20 dicembre 2015

Il vocabolario Treccani non attesta il termine lardite, eppure non è un vocabolo desueto.

Il termine mineralogico (ricalcato sul francese lardite), che veniva usato per indicare quel tipo di steatite usato dai sarti come gesso per le misurazioni, compare nel 1819 nel Dizionario portatile di geologia, litologia e mineralogia di Luigi Bossi, stampato a Milano nel 1819. Viene poi ripreso da parecchi lessicografi ottocenteschi, dal Cardinali al Tommaseo-Bellini al Fanfani. Va detto che la sua fortuna scema, non perché cessi l'uso del gesso in sartoria – anche se certo la potente diffusione dell'industria dell'abito preconfenzionato nel Novecento avrà ridotto le occasioni di adoperarlo –, ma perché, com'è naturale che sia, prevale sin dall'inizio nella lingua parlata l'uso della parola non tecnica gesso (o la polirematica gesso da sarti).

 

Non soltanto i dizionari della lingua dell'uso moderni non lemmatizzano, di solito, lardite, ma il termine non compare nella lingua dei giornali, lingua che costituisce un buon esempio di ricchezza e varietà lessicale. Per esempio, non è reperibile nell'archivio on line del quotidiano «La Stampa», che copre l'arco di tempo tra il 1867 e il 2006: forse perché nessun grande evento di cronaca si è mai svolto in una sartoria, ma forse anche a riprova che il vocabolo non è (stato) così usato e può pertanto ritenersi desueto (è disusato per l'autorevole Battaglia), ancorché affascinante per la storia della lingua e dei mestieri.

 

 


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