07 giugno 2021

Accendipensieri

Sabrina D’Alessandro

Accendipensieri

Milano, Rizzoli, 2021

 

 

L’editoria per ragazzi è sempre più attenta ai temi linguistici e all’interesse innato dei bambini per i giochi verbali. Sull’inesausta scia rodariana, l’acquisizione ludica non solo del lessico, ma dei meccanismi stessi di coniazione delle parole è una frontiera battuta con successo e gusto da autori, editori e (piccoli) lettori e si rivela mezzo importante per stimolare, già in un’età molto precoce, un uso ricco, consapevole, creativo e diversificato della propria lingua madre.

Sabrina D’Alessandro, studiosa che coniuga l’attenzione per le arti visive con quella per il linguaggio, ha consegnato alle pagine di Accendipensieri (Rizzoli, 2021) le sue esperienze ludolingusitiche laboratoriali con le classi di scuola primaria.

 

Già autrice sempre per Rizzoli di Il libro delle parole altrimenti smarrite, la D’Alessandro, da un lato, invita i bambini a riscoprire parole antiche – 30 per la precisione – e, sull’onda della loro fascinazione, a coniare termini nuovi, succulenti per suono e significato quanto gli antichi. Un gioco che ha avuto una vera e propria formalizzazione nel 2009, con la fondazione dell’URPS, Ufficio resurrezione parole smarrite. Parole piuttosto rare nell’uso, a volte del tutto dimenticate, che trovano nuova vita grazie a libri, ma anche a rielaborazioni artistiche, come video, disegni, installazioni. Tra i vari organi che compongono l’Ufficio, ci sono il Dipartimento Rinascita Psicovocale, che si occupa di cantare e di mettere in scena le parole per dare loro espressione e sonorità, la Divisione Mutoparlante, che si occupa dell’espressione non verbale e, ancora, il Dipartimento Applicazioni Editoriali, che resuscita parole divulgandole attraverso libri e giornali, e infine l’Area Personificazioni che s’impegna a far rinascere le parole associandole a persone in carne e ossa attraverso ritratti della personalità.

 

Anima dell’Ufficio, con tanto di organigramma, sono i giovanissimi funzionari del Dipartimento Parole Imparavolate, la sezione dell’URPS dedicata appunto ai bambini. Ai circa ottanta alunni coinvolti nei laboratori a scuola o nei musei, si sono aggiunti quelli raggiunti, tramite genitori, nonni, zii, dalla rubrica omonima pubblicata sulla Domenica del Sole24Ore tra il 2016 e il 2017 a cura di Armando Massarenti. Proprio Massarenti, nella postfazione del volume della D’Alessandro, rileva come queste esplorazioni giocose del mondo delle parole abbiano, nella loro leggerezza e piacevolezza, un compito altissimo: attraverso l’esercizio dell’immaginazione, far scoprire, o riscoprire, l’importanza di nominare cose, azioni, persone con il nome giusto.

 

Il primo capitolo di Accendipensieri, Cosa sono le parole, si può considerare una sorta di prontuario di lessicologia di base per i bambini, che offre dati numerici – sempre graditi al senso del mirabolante tipico dei piccoli lettori – e anche una semplice e chiara descrizione del processo vitale di ogni parola, dal momento in cui viene coniata a quello in cui può persino morire.

 

Seguono i capitoli dedicati alle parole da rispolverare e a quelle da inventare, magari prefigurandosi un successo pubblico, se non ufficiale, come accaduto all’ormai celeberrimo petaloso, almeno informale e sotterraneo, come quello di tante espressioni del lessico giovanile.

 

Tra le parole antiche, la D’Alessandro propone lemmi di vario registro e provenienza regionale e di ambito settoriale, da sesquipedale a coticone, da ciuffola a torotella, sempre preannunciati da brevi frasi suggeritive che ne introducono il significato. La scoperta di queste parole, definite “occhialute” per la loro capacità plastica di rappresentare ciò che designano, di rendere quasi tangibili alcune percezioni ed esperienze umane, può, in effetti, essere utile anche sul fronte dell’addestramento al concetto di varietà linguistica, alla possibilità di attingere a una tavolozza di colori molto più ampia di quella prospettata dalla tradizionale rigidità scolastica in tema di produzione linguistica.

 

Per le parole nuove, l’artista invita invece i bambini a sfruttare in particolare le grandi possibilità combinatorie dei nomi composti: ecco così l’accendipensieri usato per il titolo, ma anche molte espressioni che attingono solo al fantastico, senza agganci con il reale, come lo spreminuvole (arnese per spremere le nuvole per far piovere) o il pararazzi. Non si tratta di facezie insensate: intanto sono spesso figure poetiche, ma sono anche vettori di pensiero aperto. Normalmente gli uomini sono sollecitati a creare parole nuove quando si trovino davanti a referenti nuovi, il reale precede l’espressione linguistica chiamata a designarlo, ma sovvertire il procedimento è un modo, proprio della Fantastica, per dirla con Rodari, di instillare nei bambini il pensiero fecondo e costruttivo che sempre si possono ipotizzare cose innovative e originali, strade alternative, visioni diverse che plasmino di continuo un mondo migliore.

 

Per questo i disegni che corredano il volume, realizzati dai bambini stessi, sono parte fondamentale del progetto: restituiscono per ogni significante il referente del segno linguistico, l’oggetto reale extralinguistico immaginato. Uno dei principi fondamentali del lavoro complessivo della D’Alessandro, infatti, è quello di “oggettificare per ricordare”: le parole sono trasformate appunto in disegni, sculture e installazioni in modo da conferire loro un ingombro spaziale e dunque, automaticamente, farle esistere nel concreto. Un vero e proprio esperimento d’ingegneria linguistica: pensare, studiare, progettare, creare, realizzare, a partire anche da tecniche ben precise e da buoni esempi del passato, in un processo integrato a partire dalla parola, ciò che immaginiamo ci consenta una vita mai banale, più confortevole, in qualche modo prodigiosa.

 

 

 

 

 

 


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