30 luglio 2014

Vorrei avere qualche delucidazione sul termine "prego" utilizzato nella lingua italiana, per lo più in contesto formale, come interiezione di cortesia. (Prego2 prègo2 interiez. – È propriam. 1a persona del pres. indicativo di pregare, usata come formula di cortesia per rispondere a persona che ringrazia: «Molte grazie» «Prego!», o chiede scusa: «Mi scuso per il ritardo» «Prego!», o per invitare ad accomodarsi, a entrare, a sedere, a uscire: s’accomodi, prego!; a prendere cosa che si offre e sim.: ne prenda ancora, prego!; anche prego?, con tono di domanda, formula usata quando non si è capito o non si è sentito bene quello che è stato detto, per invitare chi ha parlato a ripetere: come ha detto, prego? (o semplicem. prego?). Quali sono le sue origini etimologiche? Esistono delle motivazioni specifiche che hanno portato tale termine ad essere utilizzato in maniera così diffusa? Devo scrivere una relazione sulla traduzione de "los marcadores del discurso en la cortesia verbal" e vorrei portare come esempio concreto il citato termine per esemplificare la difficoltà di traduzione italiano-spagnolo nei casi di cortesia verbale.

L'etimo di cortesia rimanda al sostantivo corte e dunque alla temperie culturale medievale e poi rinascimentale italiana ed europea, con la sua precisa caratteristica rituale e cerimoniale e la sua funzione di elemento formale coesivo di stabilizzazione sociale. Il nostro prego, che fa pienamente parte dell'ampio corredo di formule di interazione cortese, esce fuori dai canoni cronologici per dir così “classici”.

Infatti prego, come formula di cortesia, è attestato nell'italiano scritto soltanto a partire dalla metà del diciannovesimo secolo. Perdipiù, prego non è di origine romanza, ma ricalca il tedesco bitte, che prese ad essere ampiamente usato nel senso di 'prego l'onore del vostro comando' (vedi DELIN, s. v. pregare) nei Paesi di area geopolitica austro-ungarica, la cui cultura, compresa quella alta dell'etichetta, cioè dell'insieme delle norme di comportamento, anche linguistiche, che regolano i rapporti formali, ebbe un evidente impatto sui ceti dominanti e la “buona società” di varie zone d'Italia.
 
Ciò detto, prego si diffuse rapidamente nell'uso come formula di cortesia polifunzionale, soprattutto per via dell'automatico accostamento responsivo a grazie. Non va sottovalutato nemmeno il fatto che nella lingua delle belle forme, prego, con piena valenza verbale, era da secoli usato inespressioni come Vi prego di accettare le mie scuse e simili.

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