contesto [Natale Monferrato] ha […] la possibilità di seguire le lezioni di Alessandro Grandi, che – oltre alla carica di vicemaestro della Cappella Ducale – tra 1618 e il 1626 ricopre quella di maestro di canto del Seminario Gregoriano di S. Marco. (Luigi Collarile, «Natale Monferrato. Ritratto di un musicista veneziano del Seicento», in «Rivista Italiana di Musicologia», 42(2), 2007, pp. 169-234, p. 171)

 

Discorso diretto

Due casi particolari di impiego delle lineette doppie riguardano il discorso diretto. Da un lato, le lineette possono essere usate per racchiudere il discorso diretto nei testi narrativi:

(8) – È qui, – disse mia madre. – Vai piano. (Paolo Cognetti, Le otto montagne, Torino, Einaudi, 2016)

In questo caso le lineette non racchiudono un contenuto secondario, ma sono un’alternativa convenzionale alle virgolette per la segnalazione dei confini enunciativi del discorso diretto, con la differenza che la lineetta di chiusura può non essere presente.

Dall’altro lato, le lineette possono essere usate per inserire, all’interno di un discorso diretto (o presentato come tale, anche se rielaborato) racchiuso fra virgolette, informazioni relative alla fonte enunciativa del discorso diretto stesso. Ciò avviene tipicamente nei testi giornalistici:

(9) «Si è puntato principalmente – spiega Testore – a semplificare strutture che implicavano una eccessiva proliferazione di livelli e processi decisionali, a ricondurre ad unità ruoli e responsabilità, a distinguere tra attività operative, attività di supporto e competenze tecniche». («La Stampa», 22 gennaio 2015)

 

La lineetta singola

 

Sintassi e testualità

La lineetta singola contribuisce all’articolazione del testo introducendo un nuovo enunciato oppure delimitando una porzione di enunciato. In entrambi i casi, solitamente la si trova in posizione finale all’interno di una porzione di testo conclusa da un punto (anche esclamativo o interrogativo). Più raramente, il segmento introdotto dalla lineetta singola si conclude con i due punti o con il punto e virgola.

In italiano, la lineetta singola è poco frequente e spesso è percepita come un calco interpuntivo dall’inglese, lingua in cui il segno corrispondente (dash) conosce degli impieghi molto simili; per questo, non sempre è accettata come uso interpuntivo legittimo. Nell’uso odierno, la si trova in traduzioni da lingue in cui vi sono impieghi interpuntivi simili, come appunto l’inglese, ma anche in testi originali in italiano: in particolare, sia in testi specialistici o scientifici che in testi letterari o comunque aventi una componente espressiva. La sua distribuzione non è uniforme: alcuni autori la usano molto frequentemente, spesso prediligendo una particolare struttura sintattica o contenuto semantico in abbinamento alla lineetta singola.

Dal punto di vista sintattico, il segmento che segue la lineetta singola può corrispondere a una frase (10), anche coordinata o subordinata, o a uno o più sintagmi (11):

(10) Ma in realtà nel corso degli anni [Wan Long] ha costruito un vero e proprio impero, grazie alle proprie capacità manageriali, a una certa abilità nel districarsi negli ambienti finanziari e a solidi contatti negli ambienti che contano – è intimo del premier Li Keqiang, con cui ha stretto amicizia quando quest’ultimo era governatore dell’Henan, nonché membro egli stesso dell’Assemblea nazionale del popolo, l’unica camera legislativa cinese. (Stefano Liberti, I signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta, Roma, minimum fax, 2016)

(11) Ma soprattutto […] Stanley Kubrick è stato un regista di idee: scomode, provocatorie, complesse, a volte elusive, spesso sconvolgenti per la morale e le consuetudini correnti dei suoi due paesi – dell’America, che lasciò dopo aver prodotto un brivido nel perbenismo corrente con Lolita, della Gran Bretagna, dove si era rifugiato, che scioccò con Arancia Meccanica. (Irene Bignardi, «La Repubblica», 8 marzo 1999)

