02 aprile 2021

Insegnare l’italiano scritto. Idee e modelli per la didattica nelle scuole superiori

 

Daniele D’Aguanno

Insegnare l’italiano scritto. Idee e modelli per la didattica nelle scuole superiori

Roma, Carocci, 2019

 

L’insegnamento della scrittura a scuola è caratterizzato da un paradosso: da un lato, si riconosce la fondamentale importanza dell’insegnare a padroneggiare con sicurezza il mezzo scritto quale indice di maturazione della personalità dello studente; dall’altro, nelle pratiche scolastiche tradizionali, l’abilità di scrittura è appresa solo implicitamente, in momenti temporalmente molto circoscritti rispetto ad altri settori di studio e attività. Soltanto gli insegnanti più formati e consapevoli realizzano una didattica esplicita della scrittura che assume le forme di un vero e proprio “curricolo”.

 

In molti casi, la prassi scolastica di insegnamento della composizione scritta sembra rimasta impermeabile alla grande messe di studi teorici – si pensi, per limitarsi a un esempio, ai risultati raggiunti dalla psicologia della scrittura negli ultimi decenni del secolo scorso – e di applicazioni concrete, con un’ampia produzione di manuali di scrittura legati principalmente all’università e al contesto professionale, i cui stimoli solo raramente sono entrati nella pratiche scolastiche (ad esempio, in fascicoli dedicati alla scrittura allegati alle grammatiche scolastiche, spesso ignorati).

 

Il libro di Daniele D’Aguanno, Insegnare l’italiano scritto. Idee e modelli per la didattica nelle scuole superiori (Roma, Carocci, 2019), ha il merito di dare una risposta concreta a tutti quegli insegnanti desiderosi di rimettere in discussione prassi consolidate di scrittura a scuola. Come recita il sottotitolo, questo libro è pensato esplicitamente per la «didattica nelle scuole superiori», con il pregio di tenere assieme aspetti teorici, filtrati e trasformati in spunti di lavoro, e proposte didattiche, che risultano così inserite in un percorso strutturato e solidamente appoggiato a studi di linguistica educativa e psicologia dell’apprendimento.

 

Prima di tracciare un percorso e fornire esempi, nell’Introduzione l’autore mira a sgombrare il campo da possibili equivoci, innanzitutto “smontando” con solide argomentazioni l’etnocentrismo delle persone colte, che talvolta guardano con sufficienza proposte organiche di insegnamento della scrittura teoricamente e pedagogicamente fondate, fidandosi del fatto «che hanno imparato a padroneggiare l’uso scritto senza l’aiuto di una didattica esplicita e intenzionale» (p. 9). Inoltre, si rende necessario andare oltre i metodi di lavoro tipici della tradizione scolastica, incentrati sulla valutazione sommativa, per lasciare spazio a una valutazione formativa ricca di stimoli utili a migliorare progressivamente.

 

Facendo tesoro di molti studi precedenti (basti citare, fra i molti studiosi richiamati nel libro, i lavori del compianto Adriano Colombo), l’autore nel primo capitolo cerca di ricondurre a sette punti le riflessioni sulle buone pratiche di didattica della scrittura, valide per creare le condizioni per un insegnamento efficace e duraturo.

 

In un continuo dialogo tra teoria e pratica, tra studi teorici e applicazioni didattiche, si evidenzia il rapporto tra memoria di lavoro e pratica di scrittura, riconnettendo il lavoro concreto in classe con la riflessione teorica sulle fasi dello sviluppo della scrittura di Ronald T. Kellog. L’obiettivo è rendere familiari i compiti di scrittura attraverso una pratica costante, in cui la scrittura trovi uno spazio quotidiano e non solo sporadico, come nei periodici compiti in classe della tradizione scolastica.

 

Un altro suggerimento importante è quello di coltivare la scrittura in rapporto con la lettura guidata di modelli. Questi non devono limitarsi ai testi esemplari affrontati nel programma di letteratura, ma risultare alla portata dello sviluppo cognitivo degli studenti e fornire uno spaccato della realtà comunicativa. Se la tradizione talvolta si esauriva nella “contemplazione” estetica del buon modello, una didattica efficace trae spunto anche dall’osservazione e dalla discussione di inadeguatezze di “cattivi” modelli, che possono rappresentare un’importante opportunità di riflessione metacognitiva anche sui propri errori e sulle proprie inadeguatezze. Il ricorso a modelli non va inoltre inteso solo come osservazione del prodotto di scrittura, ma anche del suo processo: la lettura diventa così efficace per imparare a scrivere, trasformandosi in un mezzo per entrare nei meccanismi di redazione.

 

Altri spunti riguardano l’educare a muoversi tra strategie di scrittura diverse, il variare le istruzioni di scrittura e i generi testuali che si frequentano attraverso specifici compiti che portino a familiarizzare con una pluralità di generi testuali: una varietà di approcci e modelli che si distacca dalla tradizione scolastica, incentrata sull’unico genere del “tema”, svincolato dalla realtà comunicativa.

