21 gennaio 2010

Nella lingua parlata ho sentito alcune espressioni simili a "La Maria ha fatto questo o quello" oppure "È stato Giovanni che ha detto così e così". Mentre ho riscontrato più volte l'uso dell'articolo determinativo con i cognomi (per es. "Il Manzoni scrisse i Promessi Sposi"). Penso che l'uso dell'articolo con i nomi propri sia una forma dialettale

Flavio Nardini

L'uso dell'articolo determinativo con i nomi di battesimo o primi nomi è, in effetti, caratteristico dell'italiano parlato nelle regioni del Nord Italia, per quanto riguarda entrambi i generi (il Gino, la Carla).  Per quanto riguarda il maschile, tuttavia, è da sempre normale la presenza dell'articolo davanti a soprannomi (il Griso manzoniano; il Baciccio, cioè Giovan Battista Gaulli, pittore secentesco) o davanti a primi nomi usati in funzione metonimica: mi piacerebbe vedere l'Otello alla Scala, cioè l'opera verdiana che reca il nome del personaggio.

In area toscana, l'uso dell'articolo davanti ai primi nomi femminili è noto e consueto sin dall'antichità. Non mancano peraltro attestazioni letterarie di quest'uso in scrittori meridionali (per es., «lascia star la Nena», in una novella del Verga d'ambientazione siciliana). In ogni caso, anche nel Nord Italia e in Toscana non si usa l'articolo davanti a primi nomi femminili di ambito non familiare ed affettivo, ma, per esempio, storico (anche contemporaneo, se il personaggio è illustre) o mitologico: Non sarà possibile, insomma, sentire *l'Elena di Troia, ma soltanto Elena di Troia, né *l'Elisabetta d'Inghilterra, ma soltanto Elisabetta d'Inghilterra.

Per quanto concerne i cognomi femminili, la norma tradizionale prescrive l'obbligo dell'articolo (la Bonino), ma va detto che tale obbligo è sempre più spesso disatteso, visti i cambiamenti di costume in atto nella società italiana negli ultimi quarant'anni, che trovano rispecchiamento e sprone anche nell'uso linguistico dei media (spesso si legge o si sente alla radio e in tv Bonino e simili, specialmente se il cognome  femminile è inserito in serie comprendenti cognomi maschili). Peraltro, l'articolo compare regolarmente con i cognomi femminili di persone famose o popolari (la Serao, la Levi Montalcini, la Maraini, la Bardot).

In generale, poco aggrada alla lingua italiana l'uso dell'articolo con cognomi di contemporanei non illustri, tranne in Toscana (il Cioni, il Buti) e, in tutt'Italia, in occasioni formali (come nell'ambito di un processo o in un verbale di polizia: Il Benetti dichiara altresì di essersi recato...) o, all'opposto, scherzose (Hai capito il Rossi che ti va a combinare?). Con i cognomi di personalità illustri, l'articolo: 1. Dà una patina di neutralità e distacco; 2. Marca una differenza cronologica (il Labriola morì nel 1904 - Togliatti è morto nel 1964); 3. Manca se il personaggio ci è vicino affettivamente o ci è familiare (si tratta di una consuetudine, non di una regola): difficile trovare scritto o sentir dire il Garibaldi, il Cavour, il Mussolini. Fatte queste considerazioni, non si può non notare che, nell'uso quotidiano e nella prassi scrittoria anche di giornalisti e scrittori esistono oscillazioni considerevoli.


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