25 gennaio 2010

Mi è capitato di vedere in tv una vecchia scenetta con Walter Chiari, quella del "sarchiapone". I miei genitori me ne avevano sempre parlato come di una cosa mitica. In effetti era divertente anche a vederla oggi. Vorrei sapere se "sarchiapone" è una parola inventata.

Floriana Venditti

Non sappiamo se l'attore Walter Chiari (Verona 1924-Milano 1991), che scriveva da sé i testi dei suoi sketch, intendesse attingere liberamente al dialetto napoletano o a quello abruzzese, quando tirò fuori dal sacco della sua inventiva sarchiapone per indicare il misterioso essere (animale o mostriciattolo?), che rimane chiuso, coperto - e dunque invisibile a tutti, spettatori compresi - dentro la gabbia portata in treno dal passeggero impersonato da Carlo Campanini (Torino 1906-Roma 1984), nella trasmissione televisiva La via del successo (1958). Sta di fatto che l'essere ignoto e il suo nome si sono davvero guadagnati un posto nella storia dell'umorismo televisivo italiano, tanto che alcuni dizionari hanno lemmatizzato il termine nel significato desunto dall'esibizione di Chiari e Campanini. Un divertente ritorno alla zoologia fantastica della tradizione letteraria, partendo dalle periegesi per giungere fino a Borges. Sarchiapónë in napoletano (sarchjaponë) copre una gamma varia di significati, collegati per via di ampliamenti metonimici e capovolgimenti semantici: 'uomo basso e un po' storto', 'uomo grasso, grosso e tonto', 'ipocrita, furbacchione'. Il Dizionario etimologico - I dialetti italiani della Utet, pur ammettendo che "sfugge l'etimologia" della voce, la riconduce, premettendo un "si dice", a una deformazione popolare di fra Jacopone, chiamato anche fra Sarchiapone, intendendo 'cattivo frate'.


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