11 novembre 2020

Sintassi dell’italiano antico II. La prosa del Duecento e del Trecento. La frase semplice

 

AA.VV.

Sintassi dell’italiano antico II. La prosa del Duecento e del Trecento. La frase semplice

a cura di Maurizio Dardano

Roma, Carocci, 2020

 

 

Dei due indirizzi fondamentali della linguistica moderna (il formalismo generativista — per il quale la lingua è un rigido sistema di norme sorde al significato, all’enunciazione e alle variazioni diastratico/diacroniche — e il funzionalismo, che ammette regole non fisse, dipendenti dalla semantica e dal contesto) Maurizio Dardano, ideatore e coordinatore del progetto, privilegia, non si dice quanto opportunamente, il secondo, pur accogliendo non poche suggestioni del primo e più d’un metodo della grammatica tradizionale. Il gruppo di lavoro, composto da diciotto specialisti del settore, analizza in ventiquattro capitoli, con dovizia di prelievi testuali, la struttura della frase semplice nella prosa toscana alta e media, nei volgarizzamenti e nelle scritture pratiche dei secoli XIII e XIV, offrendo raffronti con esempî d’opere poetiche toscane e di prose italoromanze e d’altre varietà romanze, sempre segnando in modo esaustivo — questo il maggior pregio dell’impresa — continuità e discontinuità con l’italiano moderno.

 

Non un aspetto della proposizione antica manca all’appello: la topologia, ossia l’ordine dei costituenti; le funzioni e i costrutti della predicazione; le strutture argomentali; i cosiddetti “verbi supporto”, quali per esempio dare e prendere, che «accompagnandosi a nomi come inizio e decisione formano le costruzioni dare inizio e prendere una decisione, semanticamente equivalenti a iniziare e decidere» (Dardano); i tempi verbali (Fiammetta Papi); le relazioni di accordo (Lorenzo Filipponio); il sistema dei modi verbali e la modalità; le strutture perifrastiche (Gianluca Colella); la negazione (Maria Silvia Rati); caratteristiche e struttura del sintagma nominale (Emiliano Picchiorri); forme, usi e funzioni del sintagma aggettivale, con particolare riguardo all’aggettivo qualificativo-relazionale (Francesco Bianco e Benedetto Giuseppe Russo); l’articolo (Gianluca Lauta); il sistema dei dimostrativi (Emanuele Ventura); i possessivi (Ilde Consales); i quantificatori universali, esistenziali e distributivi (Daniele Baglioni e Davide Basaldella); i pronomi personali e riflessivi (Lorenzo Filipponio e Luca Pesini); i pronomi relativi (Luigi Spagnolo); le proprietà formali, funzionali e sintattiche dei pronomi interrogativi e delle forme esclamative (Yorick Gomez Gane); il sintagma preposizionale (Gianluca Frenguelli); il sintagma avverbiale e le “profrasi”, ovvero gli avverbî, come e no, svolgenti funzione di frase con polarità positiva o negativa (Maria Silvia Rati); i connettivi e i segnali discorsivi (Davide Mastrantonio). A Luca Pesini si devono, inoltre, i due interessantissimi capitoli finali sulla grammaticalizzazione (la trasformazione di unità lessicali in unità morfologiche, uno dei motori principali del mutamento linguistico) e sulle tradizioni discorsive:

 

Negli studi di storia della lingua italiana — così il curatore nella Presentazione — l’adozione di una prospettiva testuale ha rappresentato un progresso rispetto alle analisi sintattiche e stilistiche, perché ha consentito di analizzare le forme presenti in un testo nei loro legami reciproci e in rapporto alla forma complessiva del testo; ha consentito inoltre d’individuare la tipologia del testo confrontandola con le norme, con le tradizioni discorsive e con le codificazioni ‘generiche’ proprie di un determinato periodo storico. Pertanto il fine dell’analisi non consiste soltanto nell’inventario e nella descrizione dei fenomeni, ma anche nella loro interpretazione. Lo studio del testo permette di comprendere il formarsi dei generi letterari e la loro evoluzione. In questo ambito assume rilevanza il fenomeno della ripetizione di un elemento correlato a una funzione pragmatico-discorsiva. Si tratta sia di semplici formule di cortesia, sia di strutture linguistiche complesse, le une e le altre sottoposte al filtro della lingua e della continuità tradizionale.

