16 aprile 2020

Lo Stilnovo

 

Paolo Rigo

Lo Stilnovo

Firenze, Franco Cesati Editore, 2020

 

Donato Pirovano, Corrado Bologna, Veronica Albi, Irene Iocca, Sebastian Neumeister, Luca Marcozzi, Paolo Borsa, Claudio Giunta, Theodore Silverstein, Simone Tarud Bettini, Natascia Tonelli, Luciano Formisano, Irene Maffia Scariati, Roberto Rea, Paola Nasti, Paolo Borsa, Giorgio Stabile, Luca Marcozzi, Gabriele Baldassari, Stefano Carrai, Antonio Gagliardi, Giuseppe Marrani: sono solo alcuni dei molti critici che nell’ultimo ventennio si sono occupati del movimento detto Stilnovo o Stil nuovo o Dolce stil novo (Purg. XXIV 57), cui si aggiunge ora Paolo Rigo, studioso della poesia delle origini e acuto interprete petrarchesco (Fluctuatio animi. Studio sull’immaginario petrarchesco, Firenze, Franco Cesati Editore, 2018), con questo ricco prontuario, utile tanto allo studente universitario, per gli originali contributi alle questioni critico-storiografiche tuttora in campo e la fitta serie di close reading dei massimi testi poetici, quanto all’appassionato, sia per la limpidezza espositiva congiunta all’efficacia delle argomentazioni sia, soprattutto, per la gran mèsse di dati bio-bibliografici che lo stacca nettamente dagli strumenti divulgativi, pur di calibro, oggi in commercio.

 

Il volume si articola in quattro sezioni. Nella prima si definisce Il concetto: non già pura marca storiografica, ma avanguardia dotata di «concretezza storica, norma e autonomia», che trasformò profondamente, minandole alle radici, le istituzioni poetiche e culturali a cavallo tra i secoli XIII e XIV: «assunta un’espressività chiara, leggera, liquida, e una sintassi ordinata nei loro versi, essi, rispetto alla levitas formale, si distinsero per il canto di temi e argomenti gravi e difficili. […] La mente, ultimo stadio dell’architettura dell’io, trova sfogo nei versi, nella voce, nella scrittura, che può, come nel caso di Guido Cavalcanti, rendere dolenti perfino gli strumenti alla base dell’operazione meccanica».

 

La seconda sezione offre le biografie dettagliate e l’inquadramento critico dei Protagonisti: vere e proprie micromonografie su Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti e Dante. Seguono generose appendici sullo Stilnovo in Petrarca e in Boccaccio; su Gli altri fiorentini (oltre ai precursori, come Noffo Bonaguide e Iacopo Cavalcanti, i «maggiori tra i minori della consorteria poetica fiorentina»: Lapo Gianni, Dino Frescobaldi, Gianni Alfani, Cino da Pistoia) e su Gli autori del post- e tardo Stilnovo, tematicamente e stilisticamente debitori del movimento: Cino Rinuccini, Novello da Polenta, Ventura Monachi, Matteo Correggiaio, Franceschino e Riccardo degli Albizzi, Matteo Frescobaldi (figlio ed emulo di Dino), Sennuccio di Benuccio di Senno del Bene, Niccolò de’ Rossi e Giovanni Quirini, il primo imitatore veneto di Dante.

 

Ai modelli e ai tratti stilistico-retorici è dedicata la terza sezione. L’Autore provvede innanzitutto a sfatare il diffuso pregiudizio secondo cui la “liquidità sintattica” equivarrebbe a vacua ricercatezza: «bisognerà ricordare che il lessico elitario, la regolarità sintattica, la morfologia controllata e ancora il rifiuto del manierismo fine a sé — valore che riguarda anche la retorica […] — sono le caratteristiche che permisero l’espressione di una dulcedo poetica tanto profonda da essere quasi innata». Capitale per la formazione dello Stilnovo, soprattutto dantesco, è senza dubbio l’Ars poetica oraziana («Perfino alcune immagini celebri sembrano essere state originariamente oraziane: il verso cavalcantiano “Amore ha fabricato ciò ch’io limo”, v. 16, di Di vil matera mi conven parlare, sembra quasi una traduzione letterale di “poetarum limae et mora”, Ars poet., v. 291»). Forti echi ovidiani e dell’elegia latina sono ravvisabili non solo in Dante, ma anche in Cavalcanti e in Cino: «Ovidio costituisce un’autorità ideale di sicuro riferimento. Ideale perché se le Metamorfosi erano ben conosciute, non è sicuro che i Remedia appartenessero alla conoscenza scolastica o alla prassi educativa, ma ciò non toglie che il suo nome o la trasmissione indiretta, verificatasi tramite le antologie, di alcuni suoi versi — soprattutto quelli incipitari — potessero comunque consegnargli lo scettro di massimo esempio poetico. Lo stesso Dante nel par. XXV della Vita nova dedicato all’ipostasi di Amore scrive […] che “per Ovidio parla Amore, sì come se fosse persona umana, nel principio del libro c’ha nome Remedio d’Amore”. All’opera curativa dell’eros sembra riferirsi poi Dante da Maiano quando si rivolge all’Alighieri per chiedergli un consiglio amoroso con Amor mi fa sì fedelmente amare (vv. 5-7: “D’Ovidio ciò mi son miso a provare / che disse per lo mal d’Amore guarire, / e ciò ver’ me non val mai che mentire”) […]. Nel passo della Vita nova Ovidio viene riconosciuto come maestro di prosopopea, di allegoria, e in tal senso compare anche nella polemica che vede opposti Guido Cavalcanti e Guido Orlandi. A proposito dell’impossibilità di personificare Amore, quest’ultimo si rivolgeva a Cavalcanti consigliandogli di tornare a leggere proprio il maestro latino (Per troppa sottiglianza il fil si rompe, v. 11, “Ovidio leggi, più di te ne vide”). L’autore di Donna me prega risponderà riproponendo esplicitamente il nome del poeta classico (Di vil matera mi conven parlare, v. 7: “e certe fiate aggiate Ovidio letto”)». Di grande interesse il denso paragrafo finale sull’influenza non meno tematica che formale della cultura testamentaria.

 

L’ultima sezione è riservata ai temi e ai «sottotemi» della “scuola”: la guerra interiore del poeta; l’annientamento d’ogni facoltà; la meccanica dell’imaginatio (dagli occhi al cuore alla mente); il pneuma aristotelico in Dante («l’azione degli spiriti, il loro passaggio da un organo all’altro, la loro funzione impressionistica nella creazione dell’immagine interiore che domina la mente del poeta, proprio alla componente fisiologica pneumatica si rimette»); la centralità dello sguardo; la passio come fulmine; l’apparizione: primo stadio dell’innamoramento.

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0