01 febbraio 2021

Linguistica italiana

Massimo Palermo

Linguistica italiana

Seconda edizione

Bologna, Il Mulino, 2020

 

 

L’infaticabile Casa bolognese dà fuori la seconda edizione (20151, seguìta da numerose ristampe) d’uno dei più sicuri ed esaurienti prontuarî di linguistica italiana, nella quale si registrano con rara larghezza d’informazione le ultime acquisizioni della disciplina, oltre a emendare le sviste, estendere il novero degli esempî e soprattutto comprimere la quota dei tecnicismi accentuando il tono ammaestrativo e aumentando il tasso figurale; solo qualche esempio:

 

le espressioni idiomatiche […] sono entrate e far parte della fraseologia italiana da molto tempo e poiché hanno una struttura bloccata possono mantenere traccia di parole e strutture ormai scomparse dalla lingua comune: attraverso di esse, come quando osserviamo dei fossili imprigionati nell’ambra, possiamo osservare relitti di parole e regole risalenti a fasi antiche della nostra lingua (p. 108);

 

Il rapporto tra latino e dialetti è dunque un rapporto di filiazione diretta: le forme del fiorentino, del napoletano o del genovese evolvono seguendo strade diverse proprio come diversi emissari dello stesso lago danno luogo a corsi d’acqua autonomi che scorrono seguendo percorsi diversi, senza mischiare reciprocamente le proprie acque (p. 171).

 

Il volume (che tra i molti pregi vanta la più avanzata — e, per l’esercito dei neopuristi che invade la Rete, certamente traumatizzante — illustrazione del “famigerato” congiuntivo: «il grado di certezza/probabilità con cui si presenta l’evento è espresso, più che dal modo, dalla semantica del verbo della principale […]. Il congiuntivo non ha quindi valore modale, ma serve esclusivamente a segnalare la subordinazione», p. 128) si articola in tre parti: la prima, dal titolo Le strutture dell’italiano d’oggi, è suddivisa in quattro capitoli: Testo e sintassi, Lessico, Morfologia, Fonetica e fonologia (più che opportuna la scelta di assegnare priorità assoluta a testualità sintassi e lessico, «chiavi di volta per un pieno sviluppo delle competenze degli italiani del XXI secolo», p. 17). La seconda (Variazione e varietà dell’italiano di ieri e d’oggi) comprende un breve ma denso profilo storico dell’italiano e delle sue varietà (L’italiano nel tempo), la descrizione puntuale delle diverse varietà del repertorio dell’italiano contemporaneo (L’italiano nello spazio sociale e comunicativo) e una rassegna delle varietà caratterizzanti lo spazio linguistico italiano, anche in relazione alla lingua comune (Le varietà nello spazio geografico: dialetti, italiani regionali, minoranze linguistiche); esemplare la distinzione tra lingua e dialetto:

 

Secondo una massima attribuita al linguista Max Weinreich «una lingua è un dialetto con un esercito e una marina». È un’affermazione estrema, che si adatta solo parzialmente alla storia dell’italiano. Il fiorentino è infatti divenuto la varietà comune degli italiani prima di tutto per ragioni di prestigio socioculturale e, se vogliamo proseguire nel paragone, l’esercito e la marina sono stati forniti molto più tardi, e per di più dai piemontesi! Tuttavia, nella sua radicalità, l’affermazione serve a mettere in luce che le differenze tra lingua e dialetto non sono di ordine linguistico ma sociolinguistico, sono in altre parole legate ai rapporti di egemonia o subalternità che si stabiliscono tra le varietà in campo.

 

L’ultima sezione (L’italiano nella società globalizzata) consta di due capitoli: L’italiano nel mondo e Il mondo in Italia: «Vi si analizzano i rapporti intessuti nel tempo dall’italiano e dagli italiani con altre lingue e culture, nella duplice prospettiva della diffusione storica dell’italiano fuori dai confini nazionali e, specularmente, dei riflessi linguistici della recente immigrazione sul panorama e gli usi linguistici della nazione» (pp. 17-18).

 

Qualche rapida, marginalissima osservazione che potrebbe tornare utile nel caso di una terza edizione. Nell’ordine:

 

47: «Vivere, originariamente usato solo intransitivamente o transitivamente ma solo con l’oggetto interno (vivere una vita meravigliosa), ha conosciuto una progressiva modificazione del significato e della costruzione, che ha portato dapprima all’uso transitivo nel senso di ‘trascorrere’ (vivere un anno, un periodo, una stagione)»: aggiungeremmo un’ulteriore accezione, sempre più largamente adibita: quella di ‘frequentare’, ‘trattare’, ‘conoscere nell’intimo’: Ultimamente ci stiamo vivendo male, Prima di sposarci dobbiamo viverci;

 

68: «La virgola non può essere usata per separare i costituenti del nucleo: il soggetto dal predicato […]»: salvo quando la virgola isola e pone in evidenza il tema, talora attuando una segmentazione prosodica o una mise en relief stilistica; il modulo è presente in numerosi autori, tra cui Manzoni: «Renzo, s’incamminò con la sua pace», «Agnese, s’era affacciata invano», «Voi, mi fate del bene, a venir qui» (‘Quanto ad Agnese…’, ‘Quanto a voi…’);

 

122: «Tale semplificazione paradigmatica [la tendenza, nell’uso, all’impiego delle forme complemento anziché delle forme soggetto] interessa in primo luogo le terze persone (lui, lei, loro in luogo di egli, ella, essi / esse)»: benissimo per ella, ma essi è ancora di gran lunga preferito nelle scritture sorvegliate; non è, d’altronde, chi non ricorrerebbe a essi invece che a loro in frasi del tipo Nel breve periodo dell’esilio licenziò tre opere, anch’esse di contenuto politico;

 

154: «fa’, va’ e sta’ producono raddoppiamento a Roma ma non a Firenze […]; da e dove producono raddoppiamento a Firenze ma non a Roma»: preciseremmo che da produce raddoppiamento fonosintattico anche in bocca romana quando segue parola iniziante con affricata palatale sonora o con occlusiva bilabiale sonora: Da Ggiorgio, Da Bbruno.

 

Infine, tra gli esempî di risalita verso lo standard di tratti substandard, non mancheremmo di segnalare il tipo sintattico — sempre più diffuso nella produzione orale non meno che in quella scritta — Una delle cose che funziona, ovvero la concordanza del verbo di una relativa dipendente da un complemento partitivo non con questo ma col soggetto: «Alberto Zangrillo […] è uno dei medici che in questi mesi di pandemia polarizza il dibattito pubblico con le sue affermazioni sul coronavirus» («la Repubblica», 20 dicembre 2020).

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Gianfranco Contini-Antonio Pizzuto, Coup de foudre. Lettere (1963-1976), a cura di Gualberto Alvino, Firenze, Polistampa, 2000, pp. 12-13.

 

Gualberto Alvino, Accordi a (non)senso, «Studi linguistici italiani», XXXIX (XVIII della III serie), 2013, fasc. II, pp. 270-77.


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