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Varie

Sono qui a scrivere alla vostra redazione evidenziando la necessità di spiegare in maniera più definita le voci “psicologo” e “psicoterapeuta”. La diatriba tra cosa fa uno psicologo e cosa fa uno psicoterapeuta è una diatriba che parte in maniera serrata sin dal principio, giacché, per legge 56/89 e per codice deontologico degli psicologi italiani, esiste la professione di psicologo, mentre psicoterapeuta è un titolo professionale eventualmente dello psicologo e del medico (dopo adatta formazione quadriennale in una scuola di specializzazione). Nel sentire comune, invece, psicologo e psicoterapeuta sono due professioni, ma ciò è falso. L'articolo 1 della 56/89 stabilisce e ordina la professione di psicologo: la professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, l'attività di abilitazione riabilitazione e di sostegno psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito. La legge 56/89 e il codice deontologico degli psicologi italiani parlano chiaro. A tal proposito, poco fa, si è espresso nuovamente l'Ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto: La professione di psicologo è regolamentata dalla legge 56/1989 e dalla legge 3/2018. La psicoterapia, che è un’attività compresa nelle professioni di psicologo o medico e non una professione autonoma, è regolamentata dall’articolo 3 della legge 56/1989. Lo psicologo è un professionista sanitario (Legge 3/2018), le cui attività professionali comprendono la prevenzione, la diagnosi, l’abilitazione, la riabilitazione e il sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità (Legge 56/1989). L’attività dello psicologo – specializzato o meno in psicoterapia – si svolge quindi sia in contesto clinico che non clinico, anche in presenza di sintomatologie psicopatologiche, e prevede una propria autonomia professionale. La psicoterapia è invece attività specialistica che può essere svolta da psicologi o da medici che abbiano frequentato un percorso specialistico post-lauream (art. 3 Legge 56/1989). Non è ammissibile una lettura per cui lo psicologo sprovvisto di specializzazione in psicoterapia non possa svolgere attività clinica o sanitaria, o non potrebbe svolgerla in autonomia. Lo psicologo, ancorché non specializzato in psicoterapia, per normativa e per prassi consolidata della comunità professionale può svolgere in autonomia attività cliniche, anche con utenti portatori di sintomatologia. I limiti di tali attività sono definiti dalla legge 56/1989 e dall’articolo 5 del Codice Deontologico, che prescrive di utilizzare solo strumenti teorici e pratici per cui ha adeguata competenza. Con la speranza che anche la vostra redazione possa contribuire ad una maggiore chiarezza.

