01 agosto 2017

Gradirei conoscere l'autentico significato del sostantivo maschile "matrimonio" di cui parla la nostra costituzione. Questo a motivo di una discussione in cui un tizio afferma che tale termine è ambivalente, cioè riferibile, oltre che all'unione fra uomo e donna, come è sempre stato, anche all'unione fra due persone dello stesso sesso. Il motivo della mia domanda è attualmente molto chiaro.

Poiché la nostra legislazione parla di unioni civili tra persone dello stesso sesso, pur caratterizzate da numerosi requisiti giuridici assimilabili a quelli posseduti del matrimonio, è evidente che si potrà parlare di matrimonio tra persone dello stesso sesso solo in un senso lato, ma non corrispondente alla realtà giuridica attuale.

 

Ciò detto, è facile supporre che la lingua, adorando le vie spicce, difficilmente prevederà nella quotidianità corrente, specialmente nel parlato, frasi come “Gino e Franco si sono uniti civilmente” o “si sono uniti con unione civile”, ma ricorrerà a scorciatoie analogiche come “si sono sposati”. Una cosa è la logica e la correttezza del giure; altra cosa può essere l’uso quotidiano della lingua. Basta mettersi d’accordo sull’àmbito in cui ci si vuole porre.


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