24 febbraio 2021

Egregi linguisti, vorrei sapere se la parola "chiave" puo' essere usata propriamente in questo contesto che si riferisce alle penose sensazioni descritte da una persona durante un attacco di panico: "Tutti gli aspetti della realtà che cadevano sotto il dominio delle mie percezioni venivano da me decodificate IN CHIAVE di morte". Vuol dire che qualunque, oggetto, rumore ecc. gli evocava la morte.

Ecco quanto si scrive s. v. chiave nel Vocabolario on line Treccani.it: «in chiave (seguito da un agg.[ettivo] o da un compl.[emento] di specificazione), in tono, per indicare il particolare aspetto o carattere o punto di vista con cui un discorso, una narrazione, un’azione drammatica sono presentati o svolti: tutto il racconto è sviluppato in ch. umoristica; è un film che ripresenta l’antico dramma di Fedra in ch. psicanalitica; dare un’interpretazione dei fatti (o di un fenomeno) in ch. marxista».

 

Lo Zingarelli 2021, s. v. chiave: «tono, carattere, punto di vista, angolazione, in c. moderna; commentare un evento in c. politica». Il Nuovo Devoto-Oli 2020-21: «in chiave, nei termini dell’argomento proposto: stare, rimanere in chiave; anche, da un particolare punto di vista o da una certa angolazione: sviluppare un racconto in chiave umoristica».

 

Si noterà che, nonostante (a ragione) il Vocabolario Treccani.it annoti che la locuzione in chiave può essere seguita non soltanto da un aggettivo ma anche da un complemento di specificazione, gli esempi di fraseologia addotti sia dal Treccani.it sia dai due dizionari dell’uso più diffusi in versione cartacea, e costantemente rinnovati, mancano proprio gli esempi di in chiave + complemento di specificazione. Cercando il costrutto leggere in chiave di nell’archivio on line del quotidiano «La repubblica», si trovano 18 attestazioni con la costruzione suddetta, usata ovviamente in senso figurato: in chiave di contrapposizione, di paranoia maccartista, di filosofia della vita ecc. Non tantissime ma nemmeno poche, all’interno di una scrittura colta e brillante.

 

Diremo allora che, mentre la costruzione con l’aggettivo sembra decisamente la più diffusa, quella con il complemento di specificazione, più rara, ha bisogno di essere maneggiata con sapiente attenzione e cura dei particolari. Nel caso specifico, pertanto, se non c’è nulla da obiettare sulla “grammaticalità” della costruzione, osserviamo che forse sarebbe più appropriato, invece di morte, adoperare un nome o un sintagma che indichi (si rileggano le definizioni e gli usi negli esempi giornalistici citati) uno stato d’animo, un modo di vedere e interpretare la realtà: per esempio, in chiave di sensazione di morte.


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