27 gennaio 2021

Sono un vostro assiduo consultatore e, leggendo “Il Nome della Rosa” (Umberto Eco), mi sono accorto che sul vostro vocabolario on-line manca il verbo "cachinnare" che, consultando altri vocabolari, ho capito che significa "ridere apertamente, sguaiatamente, in modo rumoroso, sghignazzare" e viene ritrovato in due romanzi dello stesso autore, quindi si può trattare di un neologismo, ma credo che si debba comunque aggiungere: «e quanto avevamo cachinnato su questo nome infelice» (Umberto Eco, "Il pendolo di Foucault"); «“Ah sì?” cachinnò Girolamo» (Umberto Eco "Il nome della rosa").

Per un dottissimo conoscitore delle lingue classiche come Eco i prelievi diretti dal patrimonio lessicale greco o latino non erano difficili e, certo, si potevano risolvere in un dono a chi ne leggeva (e ne legge) i romanzi. L’infinito presente cachinnare riprende pari pari la forma corrispondente della voce latina. Il significato di căchinnāre nella forma intransitiva era ‘sbellicarsi dalle risate, ridere sguaiatamente’; in quella transitiva ‘sbeffeggiare’.

 

Eco ha ben presente anche «“Lo tuo riso sia sanza cachinno”, cioè sanza schiamazzare come gallina» (Dante, Convivio, III, VIII, 12); a ciò si aggiunga che «il riso sanza cachinno è comune in certa trattatistica medievale (cfr. Albertano da Brescia Volgarizzamento dei trattati morali)» (Bruno Basile, Enciclopedia dantesca, Istituto della Enciclopedia Italiana). Da qui l’esibizione echiana dell’onomatopeico cachinnare, latinismo pretto ma accompagnato, per dir così, dalla presenza nell’italiano letterario di cachinno ‘scroscio di risa sguaiate, soprattutto per beffa’.

 

Più che di un neologismo, si tratta di un latinismo introdotto a scopo espressivo (e con precise valenze storico-culturali) dal geniale estro di Eco.


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