13 gennaio 2021

Da alcuni anni sono unito civilmente (in Italia) con un altro ragazzo. So che per legge posso chiamare il mio partner "coniuge", parola che appare spesso nella legge "Cirinnà". Non mi è chiaro se sia linguisticamente (o legislativamente) corretto che io ed il mio coniuge ci consideriamo "sposi" o "marito e marito". Per fugare tale dubbio ho consultato la voce "marito" della vostra enciclopedia online. Con grande sorpresa ho notato che la parola "marito" nella vostra enciclopedia fa riferimento unicamente all'uomo che ha sposato una donna. Quindi non solo non si parla di unioni civili ma neanche di due coniugi maschi che hanno contratto matrimonio in Francia, ad esempio. Eppure la radice della parola, che voi stessi ricordate, è "mas maris", maschio in Latino, che in nessun modo fa riferimento al genere del coniuge. La mia ovvia domanda è: la voce non è stata ancora aggiornata o esistono ragioni a me sconosciute per escludere l'uso della parola "marito" nel caso di coppie uomo-uomo che hanno contratto matrimonio? E nel caso di unioni civili?

Nella sua acuta mancanza di chiarezza (si perdoni l’ossimoro) chi ci ha scritto ha colto la difformità tra un possibile uso di marito nella lingua corrente e un – per ora – unico uso di coniuge ammesso dalla legge per definire quel tipo di fattispecie relazionale. La voce marito nel nostro Vocabolario on line è calibrata sull’uso che la maggioranza dei parlanti fa della parola. Certamente quando non tanto o soltanto la giurisprudenza dovesse accogliere marito come ‘persona unita in una relazione stabile di convivenza con un’altra’, a prescindere dela genere sessuale, ma quando, soprattutto, l’uso massiccio di marito in questa accezione dovesse imporsi tra i parlanti e gli scriventi, allora siamo sicuri che il Vocabolario (quello della Treccani così come glia ltri dizionari della lingua dell’uso) renderà conto di tale accezione.

 

Nel caso di unione civile, possiamo rinviare alla lettura, per l’appunto, della voce contenuta nel Vocabolario on line.


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