10 luglio 2016

In principio era il verbo: la grammatica valenziale

L'Universo racchiuso in un cerchio, come dire: il màndala per eccellenza. Intuizione seducente quella di Pablo Carlos Budassi, diffusa di recente dal web. L'artista argentino, sovrapponendo le complesse mappe logaritmiche dell'Università di Princeton alle spettacolari immagini dei telescopi NASA, ha infatti elaborato una rappresentazione dell'Universo conosciuto – con la nostra galassia come perno centrale – non in scala lineare, bensì in forma circolare, con i vari elementi del cosmo collegati tra loro.

 

Una struttura radiale

 

Metafora perfetta della grammatica valenziale, ossia la struttura argomentale del verbo (Palermo, pag.84), comunemente rappresentata attraverso schemi grafici a struttura radiale, che simulano l'organizzazione degli elementi della frase attorno al verbo.

Il verbo, lupus in fabula. Nervo e catena della nostra lingua, come già sentenziato da Niccolò Machiavelli in pieno Rinascimento. Ma cerchiamo di capire il modello sintattico valenziale con ordine, ricostruendone la genesi e i passaggi fondamentali.

 

Tesnière: un nuovo punto di vista

 

Negli anni Sessanta del secolo scorso, il grammatico francese Lucien Tesnière prova a capovolgere il punto di vista della sintassi tradizionale e paragona il cuore della frase (definito nodo verbale) ad un piccolo dramma che comporta un processo, con attori in scena operanti in circostanze ben precise.

Il verbo, secondo Tesnière, esprime il processo, gli attori legati al verbo (detti attanti)   partecipano al processo e gli elementi periferici al verbo e ai suoi attanti esprimono le varie circostanze nelle quali il processo si svolge.

 

Sabatini: la frase e l'approccio semantico

 

Tra il 1984 e il 2000, Francesco Sabatini, linguista di prim'ordine e storico presidente dell'Accademia della Crusca, rielabora e arricchisce le tesi di Tesnière descrivendo (per la prima volta in Italia) la frase non attraverso la sintassi tradizionale, ma con l'ausilio di un approccio semantico. L'obiettivo è fornire agli studenti un metodo di analisi della frase dinamico, intuitivo e facilmente applicabile, che possa anche incentivare una riflessione metalinguistica (Camodeca, 2011).

Il presupposto fondamentale è il seguente: il verbo è l'elemento attorno al quale si organizza la frase, è il propulsore che mette in moto i vari rapporti sintattici perché porta in sé il significato, coglie l'essenza dell'evento che la frase descrive e ha pluralità e duttilità di forme. Ora, aggiungendo al verbo i suoi argomenti (gli attanti di Tesnière), ossia gli elementi necessari a completare il suo significato, si forma il nucleo: la frase minima di senso compiuto.

 

Argomenti, valenza, circostanti ed espansioni

 

Ogni verbo individua da zero a quattro argomenti, diretti o indiretti (ad esempio l'argomento soggetto, l'argomento oggetto diretto e altri indiretti), e li attira a sé attraverso una sua specifica proprietà, detta valenza, proprio come in chimica o in fisica l'atomo ha la capacità di legarsi e combinarsi con altri atomi.

Nelle immediate vicinanze del nucleo, procedendo verso l'esterno mediante uno schema radiale che ricorda i cieli dell'Universo dantesco, si trovano i circostanti, ovvero gli elementi della frase che non sono indispensabili alla sua completezza, ma che l'arricchiscono di alcune informazioni. I circostanti, necessari quelli che si legano direttamente al verbo e accessori quelli che si legano a uno dei quattro argomenti, possono essere avverbi, locuzioni avverbiali, aggettivi, participi, espressioni preposizionali o intere frasi relative.

In un cerchio ancor più periferico rispetto al nucleo della frase, oltre i circostanti, si trovano infine le espansioni, ovvero una serie di elementi che ampliano le informazioni fornite dal nucleo aggiungendo notizie (il tempo, il fine, il modo, la causa, il luogo, ecc.) all'evento raccontato dal verbo.