Abbiamo voluto riprodurre per intero la lettera inviataci da uno psicologo professionista (che ringraziamo) perché ha il merito di entrare nel merito di questioni normative che ...
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Con la presente porto alla Vostra attenzione un fatto molto grave che ho riscontrato nel Vostro dizionario online. In quanto traduttrice conosco molto bene l'importanza e il potere delle parole. Sicuramente anche Voi siete consapevoli di come una parola sbagliata possa avere conseguenze magistrali. Ieri ho consultato, come faccio spesso quando lavoro, il Vostro dizionario e mi sono imbattuta in questa voce: https://www.treccani.it/vocabolario/diverso_%28Sinonimi-e-Contrari%29/ - "Diverso". Sono rimasta a dir poco sbalordita, leggendo la definizione che ne date. Cito: "s. m. 1. (f. -a) (soc.) [chi è considerato da altri, o considera sé stesso, non conforme a una presunta normalità, in fatto di razza, propensioni sessuali, condizioni fisiche, ecc.] ≈ ‖ anormale, emarginato. ⇓ handicappato, omosessuale, portatore di handicap. ↔️ ‖ normale. 2. (solo al masch.) (eufem.) [uomo attratto sessualmente da altri uomini o che ha rapporti sessuali con essi] ≈ (lett., spreg.) bardassa, (volg.) buco, (region.) checca, (region., volg.) culattone, (volg.) culo (rotto), (settentr., volg.) cupio, (volg.) finocchio, (roman., volg.) frocio, gay, (disus.) invertito, (non com.) omofilo, (volg., non com.) paraculo, pederasta, (merid.) recchione, sodomita, (psicol., non com.) uranista, (volg., gerg.) zia, [nella Grecia antica] (lett.) cinedo. ⇑ (fam.) omo, omosessuale, (non com.) omosex. ↔️ macho, maschiaccio. ⇑ (fam.) etero, eterosessuale." La nostra società è in continua evoluzione. Ogni giorno migliaia di persone nel nostro Paese combattono per i propri diritti, per non essere discriminati. Come possiamo pretendere che tale lotta venga rispettata se un dizionario come il Vostro, tanto autorevole e punto di riferimento indiscusso per gli italiani, riporta un tale scempio? Vedo che la versione del dizionario è quella del 2003. In vent'anni molte cose sono cambiate e penso che il dizionario dovrebbe riflettere tali cambiamenti sociali e culturali. In poche righe vengono sminuiti e denigrati migliaia di italiani, disabili e omosessuali, definiti "diversi", "anormali", "emarginati" e usando epiteti a dir poco insultanti. Come si può arrivare a dire che "sodomita" e "pederasta" sono sinonimi di "omosessuale"? Sono accuse pericolosissme e trovo tutto questo estremamente grave. In poche righe, decenni di lotte sono state vanificate e sono state poste le basi per legittimare chi discrimina disabili e omosessuali, che ora potrà aprire il dizionario e affermare di avere ragione a dire che si tratta di "anormali" e "invertiti". Questo è estremamente pericoloso. Inoltre, leggendo la definizione di "diverso" sul Vs dizionario online (https://www.treccani.it/vocabolario/diverso/), cito "3. s. m. (f. -a) Persona che, per qualche aspetto, carattere o manifestazione, esce da quella che è tradizionalmente considerata la condizione «normale», cioè omosessuali, disabili fisici o psichici, ecc.: essere, sentirsi diverso o un diverso; l’emarginazione dei d.; anche come eufemismo per omosessuale". Anche qui si insiste sul concetto di "normalità" e "anormalità", che dovrebbe essere smantellato nella nostra società. In poche parole, dite "chi non è normale, cioè omosessuali e disabili", sottintendendo in modo in realtà piuttosto esplicito che questi individui abbiano qualcosa che non va rispetto alla "norma". In un momento storico in cui si cerca di diventare il più possibile inclusivi, così dicendo Voi stabilite chi è normale e chi non lo è, quando Paesi come la Svezia addirittura introducono il genere neutro per eliminare ogni discriminazione. Prima di scriverVi ho consultato anche altri dizionari, italiani ed esteri, ma nessuno riporta una simile definizione di "diverso", nemmeno un minimo accenno a disabilità e omosessualità. Senza menzionare il fatto che il termine "diverso" nelle accezioni da voi indicate non viene usato da nessun parlante italiano che mi risulti. Ho fatto alcune ricerche e mi sono consultata con molte persone (alcune delle quali educatori e antropologi) prima di contattarVi e tutti sono stati d'accordo nell'affermare di non avere mai usato né sentito usare questo termine nell'accezione da Voi riportata. Avete delle prove empiriche (nel senso di dati fattuali recenti) che supportino l'uso diffuso di questa accezione da parte dei parlanti italiani? Ovviamente non si può parlare di idioletto, in quanto il discorso diventerebbe molto ampio e aprirebbe la strada ad atre eventuali contestazioni circa altri termini. Il compito di un dizionario è sicuramente quello di riportare la lingua nella sua totalità, ma al tempo stesso non dobbiamo dimenticare il suo ruolo educativo: con le parole si può influenzare e formare il pensiero. Se non vengono usate nel modo giusto, le parole possono essere estremamente pericolose, come la storia, passata e recente, ci insegna. Pertanto, Vi chiedo l'immediata rimozione di tali definizioni dal Vostro dizionario. In caso di mancata risposta e di mancata rimozione, non esiterò a contattare testate giornalistiche e a pubblicare su ogni canale tale scorrettezza. Vi ricordo che il Vostro compito è di grande importanza e che molta responsabilità grava sulla vostra enciclopedia. Nella speranza che rimedierete spesso a questo tragico errore e che in futuro pesiate meglio le Vostre parole, Vi porgo cordiali saluti.

Alla gentile lettrice che ci contesta un “tragico errore”, rispondiamo che il “Dizionario dei sinonimi e contrari” (da qui parte la denuncia) non è un dizionario della lingua ...