26 novembre 2020

In seguito a varie ricerche non risulta esistente e/o usata in precedenza la parola "Depersonificante". Probabile neologismo rivolto a parole, gesti o comportamenti che mirino ad oggettificare la persona umana. Esempio: "Non ho mai sentito parole tanto depersonificanti!", "Essere chiamato per numero è depersonificante". Affine al neologismo sopraindicato: "Depersonificato" per indicare un discostamento con la realtà e con la natura umana propria della persona. Esempio: "In questa cella mi sento depersonificato", "Dopo 10 anni sull'isola, Robinson si sentì depersonificato". In attesa di conferma dei neologismi e dell'esattezza dell'uso degli stessi porgo i miei più cordiali saluti.

Tra testi specialistici di psicologia, sociologia, antropologia, religione e pensiero religioso, depersonificazione ‘privazione degli attributi di persona o essere umano’ (anche nel senso più specifico, coonestato dal nostro gentile lettore, di ‘reificazione’), dagli inizi del Novecento a oggi ha certamente delle attestazioni. Minori per quantità le attestazioni del verbo depersonificare, soprattutto presente come participio passato, spesso già transcategorizzato in aggettivo (depersonificato). Più scarse le attestazioni di depersonificante, come aggettivo ricavato dal participio presente del verbo.

 

Le voci in questione sono formate correttamente e nulla osta al loro uso, tant’è che vengono usate, sebbene in àmbiti settoriali specifici. Quindi non è preciso dire che la parola depersonificante «non risulta esistente»: certo, non “esisterà” nei dizionari della lingua dell’uso ma esiste già, almeno dagli anni Venti del Novecento, nella prassi scrittoria di vari studiosi. Se e quando si diffonderà ulteriormente non crediamo che mancherà la presa in carico da parte della lessicografia.


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