03 febbraio 2020

Io mi chiamo Giuseppino (noto Pinuccio) Marcialis. Sono scrittore più per hobby che per professione, con la scrittura poetica il mio campo preferito. Nel 2017 ho scritto un trattato intitolato “Sogni e realtà” con sottotitolo: Il caso per un landigenismo (neologismo). Il trattato è stato scritto per uso e consumo in Australia, a sostegno di un accordo tra i primi landigeni arrivati in questo continente (gli Aborigeni) e i successivi landigeni provenienti dall'Europa, Asia etc. Il titolo originale inglese è: Dreams and realities, The case for Landigenism. Nelle sue pagine enuncio il concetto radicale del landigenismo che può essere considerato rivoluzionario rispetto al modo di classificare gli animali (incluso l'uomo, quindi) che sono considerati più per il luogo di nascita che il luogo di morte. In realtà un individuo è autoctono solo al momento della nascita ma è alloctono in ogni momento in cui vagabondeggia. Gli animali, infatti, trascorrono una esistenza girovagando da un punto all'altro e questo aspetto transiente (o transitorio) determina la caratteristica fondamentale anche dell'essere umano. Insomma si è autoctoni un solo momento, quello della nascita ma si è alloctoni per il resto della esistenza. Perciò più che di autoctonia si deve parlare di alloctonia. E arrivo al motivo di questa mia imeile (io preferisco scrivere la parola come la pronuncio dando consistenza alla fonetizzazione italiana) che è quella di accertare se esiste nel lessico italiano il lemma ALLOCTONIA. Io consulto spesso il sito della Enciclopedia Treccani per accertare il preciso significato della parola e la sua origine etimologica. Però, la mia ricerca onlaine (scrittura preferita all'inglese online) sul lemma alloctonia ha prodotto risultato negativo. Mia inabilità nella ricerca? Comunque, del lemma alloctonia si fa uso in Italia tanto è vero che la FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquea) la usa per indicare appunto un'attività sportiva basata sull'alloctonia, cioè sui pesci che pur essendo autoctoni di altri sistemi fluviali finiscono per diventare alloctoni in un sistema fluviale nuovo. Ciò a causa della scomparsa dei pesci locali di molti fiumi italiani. […] Sia io che il milione e oltre di connazionali provenienti dall'Italia (assieme ai discendenti di n generazione) siamo orgogliosi della nostra origine autoctona. Ma la sorte ha voluto che diventassimo alloctoni australiani.

L’equiparazione animali/esseri umani ai fini della determinazione della natura concettuale dell’alloctonia e della dimensione semantica della parola alloctonia rende un po’ perplessi, tanto più che l’esempio addotto è relativo a pesci che vengono prelevati altrove rispetto al luogo in cui poi verranno pescati dagli sportivissimi pescatori di secondio grado: un atto forzoso, a lasciar stare per un momento l’idea che i problemi della cernia siano comparabili a quelli di un essere umano.

 

Per quanto riguarda la parola, essa è correttamente e coltamente formata. Secondo quanto si evince dal ragionamento del nostro gentile lettore, tutto il mondo è popolato da alloctoni. Ma non possiamo traporre in lingua meccanicamente dei criteri logicistici e destoricizzare la consistenza di una parola. Autoctono è termine nato nell’àmbito di una certa fase di sviluppo degli studi antropologici e porta con sé anche l’ideologia di cui la parola è stata vettore, cioè che esistessero popolazioni che, per essere stanziate in un determinato territorio da epoca assai remota, dovevano ritenersi nate dalla terra medesima (terrigenae in latino). Di fatto, la parola col tempo si è di molto attenuata in specificità e settorialità semantica, tanto che oggi è considerata sinonimo di indigeno.

 

Se un giorno le ragioni della lingua accoglieranno l’uso delle ingegnose coniazioni studiate e proposte dal nostro lettore, ce ne rallegreremo. Per ora, stiamo all’evidenza degli usi attuali.


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