 

Una sola, marginalissima osservazione su costui possessivo, oggetto d’una ricerca condotta da chi scrive per la rivista «La lingua italiana», diretta dallo stesso Dardano. Nota Emiliano Picchiorri:

 

Non è raro, in toscano e in altre varietà romanze medievali, che il genitivo si presenti senza la preposizione di.

In primo luogo, la preposizione manca in alcune forme pronominali oblique, quando si trovano prima del nome: oltre ai tipi comuni anche in it. mod. (la loro casa), possono esprimere il genitivo anche colui e costui («la colei bellezza ed amore», Volg. Ars amandi, II, 204, p. 880; «la costui maestade», Val. Max. Volg., II, 5, p. 180) [pp. 289-90];

 

cui fa eco Emanuele Ventura:

 

È proprio dell’it. ant. l’uso di colui e costui in posizione interposta tra articolo (o preposizione articolata) e sostantivo, con valore di possessivo (cfr. TLIO, s.v., par. 2):

«Et poy fu avelenato nel sacrificio del calice per uno suo diacano, onde morì. Al costui tempo si cominciò l’ordine Cartusiense (Cron. fior., p. 90);

Finalmente io avendo sempre provato allegro il viso della fortuna, acciò ch’io per desiderio di vivere non sia costretta di vedere tristo il colei volto, voglio morire (Val. Max. volg., II, 1, p. 144);

in quella epistola appare, dove ella dice, che tutte cose divine ed umane pospose al colui amore (Ottimo, Pd IX, p. 232);

E dopo li mandati sospiri, con voce tacita pregai per li coloro beni umilemente gl’iddii (Fiammetta, V, 23, p. 106)» [p. 417].

 

In realtà, costui possessivo — sia introdotto, canonicamente, da articolo (l’attestazione più recente offerta dal Grande Dizionario della Lingua Italiana è nella gaddiana Adalgisa: «I costoro cadaveri avevano preso a vagabondare nel sepolcreto») sia da preposizione semplice (cfr. un esempio continiano risalente al 1970: «a costui firma » ‘per [recante] la firma di costui’) — non è affatto esclusivo dell’italiano antico, ma mostra fino al Novecento inoltrato una non trascurabile vitalità nella produzione scritta di registro elevato (è stato adibito — stando al solo Grande Dizionario della Lingua Italiana ed escludendo Rete e corpora informatici — dai seguenti autori: Giamboni, Dante, Alfani, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Bembo, Chiabrera, Parini, Monti, Foscolo, Manzoni, Leopardi, Tommaseo, Settembrini, De Sanctis, Bacchelli, oltre ai citati Gadda e Contini). Particolarmente significativo un esempio boccacciano (Dec. VIII, 10): «si uscì di casa costei», in cui il pronome è dislocato in clausola anziché precedere come di norma il sostantivo reggente: il che significa che la sequenza prep. + nome + costui, come tuttora avviene per altrui (su altrui richiesta - su richiesta altrui), non è stata estranea al sistema almeno fino a quest’altezza cronologica.

 

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Maurizio Dardano ed., Sintassi dell’italiano antico. La prosa del Duecento e del Trecento. La frase complessa, Roma, Carocci, 2012.

 

Gualberto Alvino, ‘Costui’ possessivo, «La lingua italiana. Storia, strutture, testi», XV, 2019, pp. 227-32.

 

C. E. Gadda, L’Adalgisa, in Id., Opere, ed. diretta da Dante Isella, Milano, Garzanti, 1988-1993, I, Romanzi e racconti I, pp. 509-64.

 

Gianfranco Contini, La letteratura italiana. Otto-Novecento, Firenze, Sansoni, 1971, p. 446.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata