26 maggio 2021

Salve, non so se questa email verrà mai letta e presa in considerazione, ma ci tenevo tantissimo a farvi presente che questa parola "Apparte" è spesso usata da molte persone, specialmente perché foneticamente sembra giusto pronunciarla così. Allora perché non farla entrare nel vocabolario italiano visto che spesso le persone utilizzano scriverla in questo modo?! Io sono anni ormai che combatto con persone che mi correggono dicendomi che si scrive a parte, ma sinceramente io preferisco apparte anche se grammaticalmente scorretta, e molte persone come me pensano la stessa cosa. Per me sarebbe un sogno vederla nel vocabolario. Chissà magari un giorno diventerà realtà.

È notevole che ci sia qualcuno che sogna il successo, cioè la diffusione, di una parola. Di più: la necessità di una parola, che si imponga all’attenzione di un dizionario.

 

Non è detto che un giorno questo possa accadere ad apparte. Stiamo parlando della univerbazione, cioè della nascita di una unica parola da due o più parole che si fondono nella grafia, quando, di fatto, nella catena dei suoni parlati sono già fuse tra di loro. Non è una cosa strana, anzi. La storia della nostra lingua è piena di esempi di questo fenomeno. Per fare due esempi a portata di comune esperienza (tra i molti possibili), ciò è successo a soprattutto e infatti, per secoli scritti rispettivamente sopra tutto (e, in una fase intermedia, sopratutto) e in fatti.

 

Si tenga poi conto che l’oscillazione tra scrizione unita e scrizione separata in alcuni casi è viva anche oggi e non sbaglia, per esempio, chi scrive dopo tutto ma nemmeno chi scrive dopotutto; cosicché o così che; casomai o caso mai; suppergiù o su per giù.

 

Bisogna restare ai fatti: per ora (e non *perora) apparte non è una grafia consentita e registrata come valida dai dizionari. Chi la voglia usare, sappia che dovrà giustificarla. E che si espone al rischio di una forte censura.


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