21 gennaio 2010

Vorrei conoscere l'etimologia e l'evoluzione dell'espressione "tutti e due". Infatti la presenza della "e" mi incuriosisce, soprattutto quando faccio il paragone con l'espressione francese "tous les deux" dove "les" appare più logico.

Alain Naudin

Va ringraziato il signor Naudin perché, con la curiosità e l'attenzione tipiche dello straniero colto che si infila appassionatamente nelle mille pieghe della lingua italiana, egli individua, per l'appunto, uno di quei tipici casi - e non sono pochi - in cui appare con chiarezza come le ragioni della logica non abbiano molto a che fare con i meccanismi di evoluzione delle lingue storico-naturali (questo vale per l'italiano come per il francese come per tutte le altre lingue parlate e scritte nel mondo). Logica, per esempio, potrebbe volere che dopo l'aggettivo tutto e prima di un sostantivo non ci sia alcun articolo. In effetti, nella lingua letteraria antica troviamo esempi di questo genere (corsivi nostri): «Elli ànno leoni e tutte bestie da prendere in caccia» (volgarizzamento del Milione di Marco Polo); «Noi tutte sillabe d'una parola, quanto si voglia lunga, proferiamo con una certa ugualità di tempo» (Enea Silvio Piccolomini). Sempre anticamente, tra tutto con significato distributivo di 'ogni' e il sostantivo seguente non compariva l'articolo: «Cantava come fosse 'namorata: / er' adornata - di tutto piacere» (Guido Cavalcanti). La logica, però, se vogliamo dire così, "vince" per un certo periodo; poi la lingua prende a procedere altrimenti, assecondando svolte impredicibili: tutto nel significato di 'ogni' verrà seguito dall'articolo determinativo che precede il sostantivo (prendere la medicina tutti i giorni); parimenti, l'articolo determinativo finisce con l'interporsi in epoca moderna tra tutto (come espressione di interezza) e il sostantivo seguente (tutte le bestie, tutte le sillabe).

Sin dai tempi di Dante Alighieri, tutto si unisce a un numerale quasi esclusivamente con la preposizione e (in Guicciardini, invece, compare a), anche quando univerbato (tuttettré). Ma, contro la logica che ci si aspetterebbe rispettata in forza di un uso consolidatosi nei secoli, in alcuni scrittori del Novecento ci sono sparsi esempi di tutti tre (Benedetto Croce) e tutti due (Cesare Pavese). Noteremo, col Migliorini, che in alcuni testi anti-cruscanti (quindi anti-arcaistici) del Settecento, si reputavano vecchiume intollerabile parole e sintagmi come caparbio, carezzevole, dappoco, tiepido, istigare, tenere in bilico e, guarda un po', tutti e due: tutto materiale venuto poi buonissimo per la costruzione del lessico contemporaneo. Secondo una prospettiva in qualche modo simile, tra le correzioni di Alessandro Manzoni al suo romanzo (ci riferiamo naturalmente ai Promessi Sposi), tese a rifarsi all'uso del fiorentino vivo di metà dell'Ottocento, troviamo la sostituzione di ambedue, ambo ed entrambi (ritenute di tono letterario) con tutt'e due.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0