Dal punto di vista testuale, il segmento che segue la lineetta singola è generalmente sullo stesso piano rispetto al testo circostante. Spesso, gli enunciati introdotti dalla lineetta singola aggiungono informazioni a un contenuto menzionato in precedenza specificando, riformulando, esemplificando ecc.:

(12) Oggi l’Iowa è il principale fornitore di carne di maiale per gli Stati Uniti e per l’estero – una buona parte delle esportazioni sono dirette in Giappone, Corea, Messico. Ma il target principale rimane il più grande mercato di consumo al mondo: la Cina. (Stefano Liberti, I signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta, Roma, minimum fax, 2016, p. 72)

(13) I numeri di Arbus invece erano impressionanti, i suoi risultati non si scostavano mai dal primo quartile, e con lui più volte i professori furono costretti a infrangere il grande tabù della scuola dei vecchi tempi – e cioè il dieci. Il voto che dovrebbe significare: perfezione. (Edoardo Albinati, La scuola cattolica, Milano, Rizzoli, 2016)

(14) In quest’ultimo caso è probabile che gli interventi siano coordinati – per esempio, un gruppo di amici è intervenuto a salvare una voce che vedevano minacciata. (Roberto Casati, Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere, Roma-Bari, Laterza, 2013)

Inoltre, questi enunciati possono contribuire allo sviluppo dell’argomentazione portata avanti nel testo, ad esempio introducendo una consecuzione o un movimento concessivo:

(15) Crediti in più per la propria disciplina, possibilmente obbligatori, significavano un maggior numero di studenti, corsi sdoppiati, esami, tesi – e dunque nuovi posti da rivendicare, e maggior potere. (Federico Bertoni, Universitaly. La cultura in scatola. Roma‑Bari, Laterza, 2016)

(16) Non possiamo aspettare, come dicevo in una bustina recente, che crescano le banane a Stoccolma e cada la neve a Lampedusa – anche se talora sogno che l’improvviso innalzamento degli oceani, annegando qualche miliardo di miei importuni conterranei, ponga il mio rustico di collina sui bordi del mare. Ma, a parte questa fantasia indubbiamente peccaminosa, se entro il prossimo anno i governi del mondo non riusciranno a trovare accordi per ridurre i cataclismi planetari che ci attendono, avremmo veramente perso l’Appuntamento Decisivo. (Umberto Eco, «L’Espresso», 27.12.2006)

Oppure, dando l’avvio a un nuovo movimento argomentativo che si innesca su una serie di elementi precedentemente introdotti che fanno da sfondo:

(17) Necessità pratiche, presupposti ideologici, novità tecniche nei vari campi produttivi, domanda d’istruzione, fervore di pianificazione educativa (anche se tanti ‘piani’ e tentativi restarono lettera morta), indebolirsi del monopolio ecclesiastico, riconoscimento dell’importanza dell’insegnamento professionale – tutto ciò innesca un meccanismo che, anche se darà i suoi frutti solo sulla lunga durata, tende a sfociare in un risultato o prodotto che si può sinteticamente esprimere nella seguente formula: un’istruzione primaria e laica, svolta in lingua italiana, gratuita e obbligatoria. (Enrico Testa, L’italiano nascosto, Torino, Einaudi, 2014, pp. 142‑143)

 

Discorso diretto

Un impiego secondario, più limitato, della lineetta singola è quello in cui questa viene usata con funzione prosodica, per rappresentare un’interruzione all’interno del discorso diretto:

(18) In quel momento Anna, di ritorno dal bagno, si unì al gruppetto sussurrando: «Di là c’è un ragazzo con–» ma Carlo la zittì con un gesto brusco della mano […]. (Federico Baccomo, Anna sta mentendo…, Firenze-Milano, Giunti, 2017, p. 51)

Questo impiego è del tutto analogo al corrispondente impiego della lineetta in inglese, che in questa lingua è il segno che convenzionalmente viene usato con funzione prosodica. Al di là di alcuni casi sporadici in cui troviamo la lineetta singola, tipicamente in italiano in contesti simili si trovano i puntini di sospensione (Pecorari 2017).

