25 giugno 2021

Non solo strafalcioni

Competenza linguistica e studenti universitari

Un sorriso può venire spontaneo, quando qualcuno appare convinto che la parola biasimare significhi ‘apprezzare’; oppure allorché qualcun altro sembra certo del fatto che Cremlino sia il nome di una persona e non quello dell’antica cittadella moscovita in cui risiede il presidente russo. In realtà, l’aspetto comico della faccenda lascia spazio a serie preoccupazioni nel momento in cui si apprende che non si tratta di chiacchiere da bar. Quegli strafalcioni (su cui si tornerà più avanti) sono opera di normali studenti universitari italiani impegnati nell'attività accademica.

 

È una questione rilevante, seppur non nuova, visto che se ne parla da almeno trent’anni. Però anche nell’era del Web i segnali di un persistente deficit in questo campo sono parecchi. Succede nonostante che – allo scopo di tappare qualche falla – da una trentina di anni vengano promossi alcuni corsi dedicati proprio all'apprendimento della lingua in funzione della didattica universitaria. A muoversi per primi, negli anni Novanta, sono stati gli atenei di Torino, Salerno e Venezia, anche se molte di queste iniziative nel frattempo sono state interrotte.

 

Le ricerche negli atenei

 

Di certo, risulta ancora molto attuale ciò che nel 1991 scriveva Alberto A. Sobrero, nell’introdurre il libro La lingua degli studenti universitari, a proposito del loro italiano approssimativo: è un «problema troppo serio per essere ridotto alle dimensioni di un libro da spiaggia, campionario di strafalcioni da esporre al pubblico ludibrio». Sobrero aveva svelato un problema vissuto dalla maggioranza dei docenti, anche se da loro subìto quasi segretamente: ciascun professore si sentiva solo di fronte alla disgrazia di avere allievi, per altri aspetti spesso competenti, incapaci di confrontarsi con una normale consecutio temporum di un periodo un po’ più lungo di due proposizioni. È dunque interessante osservare come il problema sia stato esaminato nell’ambito di studi svolti proprio nelle università anche durante gli ultimi dieci anni.

 

Difficoltà nel riassumere

 

Una ricerca pubblicata nel 2011 – L’italiano scritto degli studenti universitari italiani/italofoni – porta la firma della professoressa Annamaria Cacchione (Facultad de Filología dell’Universidad Complutense de Madrid). Ne ha scritto sui Cuadernos de Filología italiana, partendo dai risultati dei test svolti per il corso di Lingua italiana per lo studio svolto all’Università del Molise. Questo era rivolto a matricole che in teoria avrebbero dovuto avere una marcia in più: quelle di Scienze della Comunicazione. Era stato chiesto a 78 allievi di riassumere in 15 minuti, con non più di 80 parole, un articolo giornalistico (La Stampa, 28 novembre 2010) lungo cinque volte di più; era dedicato al siluramento del sindaco di Mosca da parte del presidente russo Dmitry Medvedev. Ebbene, la maggior parte degli studenti ha avuto difficoltà nel redigere il riassunto. Quasi la metà (48,7%) ha superato le 80 parole e il 9% non ha concluso la prova. Poi sono emersi ulteriori problemi. Prima di tutto, la relativa assenza di quel livello di conoscenza comune che un cittadino può acquisire soltanto partecipando in modo curioso e critico al contesto socio-culturale. Poi, la scarsa comprensione preliminare di ciò che si legge. Infine, ecco manifestarsi notevoli difficoltà linguistiche. Risultato: testi troppo lunghi, incompleti, confusi, stilisticamente carenti. Per giunta, molti ritenevano che esistesse un signor “Cremlino”...

 

Per le tesi di laurea

 

Nel 2015 Giuliana Fiorentino, professoressa di Glottologia e Linguistica nell’Università del Molise, sempre sui Cuadernos de Filología Italiana ha pubblicato un articolo intitolato Aspetti problematici del discorso accademico: un’analisi dei riassunti delle tesi di laurea. Nell'articolo si è soffermata su 81 abstract scritti da studenti di area umanistica o scientifica. Pur trattandosi di giovani alla fine del percorso di studio, non sono apparsi in grado di realizzare un riassunto ben scritto e sono apparsi addirittura inconsapevoli delle sue funzioni; mentre «per quanto riguarda la forma, colpisce il trovare ancora qua e là errori di accordo e di rispetto della consecutio temporum… Non mancano problemi relativi all’uso improprio di vocaboli tecnici o del registro formale». Inoltre «appare spesso critica anche l’interpunzione»: per esempio, è frequente la separazione del soggetto dal verbo.

