23 gennaio 2019

Il turismo italiano tra inglese, francese e latino

Con Totò nel vagon lì

 

Chi non ricorda il divertente scambio di battute tra il maestro Antonio Scannagatti (in arte Totò) e il capotreno con l’intervento finale più o meno risolutore dell’onorevole Cosimo Trombetta, nel celebre film Totò a colori, dove la sceneggiatura giocava sull’omofonia tra il sostantivo francese “lit” e l’avverbio italiano “lì” scatenando equivoci a profusione (corsivo mio):

 

“CONDUTTORE: […] questa non è la sua carrozza, eh? La sua carrozza è là in fondo. La terza classe. […]

 

ANTONIO: No. Io c’ho il biglietto per questo carrozzone qui. Eheh.

 

CONDUTTORE: Lei ha il biglietto per il wagon-lit?

 

ANTONIO: Ma che vagon lì! Ho il biglietto per questo carro... questo vagone qui.

 

CONDUTTORE: E appunto. Lei ha il biglietto per il wagon-lit.

 

ANTONIO: Ma perché mi vuol mandare se io il biglietto ce l’ho per qui, scusi?!

 

CONDUTTORE: Ma se lei ha il biglietto per qui, vuol dire che ha il biglietto per il wagon-lit.

 

ANTONIO: A forza, sa! Io ho il biglietto per qui e lei mi vuol mandare ! […]

 

CONDUTTORE: E dunque, se lei ha il biglietto per qui, vuol dire che ha il biglietto per il wagon-lit. […]

 

ANTONIO: Ma perché mi vuol mandare , se io c'ho il biglietto per qui, scusi?!

 

CONDUTTORE: Ma io dico delle cose esatte! Piuttosto, è lei che non capisce nulla!

 

ONOREVOLE: Scusi, a me sembra che abbia ragione il conduttore. […] Ha detto wagon-lit. È in francese. Significa vagone letto.

 

ANTONIO: Ma ... ma è tre ore che glielo dico.” Era il 1952 e solo qualche anno dopo, nel 1955, è Donna Sofia ‘a smargiassa (in arte Sophia Loren) a dire al Maresciallo Maggiore Carotenuto Cavalier Antonio (in arte Vittorio De Sica): “Scusat’ ’o disordine, ma io non teng’ a femme de chambre … […] je parle couramment français pouquoi j’ai eté trois ans la femme de chambre à l’hotel [Excelsior]”.

 

Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale e dopo l’oscurantismo del ventennio fascista quando venne attuata la “bonifica linguistica” (Zoppetti, 2017) che metteva al bando qualsiasi termine e/o espressione straniera o solo vagamente tale (perfino il Touring Club Italiano, istituito nel 1894 con Luigi Vittorio Bertarelli come primo presidente, dovette cambiare il proprio nome in Consociazione Turistica Italiana), il francese torna ad essere la lingua straniera prevalente – sicuramente la più conosciuta e la più insegnata nelle scuole – pur cominciando a cedere sempre più velocemente il passo all’inglese. Un inglese che ormai già da tempo non ha più bisogno di un’altra lingua che funga da mediatrice e che assume quasi definitivamente i connotati dell’angloamericano in tutti i settori dell’italiano, a cominciare da quello parlato.

 

Vino, cibo e moda

 