 

Ambiguità della lineetta singola

In certi casi, la lineetta singola può essere ambigua: ciò è dovuto al fatto che vi è un importante punto di sovrapposizione fra lineette doppie e lineetta singola. A volte, ciò che sembra in superficie una lineetta singola è in realtà un’occorrenza di lineette doppie in cui la lineetta di chiusura è stata “assorbita” dal segno di punteggiatura che segue, tipicamente il punto. Questo “assorbimento” non è sempre riconoscibile nel testo finale e non è sempre distinguibile dalle lineette singole vere e proprie, ma diventa evidente in casi come il seguente, in cui nel testo abbiamo una struttura parallela che prevede due occorrenze di lineette doppie:

(19) Il dibattito […] si organizza intorno ad alcune polarità costanti, dividendosi come di consueto, tendenzialmente, fra gli apocalittici – ben riconoscibili, dai toni veementi e dalla scarsa incisività pratica – e gli integrati – spesso poco credibili. (Isabella Pezzini, «Il farsi e il disfarsi della città: uno sguardo semiotico», in Roberto Antonelli e Maria Immacolata Macioti (a cura di), Metamorfosi. La cultura della metropoli, Roma, Viella, 2012, pp. 229‑243, p. 230)

L’“assorbimento” dipende da convenzioni redazionali ed editoriali; per evitarlo, a volte si consiglia di non utilizzare le lineette doppie in questo contesto, ma di riformulare il testo o di usare le virgole o le parentesi. In quei casi in cui la lineetta singola vera e propria non è accettata, tipicamente l’unico caso in cui è ammissibile una sola occorrenza di lineetta è quello dell’assorbimento.

Inoltre, la lineetta singola condivide alcuni contesti d’uso con altri segni di punteggiatura, come la virgola o i due punti. Per questo, è possibile che sia impiegata in alternativa a questi segni, ad esempio per evitare un accumulo di virgole o due occorrenze di due punti in sequenza.

 

Bibliografia

Ferrari, Angela/Lala, Letizia/Longo, Fiammetta/Pecorari, Filippo/Rosi, Benedetta/Stojmenova, Roska (2018), La punteggiatura italiana contemporanea. Un’analisi comunicativo-testuale, Roma, Carocci.

Luccone, Leonardo G. (2018), Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto, Roma-Bari, Laterza.

Mortara Garavelli, Bice (2003), Prontuario di punteggiatura, Roma-Bari, Laterza.

Pecorari, Filippo (2017), «Puntini di sospensione e mimesi del parlato: le facce del rapporto tra punteggiatura e prosodia», in CHIMERA: Romance Corpora and Linguistic Studies, 4/2, pp. 175‑201.

Serafini, Francesca (2012), Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura, Roma-Bari, Laterza.

Tonani, Elisa (2011), «Trattino», in Simone, Raffaele/Berruto, Gaetano/D'Achille, Paolo (a cura di), Enciclopedia dell'Italiano, vol. II, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, pp. 1520-1522 (link).

 

 

I punti della situazione. Viaggio nella punteggiatura dell’italiano di oggi

(a cura di Luca Cignetti)

0. La presentazione della serie – Luca Cignetti

1. Il punto – Angela Ferrari

2. La virgola – Angela Ferrari

3. La virgola splice – Silvia Demartini

4. Il punto interrogativo – Simone Fornara

5. Il punto esclamativo – Elisa Désirée Manetti

6. I due punti – Letizia Lala

7. I puntini di sospensione – Filippo Pecorari

8. Le parentesi (tonde) – Luca Cignetti

 

Immagine: Ocean 5, 1915

 

Crediti immagine: Piet Mondrian / Public


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