25 luglio 2016

Gent.ssimi oggi mi chiedevo se l'espressione "spiccicare una parola" possa avere una qualche derivazione dall'Inglese "to speak" o, ancor meglio, dal sostantivo "speech". A pensarci bene, perché sapere parole in una lingua straniera (uso che quasi esclusivamente se ne fa) dovrebbe essere reso con il verbo "spiccicare", "staccare"? Per il significato voi rimandate a De Roberto, spiegando che "spiccicare", riferito a parole, starebbe per "pronunciarle chiaramente", "come per darsi il tempo di cercarle". Poi sulla pagina http://dizio.org/it/spiccicare leggo che, nella lingua italiana, l'uso della parola "spiccicare" è attestata a partire dal 1822 e ha due picchi all'inizio e a metà del secolo scorso. Sicuramente sbaglio, ma mi è venuto in mente il migrante italiano, appena partito dalla terra natia, dove parlava appena il suo dialetto, al quale, in qualche paese anglofono, veniva richiesto "do you speak?" o addirittura "make a speech", dal quale poteva modulare un frustrante "non spiccicare". Non sarebbe quindi ovviamente una questione etimologica (l'inglese "speak" deriva dal sassone "sprecan") quanto sociolinguistica. A vostro parere l'idea è peregrina?

Più che peregrino, il suggestivo suggerimento sembra incrociare in modo improprio realtà diverse: la realtà etimologica della parola e il contesto storico particolare. Non spiccicare (una) parola da chi sarà stato detto? Dall'emigrante italiano dialettofono? “Non spiccico una parola di inglese”, in risposta o commento al quesito posto dal funzionario statunitense di Ellis Island? Sembra improbabile.

Vocabolo di tradizione letteraria e toscana, spiccicare si forma nel Seicento a partire da appiccicare, con sostituzione di prefisso. Un grande volano di diffusione tardo-ottocentesco del verbo è il Pinocchio di Collodi, come ha mostrato Lucilla Pizzoli (Sul contributo di Pinocchio alla fraseologia italiana, in «Studi Linguistici Italiani», vol. XXIV, fasc. II, 1998, pp. 167-209, pp. 204-205). Ciò non toglie che l'associazione sia, ripetiamo, suggestiva. E che, forse, uno studio a tappeto delle fonti letterarie italiane da metà dell'Ottocento in poi potrebbe testimoniare un uso consistente di spiccicare in storie di emigrazione.

 


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