04 marzo 2010

“Paralimpiadi” o meglio “Parolimpiadi”?

La manifestazione che riunisce e mette in gara sportivi con disabilità ha una storia che risale almeno al 1948, quando Sir Ludwig Guttman organizzò in Inghilterra una competizione sportiva avente per protagonisti veterani della Seconda guerra mondiale affetti da gravi lesioni alla colonna vertebrale. Quattro anni dopo, con l’adesione di disabili provenienti dall’Olanda nacque di fatto un movimento internazionale, che crebbe fino a che a Roma, nel 1960, si tenne una manifestazione in stile olimpico per sportivi disabili, ancora non denominata paraolimpiade (o paralimpiade). Procedure di formalizzazione sempre più precise hanno portato le paraolimpiadi estive e invernali a ricalcare le caratteristiche delle olimpiadi (a cominciare dagli anni e dalle sedi di svolgimento).

Le parole paraolimpiadi e paraolimpico sono contenute in norme di legge del 2003 sull’attività sportiva, anche se paraolimpiadi è attestato nell’italiano scritto almeno a partire dal 1992. Si affermano poi nell’uso anche paraolimpionico e paraolimpico. Paraolimpiadi (esiste anche il singolare, ma è meno usato) reca in sé il prefisso di origine greca para-, che esprime il significato di ‘presso, accanto, quasi, simile’. La variante paralimpiadi (con i suoi derivati paralimpionico e paralimpico, che forma l’espressione giochi paralimpici, usato anche come sinonimo di para(o)limpiadi) risente probabilmente del prestigio della corrispettiva forma anglosassone paralympics. La forma paralimpiadi è stata largamente diffusa dai media e convive nell’uso con la forma principale paraolimpiadi.

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