09 luglio 2014

Da tempo vado sostenendo che le innegabili analogie linguistiche, grammaticali, sintattiche, di vocabolario, ecc. tra la lingua spagnola ed i dialetti veneti (in particolare il mio, il veronese), non sono frutto di una dominazione spagnola, peraltro assai breve, bensì l'opposto: siamo noi veneti ad aver portato la lingua in Spagna. D'altra parte le lingue parlate in Spagna (il castigliano, ma anche il catalano) non sono forse lingue neo-latine? E non sono stati quindi i colonizzatori romani, o comunque italiani, a portare la lingua in Spagna, così come in Francia o in Romania? Risponde al vero che le milizie romane che hanno invaso la Spagna fossero composte soprattutto da Veneti, che quindi hanno portato là la loro lingua? Vorrei approfondire l'argomento, anche perché quando sento uno spagnolo dire "se podrìa" anziché si potrebbe, o sentirmi augurare a Barcellona "Bon Nadal", mi sembra di essere a casa. Esistono studi validi sull'argomento?

Le analogie tra la lingua castigliana e il dialetto veneziano sono riconducibili alla somiglianza o condivisione di taluni fenomeni (apocopi vocaliche finali, sonorizzazioni di consonanti intervocaliche, morfologie verbali), magari vistose, ma non per questo segno di una relazione di dipendenza gerarchica nella genesi dei diversi parlàri. Poiché siamo nel vasto territorio della Romània, ovvero delle lingue neolatine, è chiaro che singoli fenomeni evolutivi a partire dalla comune base latina possono autonomamente essersi generati in zone del vasto areale anche distanti tra di loro.  

In particolare, il grande studioso istriano Matteo Bartoli (Albona d'Istria, 1873 - Torino, 1946), ha studiato nell'Introduzione alla neolinguistica (1925) le norme fondamentali che regolano la distribuzione di fenomeni evolutivi simili nei diversi tipi di aree linguistiche, seguitando a esemplificarne le testimonianze in numerosi saggi successivi (raccolti in parte nei Saggi di linguistica spaziale, 1945).


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