23 dicembre 2019

Finalmente ti scrivo

Carmen Llera Moravia

Finalmente ti scrivo

Milano, Bompiani, 2019

 

Alla soglia del trentennale della scomparsa di Alberto Moravia, avvenuta il 26 settembre 1990, la sua Casa storica ripropone il “racconto-verità” di Carmen Llera, l’ultima moglie del romanziere e anch’essa scrittrice (Lola e gli altri, Diario dell’assenza, Vita imperfetta). Il libro, la cui prima edizione (2000) suscitò meno interesse letterario che prurigini voyeuristiche per il suo contenuto inspiegabilmente ritenuto scabroso, è un telegrafico taccuino in forma di desultorio poème en prose nel quale l’Autrice trova «finalmente» la forza di rispondere alle molte lettere indirizzatele da Moravia nei dieci anni del loro rapporto:

 

scritte a mano con un pennarello blu o nero

qualcuna a macchina

in carta intestata dell’«Espresso» o di certi alberghi

dove abbiamo soggiornato all’estero

identico inizio e fine

lettere d’amore

tenere o disperate

lucide

intelligenti vitali generose comiche (p. 11).

 

Una convivenza per entrambi turbinosa e devastante: lei, costituzionalmente incontentabile, catafratta in silenzî indecifrabili e continuamente tentata, oltre che dal suicidio, da romantiche fughe e abbandoni nell’illusione di poter vivere «secondo piacere»:

 

eri innamorato

di una donna giovane e inquieta

che cercava di esprimersi o di dare un senso alla

propria esistenza

inutilmente (p. 18);

 

lui — benché soggiogato dall’infatuazione per la compagna, più giovane di ben 46 anni, e morso da lancinanti sospetti d’infedeltà — sempre in cerca di razionalità e di equilibrio:

 

Fuggi, vorrei proprio sapere da dove hai ricavato l’idea che bisogna vivere insieme in una continua alternanza di fughe e ritorni. Fuggi in camera tua e ti chiudi a chiave, fuggi da Aleppo, fuggi scendendo di volata la scala di casa nostra, fuggi per lo stradone al mare, fuggi al telefono mettendo giù il ricevitore in fretta, fuggi piantandomi in asso all’aeroporto perché non faccio la fila, fuggi chiudendoti nel silenzio, fuggi e non so cosa voglia dire questa fuga continua, forse un’affermazione della tua autonomia che non ne ha affatto bisogno, forse una volontà inconscia di mettermi alla prova con una assurdità.

Sì, perché la tua fuga continua è assurda come tutto ciò che è irrazionale, io purtroppo di fronte a questa irrazionalità non riesco che a prendere la parte mortificante della ragione. Ma io non sono razionale sono semplicemente un uomo che ti ama e desidera che quest’amore venga corrisposto.

Non ti pare che sarebbe ora di smettere di fuggire? Ad ogni modo non ascoltarmi e non accontentarmi se non te la senti, la realtà è quella che è e tu sei quella che sei. Finché ti amerò, ti accetterò dunque così, in fuga sulle strade, nelle camere, alla fine magari, dalla mia vita. (pp. 19-20);

 

Io ho settantacinque anni e come sai benissimo mi sento solo se non ci sei. Per parlarci chiaro, oggi faccio l’amore come quando avevo quarant’anni ma non è affatto detto che tra cinque anni sarà così, e tanto meno tra dieci. […] Ci possiamo benissimo unire ancora più di adesso benché la vita coniugale sia la tomba dell’amore, ma io so di certo che tra due quattro o sei anni al massimo non sarò più in grado di darti ciò che la natura ti fa desiderare.

E allora sarà la volta che avrai degli ‘orrendi pensieri’ cioè, mi lascerai. (p. 33).

 

Un’opera dal rispetto critico difficilmente inquadrabile. Si tratta, com’è evidente, di due scritture di pasta sostanzialmente non dissimile: sperando di conquistare il lettore, lei insegue una letterarietà insieme alta e bassa, raffinata e cordiale, scivolando fatalmente nel sentimentalismo più laccato e melenso; lui, completamente annientato dal fascino magnetico della sfuggente moglie giovane, tenta in ogni modo di conservare la propria superiorità intellettuale, ma finisce per regredire al suo livello culturale emulandone le pose e i birignao adolescenziali.

 

Dove va cercato, dunque, il valore dell’opera? Forse nella rivelazione di un Moravia segreto, in balìa di selvaggi istinti e inaudite tentazioni belluine? Si leggano i seguenti lacerti, corrispondenti press’a poco all’intera materia rovente, e si giudichi se meritino davvero una tal qualifica:

 

CARMEN

Appoggiata a un divano bianco con i lunghi capelli sul viso ho sentito il tuo corpo contro il mio

ti sei alzato e sei andato a chiudere a chiave la porta

ero di spalle, girata verso la finestra

guardavo fuori

mentre mi afferravi con mani grandi

e mi prendevi da dietro alla maniera degli animali

— sembri fatta per questo —

l’avevo già sentito —

ero poco consapevole del mio corpo

L’orgasmo è stato veloce, intenso

e mi sono rivestita (pp. 34-35);

 

Nessuna lingua ha saputo darmi tanto piacere, nessuna mano tanto conforto né mai uno sguardo mi ha divertito tanto. (p. 81);

 

MORAVIA

Che pensa colui che ama nel momento in cui sa con perfetta sicurezza che la donna che ama sta con un amante? Moltissime cose psicologiche e morali che però trovano un’espressione concreta in immaginazioni fisiche.

La bocca sulla bocca, le lingue che frugano nelle bocche. Le mani che accarezzano e palpano il seno, le natiche, il ventre, il pube.

Il membro che entra in tutte le cavità femminili: nella bocca nell’ano nella vagina. Il membro e tante altri parti del corpo maschile che vengono leccate, accarezzate, palpate. Il seme maschile che si sparge nelle cavità della donna e si mescola con gli umori femminili.

Insomma, l’intimità corporale. (pp. 47-48).

 

Nulla di più innocente e ordinario. Non saremo quindi tacciati di soverchio rigore riducendo a uno i motivi d’interesse dell’operazione (varata, si badi, per la seconda volta da un editore di vaglia come Bompiani), e cioè al fatto — questo sì, quanto inedito altrettanto inopinato — che i biglietti e le lettere di Moravia sembrano vergati dal più impacciato e psicologicamente problematico dei suoi personaggi. Un dato dal rispetto esegetico niente affatto trascurabile.

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Carmen Llera Moravia, Lola e gli altri, Milano, Bompiani, 1989.

 

Ead., Diario dell’assenza, Milano, Bompiani, 1996.

 

Ead., Vita imperfetta, Milano, Bompiani, 2011.


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