Il turismo è cresciuto in importanza fino a diventare, a partire dagli anni ’90 del XX secolo, un’industria globale e a sviluppare un linguaggio tutto suo (Dann, 1996). Anzi, il turismo e il linguaggio che ne è l’espressione sono diventati un duo inseparabile, in quanto perseguono obiettivi comuni: promuovere, attrarre, informare, comunicare gli aspetti positivi di una data realtà, trasformando un luogo anonimo e/o sconosciuto in un’accattivante destinazione turistica (Nigro, 2006). Questo settore si presenta sempre più come un melting pot, un crogiolo di contributi dalle aree più disparate: ambiente, arte e architettura, economia, enologia, gastronomia, geografia, intrattenimento, moda, pubblicità, religione, sport, storia, solo per citarne alcune, ognuna delle quali conferisce al turismo una nuance diversa e concorre alla creazione di tanti possibili “turismi”, dal turismo enogastronomico a quello religioso, dal turismo religioso all’ecoturismo, e così via (Vaccarelli, 2012). In alcune di queste aree – enologia, gastronomia e moda, in particolar modo – è indubbio che sia stato e sia tuttora il francese la lingua veicolare ed è per questo che numerosi lemmi ed espressioni francesi (ad esempio: bistrot, boutique, brioche, brochure, chalet, chef, concierge, cordon bleu, coupon, croupier, dessert, flambé, flûte, garage, hotel, menu à la carte, passepartout, sommelier, suite, touché, vernissage) fanno ormai parte del tessuto lessicale sia dell’inglese che dell’italiano, variamente adattati ai rispettivi sistemi fonetici o più spesso conservando la pronuncia della lingua d’origine. Nell’italiano contemporaneo i francesismi “storici” del mondo del turismo si intrecciano con i sempre più numerosi prestiti, calchi e adattamenti dall’inglese: è sufficiente sfogliare le brochure disponibili nelle agenzie di viaggio, curiosare sui siti italiani di compagnie di navigazione, di società che operano nel campo delle vacanze organizzate, di aziende ed operatori pubblici e privati che si occupano del trasporto aereo, ferroviario e su autobus di passeggeri ma anche di cooperative che gestiscono il servizio taxi nelle grandi città per incontrare ben noti prestiti non adattati dall’inglese (e, per molti, per scontrarsi con le loro pronunce!) come il tanto bistrattato da varie pubblicità televisive all-inclusive /ˌɔːl ɪnˈkluːsɪv/, badge /bædʒ/, birdwatching /ˈbɜːdwɒtʃɪŋ/, bungalow /ˈbʌŋɡələʊ/, call centre (anche nella variante ortografica a stelle-e-strisce call center) /ˈkɔːl sentə(r)/, la coppia antonimica check-in /ˈtʃek ɪn/ e checkout /ˈtʃekaʊt/, comfort /ˈkʌmfət/, free climbing /ˈfriː klaɪmɪŋ/, gate /ɡeɪt/, jet lag /ˈdʒet læɡ/, lounge /laʊndʒ/, last-minute /ˌlɑːst ˈmɪnɪt/, low-cost /ˌləʊ ˈkɒst/, reception /rɪˈsepʃn/, resort /rɪˈzɔːt/, rooming list /ˈruːmɪŋ lɪst/, self-service /ˌself ˈsɜːvɪs/, shopping /ˈʃɒpɪŋ/, shuttle /ˈʃʌtl/, steakhouse /ˈsteɪkhaʊs/, terminal /ˈtɜːmɪnl/, upgrade /ˈʌpɡreɪd/, voucher /ˈvaʊtʃə(r)/, weekend /ˌwiːkˈend/; espressioni ibride (italiano+inglese ma anche inglese+onnipresente francese) di facile comprensione quali bagaglio extra, cabine family, deluxe suite, interior suite, letto king-size, musica live, nuovo accesso personal area, offerte family, pacchetto all-in-one, pacchetto easy, posti comfort, royal suite, tariffa basic, tariffa light; gli inizialismi B&B (comune anche nella sua forma estesa bed and breakfast), GPS (Global Positioning System) e GMT (Greenwich Mean Time /ˌɡrenɪtʃ ˈmiːn taɪm/); gli attualissimi brunch (/brʌntʃ/, risultato di un troncamento prima e di una fusione poi tra gli elementi in grassetto di breakfast e lunch, così come motel lo è di motor e hotel) che ha i suoi corrispondenti in “apericena, aperitivo cenato e aperitivo pranzato”, catering /ˈkeɪtərɪŋ/, e spa che, con il significato di “centro benessere, terme”, si alterna spesso con il falso anglicismo beauty farm.

 

Gli anglicismi tra realtà e invenzione

 

A proposito di falsi anglicismi, è interessante notarne la massiva presenza anche nel linguaggio settoriale oggetto di queste brevi considerazioni: la ben nota propensione dell’italiano a lasciarsi influenzare da forestierismi in generale e da anglicismi in particolare, unita a una notevole capacità inventiva per cui si interpretano in modo errato elementi inglesi pre-esistenti o li si riutilizzano per nuove creazioni lessicali (Fanfani, 2010), ha dato luogo, oltre ai famigerati autostop (in inglese hitchhiking), footing (in inglese jogging), golf (in inglese jumper o sweater), pile (in inglese fleece), pullman (in inglese bus o coach) e smoking (in inglese dinner jacket, evening suit, tuxedo), ad aquapark (in inglese waterpark), aquascooter (in inglese jet ski), autogrill (in inglese motorway restaurant, motorway service station), baby dance (in inglese baby disco), baby park o baby parking (in inglese nursery), beauty case (in inglese make-up case), camping (in inglese camping site), i già citati check-in (in inglese check-in desk) e self-service (in inglese self-service restaurant), coast-to-coast (in inglese coast-to-coast tour/trip), duty free (in inglese duty-free shop/store), fidelity card (in inglese membership card), fly and drive (in inglese fly and drive package/holiday/tour), full optional (in inglese fully accessorized/equipped), info point (in inglese information centre/desk/bureau), internet bar/point (in inglese cybercafé o internet café), open space (in inglese open-plan), plaid (in inglese blanket), relax (in inglese relaxation o rest), residence (in inglese apartment hotel, self-catered apartment/flat), skipass (in inglese ski-lift pass), toast (in inglese toasted sandwich o toasty), trolley (in inglese spinner bag/case/suitcase o trolley bag/case/suitcase), solo per citare quelli con maggiore incidenza (Furiassi, 2010).

