26 gennaio 2022

Vi scrivo per segnalare la pagina corrispondente alla ricerca dei sinonimi della parola "diverso" per cui risultano insulti omofobi, razzisti e abilisti, mi chiedo se per voi siano dei risultati adeguati da proporre agli/lle utenti e in che modo possiate giustificare una tale mancanza di rispetto. Il fatto che venissero (o ancora vengano, in certi ambienti) utilizzati per definire qualcuno che si discosta, per citarvi, da una certa forma di normalità riguardante "razza, propensioni sessuali e condizioni fisiche" non credo sia una buona ragione per includere una lista orribile di insulti ignoranti, tralasciando l'uso della parola "razza" in questo modo che è già problematico. Ritenete che sia innocuo ritrovarsi "frocio", "handicappato" o "culattone" nei sinonimi di "diverso"? Attendo spiegazioni.

Il Dizionario dei sinonimi e contrari non è un dizionario della lingua italiana, non ha l’obiettivo di dare definizioni articolate delle parole ma, data una parola capostipite, messa a lemma, si occupa di legarle tra di loro, in base a determinate relazioni di vicinanza e lontananza di significato. Pertanto, presenta in rapida successione parole o locuzioni sinonime, analoghe, contrarie, iperonime, iponime rispetto alla parola a lemma. Vi sono anche rappresentate, per chiarezza, le prinicipali accezioni: ma molto stringate. Nel caso di diverso sostantivo, si scrive: “chi è considerato da altri, o considera sé stesso, non conforme a una presunta normalità, in fatto di razza, propensioni sessuali, condizioni fisiche, ecc.”. Il Dizionario, come deve fare un dizionario che si rispetti, prima di dare conto di quello che secoli di lingua hanno depositato nell’uso e nella tradizione lessicale rispetto a diverso, indica chiaramente con quali cautele bisogna avvicinarsi alle parole che si succederanno a raffica (come accade in tutti i dizionari dei sinonimi, generando un certo inevitabile effetto shock).

 

Diverso NON è parola che indichi chi è “diverso” per chissà quale legge di natura assoluta certificata dal dizionario ma è parola che indica “chi è considerato […] non conforme a una presunta normalità”. Vale a dire: c’è un modo di pensare che ha collocato, nel corso dei secoli, ai margini della società delle persone perché erano percepite (e magari giudicate, e pertanto perfino sbeffeggiate o stigmatizzate) come differenti rispetto a un canone di normalità, che – segnala il dizionario – non è reale ma presunto (questo aggettivo segna la presa di distanza del Dizionario). La lingua riflette una visione del mondo e delle relazioni umane; se la visione è turpe, le parole saranno in vario modo turpi. Una visione del mondo che, attraverso le parole, con l’uso eufemistico (come segnalato puntualmente dal dizionario), cioè ipocrita, della parola diverso indica precisamente la sostanza di un giudizio negativo che, fuori di eufemismo, si tradurrebbe proprio (se gli ipocriti si assumessero la responsabilità di quel che pensano, invece di suggerirlo ammiccando) nelle parole che seguono: brutte, sporche e cattive, certo, perché sono le parole nude e crude nascoste sotto l’uso eufemistico di diverso.

 

Qui il Dizionario, pur nella necessaria sintesi, parla chiaro a chi legge, annotando tra parentesi in corsivo il livello di lingua di ciascuna parola: volg.[are], spreg.[iativo], ecc. Chi legge deve essere messo al corrente delle caratteristiche comunicative e culturali che quelle parole portano con/in sé. E avrà la possibilità di comprendere e di scegliere. Un giovane, per esempio, deve sapere che certe parole hanno portato e, purtroppo, portano ancora con sé il peso di visioni del mondo deprecabili. La conoscenza non può fare paura, la conoscenza è una risorsa. In una classe di scuola (in presenza o a distanza), per esempio, l’analisi di queste parole (e di tutte le parole, naturalmente) può essere uno straordinario strumento per approfondire la storia, la società, i temi dei diritti, dei doveri, della cittadinanza di tutti gli esseri umani che vivono nel nostro Paese.


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