Anche Sergio Lubello, professore di Storia della lingua italiana e di Linguistica italiana all'Università di Salerno, ha affrontato la questione. Ne scrive in un articolo (L’italiano scritto accademico all’università tra L1 e L2: riflessioni e proposte per un curricolo) pubblicato nel 2019 su «Testi e linguaggi», rivista dell’ateneo salernitano. È il professore a segnalare il caso, citato in apertura, dell’equivoco su biasimare da parte di studenti italiani: «Si chiedeva di fornire una minirecensione/scheda di un breve saggio che inizia così: La studiosa ** biasima il comportamento critico... Il 40% degli studenti o non conosceva il significato del verbo biasimare o pensava addirittura a significati di segno contrario (‘apprezzare’, ndr). La correttezza della scheda finale è risultata così compromessa dalla mancata comprensione del verbo chiave da cui si snodava il saggio».

 

Scarsa dimestichezza con lo scritto

 

Uno studio ancora più recente è quello proposto nel 2020, sulla rivista Italiano LinguaDue, da Rosa Pugliese, professoressa associata di Didattica delle Lingue moderne all’Università di Bologna, e Paolo Della Putta, ricercatore nello stesso campo in quella di Torino. Il titolo: Il discorso accademico scritto degli studenti universitari nelle prove di esame: un confronto tra italiano L1 e L2. Si tratta di un raffronto tra gli studenti italiani e i loro colleghi stranieri presenti in Italia con il progetto Erasmus. Ebbene, nei testi degli studenti Erasmus, «a fronte di una (non inaspettata) presenza di errori morfologici e grammaticali», è stata osservata «una testualità ‘migliore’ rispetto a quella gestita dagli studenti italiani, nei cui scritti si notava, comparativamente, il contrario». Gli stranieri mostrano «una migliore capacità di gestire il lessico specialistico e trasversale, oltre che di strutturare il loro testo». Mentre «gli studenti italiani spesso non restano sul piano della coerenza del testo…». Inoltre, «sembrano risentire di un ‘transfer diamesico’ dall’italiano parlato all’italiano scritto»; in altre parole, scrivendo mischiano le due modalità. Secondo i due studiosi, le ragioni di tali differenze vanno ricercate, con molta probabilità, «nella scarsa dimestichezza che gli studenti italiani hanno con gli esami scritti, molto più praticati, come tipologia valutativa, in altri paesi; in quegli stessi contesti educativi europei dove, peraltro, gli italiani incontrano difficoltà negli scritti».

Come rimediare, di fronte a questo quadro piuttosto allarmante? Ci sono state e ci sono molte ricerche e proposte sul fronte della didattica della lingua italiana. Il problema consiste nel fatto che la diagnosi è facile; mentre è molto difficile trovare le cause del problema, radicate già nei 13 anni di percorso scolastico precedente quello universitario, e proporre una cura che non sia estemporanea. Servono soluzioni strutturali, concrete e fattibili, tuttavia non è un progetto che si può realizzare improvvisando. Semmai è un’altra grande sfida per il sistema formativo italiano.

 

Bibliografia essenziale

 

Annamaria Cacchione, L’italiano scritto degli studenti universitari italiani/italofoni. Un’indagine sui test di entrata del corso di Lingua italiana per lo studio dell’Università degli studi del Molise, in Cuadernos de Filología Italiana, vol. 18, Ediciones Complutense, Madrid, 2011.

 

Giuliana Fiorentino, Aspetti problematici del discorso accademico: un’analisi dei riassunti delle tesi di laurea, in Cuadernos de Filología Italiana, vol. 22, Ediciones Complutense, Madrid, 2015.

 

Sergio Lubello, L’italiano scritto accademico all’università tra L1 e L2: riflessioni e proposte per un curricolo, in Testi e Linguaggi, vol. 13, Carocci editore - Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Salerno, Roma - Salerno, 2019.

 

Rosa Pugliese e Paolo Della Putta, Il discorso accademico scritto degli studenti universitari nelle prove di esame: un confronto tra italiano L1 e L2, in Italiano LinguaDue, n. 1/2020, Università degli Studi di Milano, Milano, 2020.

 

Alberto A. Sobrero, prefazione in La lingua degli studenti universitari, a cura di Cristina Lavinio e Alberto A. Sobrero, La Nuova Italia, Firenze, 1991.

 

 

Immagine: Graduation 2017

 

Crediti immagine: Johnlilly, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, attraverso Wikimedia Commons

 


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