 

Il punto di arrivo è configurare un curricolo di scrittura “a spirale”, che consenta di ritornare su compiti diversi a livelli di complessità crescente, in una gradualità che rispecchia e asseconda lo sviluppo progressivo delle competenze cognitive e linguistiche dello studente. L’autore fornisce esempi molto concreti di queste possibilità, appoggiandosi all’esperienza maturata in glottodidattica. In quest’ottica, nel rinnovamento della didattica della scrittura assume un ruolo centrale la valutazione, che deve essere principalmente formativa e con un’enfasi sulle prassi correttorie, caratterizzate dal «correggere dapprima senza registro e con flessibilità» (p. 63), in modo da non mortificare gli sforzi di chi sta faticosamente conquistando la padronanza del mezzo scritto.

 

Un altro concetto fondamentale è quello della motivazione alla scrittura. Sulla base delle migliori ricerche di psicologia della scrittura, l’autore offre concreti spunti per motivare gli studenti allo scrivere, evidenziandone il valore comunicativo e l’utilità anche rispetto a esigenze pratiche realistiche e non meramente fittizie, con attività che rappresentino delle sfide per gli studenti. Per questo è cruciale pensare con attenzione ai compiti da assegnare, in modo che si arrivi a redigere testi autenticamente inseriti nel processo di comunicazione e non legati soltanto alla finzione didattica, che porta a scrivere unicamente per l’insegnante e con l’unica motivazione di ottenere un buon voto.

 

Dopo queste raccomandazioni che delineano la strada, il secondo capitolo, quello più denso e centrale rispetto alla proposta del volume, è dedicato a concreti compiti di scrittura, con il proposito di fornire «idee, modelli e correzioni formative», come esplicita il sottotitolo del libro. L’idea di fondo è quella di una didattica per generi testuali, con compiti esemplificati su produzioni reali di studenti commentate dal punto di vista della coerenza, della coesione e della correttezza, con l’obiettivo di mettere in luce non solo i difetti (come nella tradizione scolastica, in cui la correzione si riduce alla “caccia” e alla sanzione degli errori commessi), ma anche i pregi, i guizzi ideali che possono provenire anche dalla penna di un adolescente nel pieno del suo apprendistato alla comunicazione scritta.

 

Ricchissima risulta la messe di esempi forniti dall’autore per mostrare la varietà di realizzazione di compiti possibili attraverso l’esplorazione di differenti generi testuali. Per ogni proposta di compito l’autore fornisce una serie di osservazioni tese a fornire esempi concreti di analisi dei testi prodotti dagli studenti nell’ottica formativa di trarre informazioni utili a migliorare le competenze. Si mettono in evidenza innanzitutto gli aspetti positivi, le «scelte felici (…) esempi di tutto ciò che è possibile elogiare, anche in prove a prima vista molto difettose» (p. 83), in un’ottica motivazionale. Solo in un secondo momento potranno arrivare osservazioni tese a mettere in evidenza i problemi relativi ai diversi piani linguistici, attraverso una serie di simboli convenzionali che possono rappresentare un modello di metodo di lavoro in classe.

 

L’esplorazione dei testi messi in campo va dal tipo narrativo, ad esempio attraverso la tecnica del film retelling, al tipo regolativo, con compiti di redazione di istruzioni, a proposte di testi espositivi, sia legati agli usi comunicativi reali, come l’e-mail formale, sia vicini all’esperienza scolastica, come la recensione, il resoconto e la relazione su temi di studio o a partire da fonti come grafici e tabelle, utile per avviare alla scrittura per scopi accademici, fino ad arrivare a testi più complessi, come articoli o saggi basati su più fonti testuali, utili per preparare alla prova scritta dell’Esame di Stato.

 

Solo nell’ultima parte del volume, con il terzo e ultimo capitolo, l’autore traccia un legame esplicito tra didattica e conoscenze linguistiche, mostrando esempi di attività che scendono nello specifico del lessico, della sintassi e della testualità. Tutto ciò si pone in rapporto con le capacità di revisionare i propri testi, che si possono esercitare e perfezionare attraverso attività specifiche che collegano piani diversi della lingua e differenti abilità, come ad esempio esercizi che aiutino a organizzare il lessico accademico per funzioni comunicative, di combinazione sintattica o su coesivi testuali che simulano ciò che avviene durante la revisione di un testo. Le attività proposte o suggerite mostrano utilmente la connessione – che a volte la scuola tende a dare per scontata – tra uno studio esplicito della grammatica opportunamente impostato e lo sviluppo della competenza di scrittura. Oltre ai molti esempi presentati nel volume, un’Appendice online propone ulteriori esempi di compiti e materiale utile per la didattica.

 

L’auspicio è che il mondo della scuola sappia far tesoro di questo volume, portandolo nel concreto dell’esperienza didattica quotidiana. Al termine della lettura si può forse trasformare in convinta affermazione un interrogativo che l’autore pone ai lettori all’inizio del libro: la scuola deve essere consapevole che «l’attenzione alla scrittura» rappresenta «uno dei riflessi più forti dell’alto valore che si dà alla propria cultura e alla partecipazione consapevole alla vita civile della propria comunità linguistica» (p. 22).


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