 

Quali i confini del predicato?

 

Questa, in estrema sintesi, la struttura del modello sintattico valenziale, certo valida alternativa alla sintassi scolastica solitamente insegnata.

Del resto, siamo al cospetto di due diverse impostazioni nello studio della frase semplice e complessa. La prassi usuale prevede l'immediata ricerca del soggetto; di contro il modello valenziale s'interessa anzitutto al verbo.

La sintassi scolastica standard, infatti, individua nel soggetto il “personaggio” principale della frase, perché fa qualcosa oppure la subisce. Individuato il soggetto di solito si procede alla ricerca del verbo per capire ciò che si dice o si “predica” a proposito del soggetto; dunque si vanno a individuare i vari elementi (i complementi) che completano o specificano l'azione del soggetto.

Secondo Sabatini (e i sostenitori della valenziale) l'analisi logica classica non permette tuttavia di cogliere l'essenza della frase, perché ne ricostruisce solo in parte i meccanismi interni. Intanto dà per scontato che la lingua rispecchi una serie di avvenimenti materiali e osservabili, ossia le azioni del soggetto, trascurando il fatto che ogni lingua non è che la rappresentazione nella nostra mente di ciò che avviene nella realtà. Inoltre l'approccio classico alla sintassi non riesce a determinare esaustivamente i confini del predicato, e lo fa coincidere soltanto col verbo o con la “copula+aggettivo o nome” (Sabatini, pag. 123); tuttavia, se il predicato è ciò che si vuol dire del soggetto, occorre che le informazioni siano estese, altrimenti la semantica della frase ne risulta compromessa. Nella frase “Mario è abile nella lettura”, il predicato non può ridursi alla parte nominale, perché se non specifichiamo che l'abilità consiste nella lettura non abbiamo “predicato” nulla di concreto dell'azione del soggetto.

 

Comprendere la frase nel suo complesso

 

Infine l'analisi logica scolastica studiata sui banchi mette in fila tutti i complementi, specie quelli indiretti, e li colloca erroneamente sullo stesso piano (Palermo, pag.86); essi risultano introdotti da determinate preposizioni semplici e articolate, in realtà dai valori differenti. In questo modo si tralascia il fatto che, sovente, la stessa preposizione possa introdurre complementi diversi (nelle frasi “vado a casa” e “sono a casa”, la preposizione indica rispettivamente un moto a luogo e uno stato in luogo).

Il modello valenziale, invece, cercando d'individuare subito il verbo contribuisce a comprendere la frase nel suo complesso e, con precisione, la grande quantità di informazioni ad essa collegate. Individuata l'architettura interna della frase è possibile chiarire il concetto di “predicato”, ossia tutto ciò che è presente nel nucleo (e non solo il verbo), nonché ordinare le informazioni accessorie con economia e coerenza.

 

Sì, ma scuola?

 

Dunque due metodi a confronto. L'uno, quello classico, ben saldo nelle programmazioni scolastiche d'ogni ordine e grado; l'altro, quello valenziale, nonostante tutti i vantaggi teorici e pratici appena elencati, emerso sinora con fatica, solo in alcuni contesti e dopo sperimentazioni settoriali peraltro ancora in corso.

Certo il considerevole lavoro svolto dal professor Sabatini ha contribuito a diffondere le idee di Tesnière, superando (almeno in parte) lo scetticismo ad esse collegato.

 

Difficoltà a modificare il curriculum implicito

 

Ciononostante, nell'àmbito degli Istituti d'istruzione secondaria sono pochi i docenti che hanno stabilmente adottato la valenziale, o che hanno provato a sperimentarla didatticamente; ogni tentativo, inoltre, ha perlopiù attecchito negli Istituti di II grado, mentre in quelli di I grado quasi non ve n'è traccia. Perché?

