29 marzo 2012

La moglie che perde il marito è vedova, il bambino che perde i genitori è orfano, la mamma che perde un figlio è...?

La “mamma che perde un figlio” (così come il padre che perde un figlio) è concetto talmente tabuizzato nella nostra cultura da non trovare rappresentazione in una unità lessicale specifica. O Maria cum filio tuo mortuo…, recitano preghiere e invocazioni latine nella tradizione cristiana, quasi che soltanto il lento accompagnamento perifrastico possa lenire il dolore estremo, riannodando ciò che è disciolto per mezzo del vincolo di possesso espresso dall’aggettivo tuo.
 
In termini più generali, la lingua (ogni lingua storico-naturale) è luogo di parallelismi di diverso genere e grado (madre – padre, madre – figlio, vivo – morto), ma anche di asimmetrie e smagliature, che ribadiscono il carattere non logico-matematico della sua strutturata ma sempre mobile variabilità.

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