 

Qualche latinismo di ritorno

 

Un discorso a parte va fatto per club /klʌb/, anch’esso bistrattato spesso nella pronuncia, che ricorre nelle combinazioni più svariate: attic club, beach club, comedy club, family explorer club, golf club, junior club, mini club, nightclub, sporting club, teens club, tennis club, voyagers club, yacht club; così come per la pubblicità applicata al turismo nelle sue varie sfaccettature dove è presente uno o più elementi inglesi: “Al via il countdown per XXX XXX”, “XXX holiday breaks”, “XXX XXX presenta la World Cruise 2021, un nuovo itinerario alla scoperta dell’Estremo Oriente”, “Sei lunghe overnights in città iconiche come Los Angeles, Sydney e Tokyo”, “L'escursione "Highlights of Singapore […]”, “Building Happiness”, “Pacchetti escursioni passpartour” – quest’ultimo con un interessantissima fusione fatta-in-casa tra il francese passpartout e tour”.

Un brevissimo cenno va dedicato anche ai cosiddetti “latinismi di ritorno” quali bonus /ˈbəʊnəs/, focus /ˈfəʊkəs/, junior /ˈdʒuːniə(r)/, media /ˈmiːdiə/, premium /ˈpriːmiəm/, senior /ˈsiːniə(r)/, sponsor /ˈspɒnsə(r)/, plus /plʌs/: la stessa “triangolazione”, così definita molto efficacemente da Gambassi (2015), che abbiamo rilevato tra francese, inglese e italiano la si osserva anche tra latino, inglese e italiano, per cui parole latine o di origine latina rientrano in italiano proprio grazie all’inglese e compaiono, nei materiali esaminati per questo lavoro, in varie tipologie di combinazioni, spesso ibride, con una nuova pronuncia inglese, con significati spesso riadattati alle esigenze comunicative contemporanee o arricchiti di nuove accezioni – come ha osservato Giovanni Adamo, responsabile dell’Osservatorio Neologico della Lingua Italiana dell’Iliesi-Cnr, in nome, di “quel grande processo che è stato definito di translatio culturae, un vero e proprio percorso di trasferimento del bagaglio culturale dell’umanità, che dalla più remota antichità continua a riproporsi fino ai giorni nostri” (Gambassi, 2015).

In conclusione, possiamo affermare che i termini e le espressioni di matrice inglese, con gli innesti francesi e latini di cui abbiamo parlato, utilizzati nel settore del turismo sono normalmente preferiti ai rispettivi equivalenti italiani che pure esistono per molti di essi, per la concisione e immediatezza comunicativa di cui sono portatori. Soprattutto nella pubblicità, essi rappresentano un insostituibile strumento strategico per qualsiasi azienda impegnata nel campo del turismo, in quanto da un lato concorrono a creare un vero e proprio ambiente internazionale e dall’altro un codice di comunicazione universale tra i professionisti del settore.

 

Si è scelto di riportare la pronuncia fonematica di parole ed espressioni che risultano particolarmente “problematiche” servendosi a questo scopo della versione online dell’Oxford Learner’s Dictionary.

 

 

 

 

Biblio/Webgrafia di riferimento

Dann Graham M.S., 1996: The Language of Tourism. A Sociolinguistic Perspective, Wallingford, CAB International.

Fanfani Massimo, 2010: Anglicismi, voce nell’Enciclopedia dell’Italiano.

Furiassi Cristiano, 2010: False Anglicisms in Italian, Milano, Polimetrica.

Gambassi Giacomo, 2015: Oggi si parla l’inglesorum.

Pane, amore e …, 1955: regia di Dino Risi, sceneggiatura di Marcello Girosi, Ettore Maria Margadonna, Dino Risi e Vincenzo Talarico.

Nigro Maria Giovanna, 2006: Il linguaggio specialistico del turismo. Aspetti storici, teorici e traduttivi, Roma, Aracne.

Vaccarelli Francesca, 2012: Migration of Words: A Lexicographic Study of English Loanwords in Tourism Texts, in «Quaderni di Linguistica», vol. 4, pp. 125-135.

Totò a colori, 1952: regia di Steno, sceneggiatura di Steno, Age & Scarpelli.

Zoppetti Antonio, 2017: Diciamolo in italiano. Gli abusi dell’inglese nel lessico dell’Italia e incolla, Milano, Hoepli.

www.oxfordlearnersdictionaries.com

 

Immagine: Totò a colori (1952), regia di Steno

 


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