23 marzo 2022

Con la presente porto alla Vostra attenzione un fatto molto grave che ho riscontrato nel Vostro dizionario online. In quanto traduttrice conosco molto bene l'importanza e il potere delle parole. Sicuramente anche Voi siete consapevoli di come una parola sbagliata possa avere conseguenze magistrali. Ieri ho consultato, come faccio spesso quando lavoro, il Vostro dizionario e mi sono imbattuta in questa voce: https://www.treccani.it/vocabolario/diverso_%28Sinonimi-e-Contrari%29/ - "Diverso". Sono rimasta a dir poco sbalordita, leggendo la definizione che ne date. Cito: "s. m. 1. (f. -a) (soc.) [chi è considerato da altri, o considera sé stesso, non conforme a una presunta normalità, in fatto di razza, propensioni sessuali, condizioni fisiche, ecc.] ≈ ‖ anormale, emarginato. ⇓ handicappato, omosessuale, portatore di handicap. ↔️ ‖ normale. 2. (solo al masch.) (eufem.) [uomo attratto sessualmente da altri uomini o che ha rapporti sessuali con essi] ≈ (lett., spreg.) bardassa, (volg.) buco, (region.) checca, (region., volg.) culattone, (volg.) culo (rotto), (settentr., volg.) cupio, (volg.) finocchio, (roman., volg.) frocio, gay, (disus.) invertito, (non com.) omofilo, (volg., non com.) paraculo, pederasta, (merid.) recchione, sodomita, (psicol., non com.) uranista, (volg., gerg.) zia, [nella Grecia antica] (lett.) cinedo. ⇑ (fam.) omo, omosessuale, (non com.) omosex. ↔️ macho, maschiaccio. ⇑ (fam.) etero, eterosessuale." La nostra società è in continua evoluzione. Ogni giorno migliaia di persone nel nostro Paese combattono per i propri diritti, per non essere discriminati. Come possiamo pretendere che tale lotta venga rispettata se un dizionario come il Vostro, tanto autorevole e punto di riferimento indiscusso per gli italiani, riporta un tale scempio? Vedo che la versione del dizionario è quella del 2003. In vent'anni molte cose sono cambiate e penso che il dizionario dovrebbe riflettere tali cambiamenti sociali e culturali. In poche righe vengono sminuiti e denigrati migliaia di italiani, disabili e omosessuali, definiti "diversi", "anormali", "emarginati" e usando epiteti a dir poco insultanti. Come si può arrivare a dire che "sodomita" e "pederasta" sono sinonimi di "omosessuale"? Sono accuse pericolosissme e trovo tutto questo estremamente grave. In poche righe, decenni di lotte sono state vanificate e sono state poste le basi per legittimare chi discrimina disabili e omosessuali, che ora potrà aprire il dizionario e affermare di avere ragione a dire che si tratta di "anormali" e "invertiti". Questo è estremamente pericoloso. Inoltre, leggendo la definizione di "diverso" sul Vs dizionario online (https://www.treccani.it/vocabolario/diverso/), cito "3. s. m. (f. -a) Persona che, per qualche aspetto, carattere o manifestazione, esce da quella che è tradizionalmente considerata la condizione «normale», cioè omosessuali, disabili fisici o psichici, ecc.: essere, sentirsi diverso o un diverso; l’emarginazione dei d.; anche come eufemismo per omosessuale". Anche qui si insiste sul concetto di "normalità" e "anormalità", che dovrebbe essere smantellato nella nostra società. In poche parole, dite "chi non è normale, cioè omosessuali e disabili", sottintendendo in modo in realtà piuttosto esplicito che questi individui abbiano qualcosa che non va rispetto alla "norma". In un momento storico in cui si cerca di diventare il più possibile inclusivi, così dicendo Voi stabilite chi è normale e chi non lo è, quando Paesi come la Svezia addirittura introducono il genere neutro per eliminare ogni discriminazione. Prima di scriverVi ho consultato anche altri dizionari, italiani ed esteri, ma nessuno riporta una simile definizione di "diverso", nemmeno un minimo accenno a disabilità e omosessualità. Senza menzionare il fatto che il termine "diverso" nelle accezioni da voi indicate non viene usato da nessun parlante italiano che mi risulti. Ho fatto alcune ricerche e mi sono consultata con molte persone (alcune delle quali educatori e antropologi) prima di contattarVi e tutti sono stati d'accordo nell'affermare di non avere mai usato né sentito usare questo termine nell'accezione da Voi riportata. Avete delle prove empiriche (nel senso di dati fattuali recenti) che supportino l'uso diffuso di questa accezione da parte dei parlanti italiani? Ovviamente non si può parlare di idioletto, in quanto il discorso diventerebbe molto ampio e aprirebbe la strada ad atre eventuali contestazioni circa altri termini. Il compito di un dizionario è sicuramente quello di riportare la lingua nella sua totalità, ma al tempo stesso non dobbiamo dimenticare il suo ruolo educativo: con le parole si può influenzare e formare il pensiero. Se non vengono usate nel modo giusto, le parole possono essere estremamente pericolose, come la storia, passata e recente, ci insegna. Pertanto, Vi chiedo l'immediata rimozione di tali definizioni dal Vostro dizionario. In caso di mancata risposta e di mancata rimozione, non esiterò a contattare testate giornalistiche e a pubblicare su ogni canale tale scorrettezza. Vi ricordo che il Vostro compito è di grande importanza e che molta responsabilità grava sulla vostra enciclopedia. Nella speranza che rimedierete spesso a questo tragico errore e che in futuro pesiate meglio le Vostre parole, Vi porgo cordiali saluti.

