19 novembre 2020

Sono un semplice ragazzo di 18 anni che ha sempre supportato e stimato la diffusione culturale nel nostro paese, soprattutto andando sempre contro chi divulga false informazioni o semplicemente ignoranza. Vi scrivo per far notare il mio disappunto e quello di migliaia di persone per un forte atto discriminatorio commesso dalla vostra mancanza di umanità che è risaltata in una delle vostre definizioni, precisamente quando avete esplicitato il sinonimo di "diverso" in cui avete affermato in maniera irrispettosa che quest'ultimo termine è affine con determinate parole che lasciano esterrefatti. Il mio intento non è quello di fare polemica, ma quello di rendere giustizia. Premettendo che l'idea di diverso ha una concezione prettamente soggettiva, i vostri errori sono stati molteplici ed anche gravi, mostrando una forte influenza del contesto sociale in cui vivete e non distaccando la realtà oggettiva dagli stereotipi impressi nella mente degli individui: viene ancora utilizzato il termine "razza" per indicare un distacco netto tra le varie e le bellissime etnie che popolano il nostro pianeta, sarebbe più consono utilizzare tale parola solo nell'ambito degli animali e non nell'umanità per differenziarla in questo modo, a mio parere, arretrato e superato. Questa stessa arretratezza viene palesata anche con la vostra sfacciataggine nell'aver voluto indicare e definire la parola "omosessuale" come un "uomo attratto sessualmente da altri uomini o che ha rapporti sessuali con essi", nella mia poca vita non ho mai visto definizione più superficiale ed indirizzata solo ad una sfera sessuale. La parola "omosessuale" non indica, intanto, solo gli uomini ma le persone attratte dallo stesso sesso di cui fanno parte, dal greco "omoios" che significa simile e dal latino "sexus" appunto sesso, arrivando ad una banale addizione che offre come risultato l'attrazione affettiva e sessuale di persone aventi lo stesso sesso. Nella vostra definizione, oltre ad affermare erroneamente che essere gay voglia dire essere diversi poiché "sinonimo", insinuate che "omosessuale" e "handicappato" siano i contrari di "normale" andando contro ogni logica, mettendo in vicinanza e paragonando una condizione di limitazione e di assenza di abilità con un orientamento sessuale. Non è finita qui, a mio forte dispiacere e disgusto, perché avete associato al termine gay una sfilza di insulti raccapriccianti che non erano necessari. Per concludere, il mio intento è quello che vi arrivi il messaggio di avere più attenzione riguardo ciò che viene scritto e reso pubblico perché il linguaggio fa parte del nostro essere e con la comunicazione ci esprimiamo e diamo il significato delle parole che pronunciamo, proprio per questo chi sta leggermente più in alto di noi dovrebbe garantire la giustizia e la diffusione di valori indirizzati verso il concetto di "integrazione" e non "discriminazione".

Ringraziamo per la lunga lettera, molto partecipe. Non ci sembra che le definizioni date nel Vocabolario Treccani.it né nei Sinonimi e contrari contengano riferimenti alla “diversità”, all’essere “handicappato” o “anormale”. Anche la definizione di diverso sottolinea con evidente cautela e distacco che un certo modo di vedere la “diversità” appartiene a un modo tradizionale (ma non per questo accettato o accettabile: su questo il dizionario non si esprime) di interpretare la condizione di «normalità» (messa tra esplicite virgolette che segnano il distanziamento di chi scrive). La «sfilza di insulti raccapriccianti che non erano necessari» associata a gay appartiene alla realtà della lingua usata dagli italiani, intrisa di visioni sessiste, maschiliste e – peranto – in una certa misura, razziste. Siamo d’accordo.

 

Il compito del dizionario non è però di censurare le parole offensive, grette, odiose nel nome di un’etica migliore o superiore (nella Storia relativamente recente, regimi politici andati al governo con la presunzione di creare uno “Stato etico” hanno portato a conseguenze tragiche). Il dizionario deve viceversa registrarle, in quanto sono usate o hanno una tradizione di uso ancora viva, esplicitando però con chiarezza il livello di lingua al quale appartengono (eufemistico, spregiativo, volgare, ecc.) e quindi prendendo le debite distanze.


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