14 settembre 2015

In numerosi testi giuridici è facile incontrare il verbo usucapire coniugato al participio presente come "usucapiente". I più comuni correttori automatici conoscono, invece, la mera forma "usucapente". Chiedo quale delle due è corretta (o più corretta). Inoltre, questione meramente ortografica, domando a Voi come regolarsi nella coordinazione tra segni di punteggiatura differenti, in particolare tra la lineetta e il punto conclusivo di frase. Talvolta capita di trovare un inciso che coincide proprio con la fine della frase: è corretto dunque scrivere lineetta ( - ) seguita subito da punto ( . ) oppure utilizzare il solo punto chiudendo così l'intero periodo con un unico segno? La domanda nasce dal fatto che in letteratura sono accolte (e non so se propriamente) entrambe le forme: (...si rileva una pluralità di interventi - come già espresso nei paragrafi superiori -. " oppure " ...si rileva una pluralità di interventi - come già espresso nei paragrafi superiori.). Il quesito si estende anche al caso delle virgolette (« ») che talvolta sono poste dopo il punto che chiude un discorso diretto: («Apri la porta, per piacere.» anziché «Apri la porta, per piacere».). Stessa cosa per l'utilizzo degli apici di nota a piè di pagina: vanno inseriti accanto alla parola e quindi prima del punto fermo o successivamente a esso? Per esempio: (...la grammatica fa la differenza [4]. oppure la grammatica fa la differenza.[4]).

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Il participio presente corretto di usucapire 'acquistare per usucapione' è usucapente.

 

Le questioni grafiche poste sono regolate da usi prevalenti ma variabili. Per esempio, l'inciso tra lineette non dovrebbe conoscere deroghe, teoricamente: ma l'uso sta ampiamente disponendo nel senso della mancata chiusura in fin di periodo: insomma, il punto fermo viene caricato del compito di chiudere tutto il discorso, compreso l'inciso. Proprio come segnalato da chi ci scrive mostrando ottima sensibilità linguistica.

 

Stesso discorso vale, negli altri casi sciorinati, per l'alternativa posta tra una possibilità e un'altra. In genere, molte redazioni di giornali o uffici di amministrazioni pubbliche stilano normari che riguardano principalmente questioni di grafia, notoriamente suscettibili di oscillazioni. Non possono poi farne a meno le case editrici. L'importante che gli usi adottati nella pratica siano coerenti, una volta che si siano stabilite le norme di comportamento grafico.

 


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