Alla gentile lettrice che ci contesta un “tragico errore”, rispondiamo che il “Dizionario dei sinonimi e contrari” (da qui parte la denuncia) non è un dizionario della lingua italiana, non ha l’obiettivo di dare definizioni articolate delle parole ma, data una parola capostipite, messa a lemma, si occupa di legarle tra di loro, in base a determinate relazioni di vicinanza e lontananza di significato. Pertanto, presenta in rapida successione parole o locuzioni sinonime, analoghe, contrarie, iperonime, iponime rispetto alla parola a lemma. Vi sono anche rappresentate, per chiarezza, le principali accezioni: ma molto stringate. Nel caso di “diverso” sostantivo, si scrive: “chi è considerato da altri, o considera sé stesso, non conforme a una presunta normalità, in fatto di razza, propensioni sessuali, condizioni fisiche, ecc.”. Il “Dizionario”, come deve fare un dizionario che si rispetti, prima di dare conto di quello che secoli di lingua hanno depositato nell’uso e nella tradizione lessicale rispetto a “diverso”, indica chiaramente con quali cautele bisogna avvicinarsi alle parole che si succederanno a raffica (come accade in tutti i dizionari dei sinonimi, generando un certo inevitabile effetto shock).

 

“Diverso” NON è parola che indichi chi è “diverso” per chissà quale legge di natura assoluta certificata dal dizionario ma è parola che indica “chi è considerato […] non conforme a una presunta normalità”. Vale a dire: c’è un modo di pensare che ha collocato, nel corso dei secoli, ai margini della società delle persone perché erano percepite (e magari giudicate, e pertanto perfino sbeffeggiate o stigmatizzate) come differenti rispetto a un canone di normalità, che – segnala il dizionario – non è reale ma presunto (questo aggettivo segna la presa di distanza del Dizionario). La lingua riflette una visione del mondo e delle relazioni umane; se la visione è turpe, le parole saranno in vario modo turpi. Una visione del mondo che, attraverso le parole, con l’uso eufemistico (come segnalato puntualmente dal dizionario), cioè ipocrita, della parola “diverso” indica precisamente la sostanza di un giudizio negativo che, fuori di eufemismo, si tradurrebbe proprio (se gli ipocriti si assumessero la responsabilità di quel che pensano, invece di suggerirlo ammiccando) nelle parole che seguono: brutte, sporche e cattive, certo, perché sono le parole nude e crude nascoste sotto l’uso eufemistico di “diverso”. Ma qui il dizionario, pur nella necessaria sintesi, parla chiaro a chi legge, annotando tra parentesi in corsivo il livello di lingua di ciascuna parola: volg.[are], spreg.[iativo], ecc. Chi legge deve essere messo al corrente delle caratteristiche comunicative e culturali che quelle parole portano con/in sé. E avrà la possibilità di comprendere e di scegliere. Un giovane, per esempio, deve sapere che certe parole hanno portato e, purtroppo, portano ancora con sé il peso di visioni del mondo deprecabili. La conoscenza non può fare paura, la conoscenza è una risorsa. In una classe di scuola (in presenza o a distanza), l’analisi di queste parole (e di tutte le parole, naturalmente) può essere uno straordinario strumento per approfondire la storia, la società, i temi dei diritti, dei doveri, della cittadinanza di tutti gli esseri umani che vivono nel nostro Paese. Un dizionario “educativo” dovrebbe spaventare chiunque; uno strumento che registra quanto è presente nel patrimonio lessicale di una lingua dovrebbe permettere agli educatori in carne e ossa (genitori, insegnanti, formatori) di esercitare il proprio ruolo a partire dalla realtà che nel dizionario è rappresentata, criticandola e contestandola, se è il caso (e in più d’una circostanza, naturalmente, è il caso).

 


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