2 marzo 2019

¡La lingua feliz! Curiosità, bizzarrie e segreti: tutto quello che avreste voluto sapere sulla lingua spagnola

 

 

Andrea De Benedetti e Carlo Pestelli

¡La lingua feliz! Curiosità, bizzarrie e segreti: tutto quello che avreste voluto sapere sulla lingua spagnola

Torino, Utet, 2018

 

Tanti anni fa, in una piccola stazione di una meravigliosa cittadina della Spagna occidentale, Salamanca, fui involontaria testimone di un crudele (dal punto di vista dei protagonisti) quanto comico (dal punto di vista degli spettatori, cioè dal mio) equivoco: un uomo e una donna, che evidentemente si erano conosciuti da poco, si stavano scambiando dei doni. La minuta giovane, con le lacrime agli occhi, tendeva un pacchetto al ragazzo che, un po’ imbarazzato, lo prendeva salendo sul convoglio che lo avrebbe avvicinato alla natia Italia. Lei, senza nemmeno provare a parlare italiano, immaginando una prossimità tra italiano e spagnolo molto maggiore di quella reale, gli diceva, riferendosi al dono: «¡Guárdalo!». E lui, sempre più in difficoltà: «Ma no, lo faccio dopo, in viaggio». Anche a causa dell’insistente fischietto del capotreno, il giovane italiano scartò svogliatamente e con poca grazia quell’oggetto che doveva elevarsi a pegno d’amore e che invece diventò (ma poi che ne so io) motivo di insanabile distanza. Non so che fine abbiano fatto quei due amanti non bilingui, né posso sapere se la donna si sia mai domandata perché l’uomo abbia aperto il regalo nonostante le sue raccomandazioni.

La giovane salmantina aveva usato un cosiddetto falso amico. Guardar in castigliano significa ‘custodire’: in buona sostanza, lei voleva che il dono non venisse aperto al suo cospetto; lui, invece, aveva guardato l’oggetto, lo aveva spacchettato e quindi osservato, in ossequio al significato italiano, senza nemmeno sospettare che stava tradendo la preghiera della giovane piangente.

Andrea De Benedetti (professore in un liceo linguistico, ha insegnato per nove anni all’Università di Granada) e Carlo Pestelli (docente di linguistica generale alla Scuola superiore di mediazione linguistica “Vittoria” di Torino, tra le altre cose) con ¡La lingua feliz! Curiosità, bizzarrie e segreti: tutto quello che avreste voluto sapere sulla lingua spagnola hanno costruito un impeccabile quanto brioso profilo della lingua castigliana, anche e soprattutto in rapporto alla lingua italiana, per smontare il mito delle affinità, alimentandolo allo stesso tempo. Non abbiamo tra le mani un manuale di grammatica comparata né un trattato di linguistica. Siamo piuttosto alle prese con una raccolta di racconti, narrazioni raffinate e divertenti, mai banali, che si intersecano tra di loro, seguendo il filo di un’esperienza maturata sul campo, di una profonda conoscenza di entrambe le lingue nonché dei due popoli: «una specie di album fotografico, una galleria degli scorci più significativi che offre lo spagnolo visto dalla prospettiva di un italiano (p. 13).

Forse ciò che è apparentemente semplice non ci invoglia ad investire tempo ed energia per intraprendere un percorso di apprendimento, e con lo spagnolo, qui in Italia, è stato a lungo così.

«Per molto tempo ci siamo affidati a questa affinità di sangue dello spagnolo come scusa per non studiarlo (spesso ricambiati dagli ispanofoni), confidando nel fatto che per cavarcela in una vacanza a Ibiza o in Erasmus a Siviglia fosse più che sufficiente quell’itañol* abborracciato e caricaturale messo insieme a forza di canzonette da spiaggia e cinepanettoni, con tutto il carico di stereotipi – linguistici e non – che questi si portavano dietro» (p. 12).

Con il tempo le cose sono cambiate, ci siamo accorti che lo  spagnolo non è poi così facile e che si tratta di una lingua molto importante, ricchissima, avvincente, con una storia affascinante tanto quanto chi la parla.

Non a caso è la «terza lingua più diffusa del pianeta […] con oltre 500 milioni di parlanti, distribuiti principalmente in America centrale e meridionale, senza dimenticare le numerose comunità ispaniche degli Stati Uniti e, ovviamente, la culla iberica dove tutto è nato. Una lingua che nel Vecchio Continente paga il fatto di non figurare nel terzetto (inglese, tedesco e francese) di quelle utilizzate dalla Commissione Europea nei documenti ufficiali, ma che ciò nonostante è la terza più studiata nella maggior parte dei paesi dell’Unione (Italia compresa), prima del tedesco e in lenta e inesorabile rimonta rispetto al francese» (p. 12).

Dopo queste premesse, ci si addentra in una quantità di aspetti che vanno dalla fonetica alla pronuncia, dal lessico ai proverbi, dall’etimologia ai forestierismi, dalle differenze alle analogie con l’italiano (e davvero tanto altro), illustrati con humor e con estrema precisione. È senz’altro vero che gli iberici sono molto simili a noi e forse per questo la simpatia tra i nostri popoli è quasi immediata. Tralasciare o, peggio ancora, ignorare le inevitabili differenze, sarebbe banale e troppo semplicistico. 

La lingua è un ottimo strumento per misurare distanze, osservare sovrapposizioni, differenze o analogie.  De Benedetti e Pestelli ci aiutano in questo animato labirinto.

«Il ribaltamento di prospettiva, non solo geografica, è esercizio utile per (ri) conoscere la propria identità attraverso il filtro dello sguardo altrui. Ancora più utile è indagare le tracce lasciate nel lessico delle altre lingue per ricavarne una chiave di lettura che ci racconti che cosa siamo stati e che cosa siamo di là dallo specchio che rimanda la nostra stessa immagine» (p. 129).

Ciò che emerge da queste pagine è proprio una lingua feliz: non una lingua felice né una lengua feliz: è qualcosa che solo noi riusciamo a capire veramente, qualcosa in più, che unisce a prescindere, come l’intesa che spesso esiste tra fratelli, fatta di segreti, codici e ammiccamenti. Attenzione, però, amatela pure questa lingua ricca e bella, sfarzosa, spiritosa e talvolta struggente, cadeteci dentro senza paura, ma senza dimenticare che abbiamo a che fare con una sorella nata da una stessa madre, la quale ha semplicemente intrapreso una strada diversa, ni mejor ni peor.

 


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