28 dicembre 2020

Semantica della frase

 

Lunella Mereu

Semantica della frase

Roma, Carocci, 2020

 

«Non esiste a tutt’oggi un libro interamente dedicato a come il verbo si leghi semanticamente ai suoi argomenti. Di solito questo tema occupa un capitolo in un volume di sintassi o di semantica. […] Questo lavoro intende pertanto colmare un vuoto nella letteratura linguistica e ha l’obiettivo di presentare allo studente e allo studioso di linguistica quali sono gli ingredienti della struttura argomentale, come questa viene costruita e quali problemi si possono incontrare nel condurre tale tipo di analisi»: così la Premessa al volume, articolato in sei capitoli più un utilissimo riepilogo generale.

 

Nel primo capitolo (la complessità della materia e la densità della trattazione non consentono se non un rapido, parzialissimo excursus) si fissano i concetti base per l’analisi della struttura argomentale dei verbi [i partecipanti alla situazione o all’evento descritto dal predicato, gli elementi nucleari che determinano la valenza del verbo garantendo alla frase (o, più propriamente, all’enunciato, ossia alla frase collocata in un contesto comunicativo) un senso compiuto] e si presentano le relazioni grammaticali nonché i ruoli semantici o tematici (agente, paziente, tema, beneficiario, esperiente, strumentale, locativo…), che rappresentano gli elementi essenziali della sintassi e della semantica frastica.

 

Il secondo capitolo, dedicato all’origine della nozione di struttura argomentale dei verbi o predicati verbali, illustra in sintesi i due primi approcci teorici alla materia: quello valenziale di Lucien Tesnière, di marca prettamente sintattica, e quello chomskiano, interessato anche al rapporto sintassi-semantica. Per il linguista francese il verbo è l’elemento centrale della frase e implica una sorta di dramma o processo cui partecipano gli attori o «attanti»; a tale processo — necessario e irrinunciabile, pena l’inaccettabilità dell’enunciato — possono cooperare elementi circostanziali (circonstants), esprimenti «le circostanze di tempo, di luogo, di modo ecc. nelle quali si svolge il processo»: come l’atomo attrae altri elementi per costruire la molecola, così il verbo esercita la propria attrazione per “saturare” una serie di elementi nominali, gli «attanti», al fine di formare la frase. La teoria della valenza distingue tra verbi avalenti o impersonali (come quelli meteorologici, privi di soggetto e complemento), verbi monovalenti (dormire), verbi bivalenti transitivi (Il ragazzo studia la lezione) e intransitivi (Luca vive a Palermo), trivalenti transitivi, provvisti cioè di un soggetto, un oggetto e un indiretto (Luigi ha inviato una lettera a Laura) e trivalenti intransitivi, perché seguìti da due obliqui (Il docente di storia ha parlato di Napoleone alla classe), e verbi a quattro attanti o tetravalenti (Maria sta traducendo la versione dal greco all’italiano). [Notiamo di volo che si tratta soltanto di una possibilità di saturazione; due soli esempî: dormire può essere o non essere monovalente (Dormo sonni profondi); tradurre può essere assai meno che tetravalente (Luca traduce volentieri)]. Quanto all’analisi della struttura argomentale da parte della Grammatica generativa, «possiamo dire — scrive l’Autrice — che la differenza tra la teoria di Tesnière e quella di Chomsky è dovuta alla differenza di trattamento del soggetto e alla presenza di principi, come il criterio θ [ogni argomento ha un solo ruolo-θ e a ogni ruolo-θ è assegnato un solo argomento], che esplicitano il rapporto tra struttura sintattica e semantica».