Dubito che le ragioni si possano ricondurre soltanto alla cronica diffidenza verso il nuovo, per quanto questo preconcetto goda di radicato favore tra gli insegnanti, sovente riluttanti a modificare il proprio curriculum implicito, ovvero la propria idea d'insegnamento.

In base alla mia esperienza sul campo e a vari confronti sull'argomento con colleghi di diverso grado, credo di poter affermare che la grammatica valenziale non abbia ancora avuto il successo che probabilmente merita per due ragioni.

 

Difficoltà nell'adeguarsi a una nuova terminologia

 

Intanto l'insegnamento di un nuovo approccio didattico presuppone che i docenti s'adeguino a un lessico diverso, rispetto a quello utilizzato magari per decenni; ciò determina a sua volta una rimappatura del vocabolario sintattico standard (ad esempio, nel metodo sabatiniano, il complemento oggetto è detto argomento oggetto diretto), considerata da molti insegnanti fonte di confusione e di fraintendimenti per gli alunni.

 

Rivendicazione delle “basi” tradizionali

 

Inoltre l'adozione di un procedimento agile e intuitivo, ma pur sempre basato sulla semantica e sull'astrazione concettuale (rispetto alla meccanicità della vecchia analisi logica, in cui i complementi “rispondono a una domanda” o si riconoscono grazie alle solite immutabili preposizioni), è a detta di parecchi docenti vincolato ai prerequisiti morfosintattici maturati dai ragazzi durante le fasi iniziali del loro percorso scolastico (e mi riferisco in particolare alla scuola primaria); prerequisiti considerati indispensabili per potersi accostare con successo a un metodo sintattico nuovo e troppe volte non adeguati nei discenti.

 

Nel testo si invera la grammatica

 

Comunque sia, in conclusione, ritengo che la grammatica della valenza sia un approccio valido e sottovalutato. Infatti, per dirla ancora con Francesco Sabatini e anche con Vittorio Coletti (che ben ha scritto e detto al riguardo), essa costituisce il punto d'incontro tra il Sistema della lingua - ossia la grammatica - e il testo, che della lingua è la dimensione pragmatica e comunicativa.

In altre parole, è l'intima sinergia tra sintassi e testo a dare un senso a quello che diciamo, sentiamo o   scriviamo, creando così il presupposto base della comunicazione.

 

Bibliografia essenziale e sitografia di riferimento :

 

F. Sabatini, C. Camodeca, C. DeSantis, Sistema e testo: dalla grammatica valenziale all'esperienza dei testi, Torino, Loecher, 2011

 

F. Sabatini, V. Coletti, Dizionario italiano, Firenze, Sansoni, 2008

 

M. Palermo, Linguistica italiana, Bologna, Il Mulino manuali, 2015

 

G. Proverbio, A. Cerrina (a cura di), Lucien Tesnière: elementi di sintassi strutturale, Torino, Rosenberg&Sellier, 2001

 

C. Camodeca, La grammatica valenziale nella didattica dell'italiano L2: una sperimentazione, all'interno di Grammatica a scuola, a cura di L. Canà e W. Paschetto, Milano, Franco Angeli, 2011

 

N. Machiavelli, Discorso intorno alla nostra lingua, 1524 o 1525

 

F. Sabatini, Lettera sul ritorno alla grammatica: obiettivi-contenuti, metodi e mezzi, tratto da www.notarbartolo.it

 

F. Sabatini, Grammatica dell'italiano secondo il modello valenziale, tratto da www.ipdepace.com

 

F. Sabatini, Lezioni milanesi 2008, tratte da www.studiamoinrete.it

 

G. Proverbio, Oltre Tesnière: funzioni sintattiche e funzioni semantiche, tratto da www.bmanuel.org

 

 

Immagine: Illustrazione dell’universo con il sistema solare al centro

 

Crediti immagine: Pablo Carlos Budassi [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]

 


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