04 giugno 2020

Ho notato che nella definizione della parola Covid-19 sul vostro portale, date la possibilità di utilizzare anche l'articolo determinativo maschile, quindi come sostantivo maschile il Covid-19, asserendo che all'OMS abbiano detto abbiamo un nome per il nuovo virus: il covid 19. A me risulta che la frase pronunciata fosse abbiamo un nome per la nuova malattia la Covid-19. Il virus che provoca la malattia Covid-19 è il sars-cov-2. Quindi non capisco come sia corretto dire il covid 19 se la lettera d finale sta per disease che tradotto dall'inglese significa appunto malattia e di conseguenza la parola malattia è esclusivamente s. f. Se fosse come dite, sarebbe corretto scrivere covi senza la d finale, ma non è plausibile. Dovrebbe valere lo stesso principio per cui la SARS o la MERS, sono esclusivamente s.f. Quindi il virus Sars-cov-2 (s.m.) della famiglia dei coronavirus, provoca la Covid-19 (s.f.). Se poi noi Italiani per comodità o per ignoranza, continuiamo a dire il Covid-19 pensando al virus e che questo si debba trovare su di un vocabolario prestigioso come il vostro, è inaccettabile e deludente. Anche l'Accademia della Crusca la pensa come me ufficializzando il s. f. come esclusivo per la parola Covid19.

Non ci risulta che nelle voci dedicate alla Covid-19 dalla Treccani abbiamo “asserito” che presso l’OMS la malattia sia stata definita “IL Covid-19”: vedi nell’Enciclopedia, vedi nel Vocabolario. Nella voce dedicata al neologismo, nel Vocabolario, come per tutti i neologismi incipienti, viene offerta una fraseologia tratta dagli organi di informazione in cui compare il termine. Ovviamente, la documentazione riguarda parole, come dire, fresche di giornata, molto recenti nell’uso e la documentazione di un neologismo incipiente non potrà che riportare anche le oscillazioni nell’uso o nella forma, citate testualmente. Sarebbe anche interessante leggere in quale luogo, nel suo sito, l’Accademia della Crusca si sia espressa in modo così prescrittivo sul genere femminile di Covid-19. L’Accademia, di solito, non “ufficializza” ma discute, sviscera, al limite consiglia. Se il lettore vuole inviarci l’articolo in cui la Crusca “ufficializza” il genere femminile di Coid-19, saremo lieti di prenderne visione e atto.

 

Quando si tratti dell’attribuzione del genere grammaticale, spesso per parole, termini o sigle che nascono in altre lingue, come Covid-19, nato nei comunicati ufficiali dell’OMS (che adottano l’inglese come lingua veicolare internazionale), vi possono essere, soprattutto in una prima fase, delle oscillazioni in lingue d’adozione come l’italiano, in cui la distinzione di genere è morfologicamente pertinente. In italiano, fuori del campo medico, sono recenti e in qualche modo ancora quelle perduranti circa emoji; anche (e)mail ‘messaggio di posta elettronica’, in precedenza, ha oscillato a lungo tra maschile e femminile. Perché? Perché il traducente non si può dare per scontato, anche quando sembri tale. Disease = malattia? Disease si può tradurre anche “morbo” (la terminologia medica in italiano è piena di morbi di…). Non c’è un tribunale della lingua che lo decida ufficialmente. Si mette in moto un grande orecchio collettivo (quello della massa degli scriventi e dei parlanti), con tutte le sue contraddizioni. Bisogna dare in ogni caso tempo alla lingua di stabilizzarsi nell’uso, di selezionare, accettare o respingere. Può perfino succedere che la polimorfia duri relativamente a lungo, senza che la lingua abbia troppo a soffrire di queste oscillazioni. Ripetiamo, stiamo parlando di parole nuove. Il Vocabolario non è una caserma, la parole non sono soldatini.

 

Infine, il Vocabolario ha un suo linguaggio, che deve essere compreso: se scriviamo “s. f. e m.”, vuol dire che la prima scelta è f.(emminile), la seconda (maschile) è una variante secondaria. In questo modo si indica una preferenza ma si segnala contemporaneamente che nella lingua dell’uso è documentata anche l’attribuzione del genere grammaticale maschile. Tra l’altro, chi scrive in Treccani considera Covid-19 di genere femminile e si comporta di conseguenza, dando un piccolo esempio concreto. Molto più utile questo atteggiamento, secondo noi, che ergersi a paladini di una scelta ancora in divenire, di cui il Vocabolario registra onestamente le contraddizioni, senza però evitare di suggerire una preferenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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