21 gennaio 2010

Da dove deriva l’uso dei pronomi di cortesia (“voi”, “lei”), quando è doveroso usarli? E quale dei due è preferibile?

Il sistema allocutivo (da una forma derivata del latino ALLOQUI ‘rivolgere la parola a qualcuno’) italiano, che si è distinto sin dalle origini da quello latino, si è trasformato nel corso dei secoli. Secondo quanto è analiticamente spiegato nella grammatica Italiano di Luca Serianni (Garzanti, 1997; cap. VII, parr. 84-98), dal Cinquecento a buona parte del Novecento, la nostra lingua ha avuto a disposizione i tre pronomi allocutivi tu, voi, lei che, in relazioni non reciproche (uno dà il tu e riceve il lei, uno dà il lei e riceve il voi ecc.), erano manifestazioni di dissimmetrie di livello anagrafico (età differente), di posizione sociale, di sesso, di situazione emotiva contingente tra gli interlocutori.

L’italiano moderno ha oggi, in sostanza, soltanto i due pronomi allocutivi tu e lei. L’unica variabile consistente da cui dipende l’uso è quella dell’età. Naturalmente, la variabile emotiva può incidere sulla scelta dell’allocutivo: nelle liti tra sconosciuti può accadere di vedere qualcuno che trascende le norme di correttezza e passa ad apostrofare l’interlocutore con il tu.
 
Segnala Serianni (VII. 95) che in molti dialetti l’uso del voi «è ancora saldo» e spesso capita che si travasi nell’italiano regionale di ogni singola zona. Nell’italiano comune, il voi può essere presente nella corrispondenza commerciale e in pochi altri casi ben delimitati.
 
Sotto il Fascismo l’uso del lei venne vietato, perché si riteneva, sbagliando, che fosse di origine straniera; si cercò di imporre de iure il voi, col principale effetto di favorire, per reazione, un uso più ampio del tu.

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