21 gennaio 2010

È più corretta la forma «non vado senza lui» o «non vado senza di lui»? La presenza/assenza della preposizione di è solo un espediente stilistico?

Andrea Lorenzon

La preposizione senza (che deriva dal sostantivo latino [ab]sentia[m] 'assenza'), quando seguita da pronome personale (me, te, lui, , loro ecc.) o da dimostrativo (questo, quello, ciò, ecc.) «vuole di solito» (così si esprime il Vocabolario della lingua italiana Treccani) essere accompagnata da di; ma, come sostengono Valeria Della Valle e Giuseppe Patota (Il salvaitaliano, Sperling & Kupfer Editori, Milano 2000, p. 172), «sono legittime e corrette tutte e due le costruzioni»: dunque senza lui è ammissibile quanto senza di lui. Lo sapeva il poeta duecentesco Chiaro Davanzati, quando scrisse «La mia vita sanza voi non vale» (sanza per senza era forma comune a quel tempo in area toscana); sempre rivolgendosi a un'immaginaria amata, qualche secolo più tardi, ha mostrato di saperlo anche Claudio Baglioni, quando ha espresso lo stesso concetto cantando in Sabato pomeriggio «solo senza di te che farei senza te», avendo per di più modo di sfoggiare l’uno dopo l’altro i due costrutti pacificamente concorrenti.


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