 

Nel terzo capitolo si approfondisce la distinzione tra argomenti e circostanziali, o aggiunti, movendo dalla proprietà del verbo di predicare qualcosa circa gli elementi situati nel contesto dell’enunciato, per poi passare alle questioni terminologiche (si ricorre, per argomento e aggiunto, alle definizioni di Dowty, secondo il quale, a livello sintattico, «un aggiunto è un elemento ‘facoltativo’» e un complemento [= argomento] «è un elemento ‘obbligatorio’» e, a livello semantico, «un aggiunto ‘modifica’ il significato della testa, mentre un complemento ‘completa’ il significato della testa», ovvero il verbo all’interno dell’enunciato); agli approcci semantici o di interfaccia di Michele Prandi (che ipotizza due livelli di aggiunti o ruoli ‘marginali’), Robert Van Valin e Randy LaPolla (approccio tipologico-funzionale, basato sul confronto interlinguistico e sull’interazione tra i livelli) e all’approccio funzionale di Simon C. Dik, che propone un modello grammaticale della frase articolato in quattro livelli di organizzazione formale e semantico-pragmatica: «Per riassumere, — così l’Autrice — i satelliti secondo Dik costituiscono “ulteriore informazione facoltativa che riguarda i tratti aggiuntivi dello SoA — states of affairs ‘stato di cose’ — (livello 1), il luogo dello SoA (livello 2), l’atteggiamento del parlante verso o la valutazione del contenuto proposizionale (livello 3) o il tipo di atto linguistico (livello 4)”. […] Dik entra nella distinzione tra aggiunti del primo e del secondo livello, esplicitando che il primo include, tra gli altri, satelliti che esprimono l’orientamento spaziale (direzione, fonte, percorso), mentre il secondo livello include quegli elementi che esprimono le coordinate spazio-temporali genericamente associabili a qualsiasi enunciato». Si conclude che è argomento tutto ciò che caratterizza semanticamente e pragmaticamente l’enunciato, «dietro il quale ci sono dei contesti situazionali specifici».

 

Nel quarto capitolo viene offerta una rassegna degli studî internazionali cui torna il merito d’aver superato la teoria generativista, avente nella sintassi il proprio asse portante, ponendo l’accento sulla funzione comunicativa del linguaggio anziché sui suoi aspetti formali, sulla semantica della parola applicata al verbo e sugli usi effettivi delle realizzazioni argomentali tramite analisi di corpora; fondamentali i contributi di Charles J. Fillmore («gli elementi lessicali devono essere descritti in base al loro significato») e di Beth Levin: «il comportamento di un verbo, particolarmente riguardo all’espressione e interpretazione dei suoi argomenti, è determinato in larga misura dal suo significato».

 

Negli ultimi due capitoli, come approfondimento della sezione teorico-metodologica, si analizzano rispettivamente i verbi di transazione commerciale comprare vendere pagare e verbi di contatto (colpire picchiare toccare) e di cambiamento di stato (rompere e tagliare): «Il quadro delle combinazioni si è qui ampliato a includere non solo molte realizzazioni multiple e alternanze nella diatesi del verbo, ma anche più costruzioni con il si riflessivo che in italiano presentano valori semantici diversi e operazioni orientate verso il Paziente di vario tipo».

 

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Lucien Tesnière, Éléments de syntaxe structurale, Paris, Klincksieck, 1959, p. 102.

 

Noam Chomsky, Aspects of the Theory of Syntax, Cambridge, The MIT Press, 1965 (trad. it. Saggi linguistici, vol. II, Torino, Boringhieri, 1970).

 

David Dowty, A New Approach to English Grammar, on Semantic Principles, Oxford, Oxford University Press, 1991, pp. 33, 87.

 

Simon C. Dik, The Theory of Functional Grammar, vol. I, The Structure of the Clause, ed. by Kees Hengeveld, Berlin-New York, Mouton de Gruyter, 1997.

 

Charles J. Fillmore, The Case for Case, in Emmon Bach-Robert Harms (eds.), Universals in Linguistics Theory, New York, Rinehart & Winston, 1968, pp. 1-88.

 

Beth Levin, English Verb Classes and Alternations: A Preliminary Investigation, Chicago, Chicago University Press, 1993, p. 1.

 


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